Avv. Andrea Florio

Avv. Andrea Florio Studio legale con sede a Messina. Diritto civile e penale. Investigazioni difensive. Domiciliazioni in Roma, Milano, Sicilia e Calabria.

Riservatezza, professionalità e competenze aggiornate ad ogni novità legislativa e giurisprudenziale di una società in evoluzione continua. Assistenza specializzata giudiziale e stragiudiziale in materia di obbligazioni, risarcimento danni, responsabilità medica.

18/06/2026

MANIPOLARE I FIGLI È LA PEGGIORE FORMA DI VIOLENZA E BISOGNA PUNIRE ANCHE “LEGALI” E CONSULENTI INFEDELI

Editoriale dell’Avv. Angelo Pisani

Fondatore Team Antiviolenza 1523.it

Esistono violenze che lasciano lividi sul corpo e violenze ancora più crudeli che lasciano ferite nell’anima. Tra queste ultime vi è certamente la manipolazione dei figli contro un genitore.

La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 20033 del 15 giugno 2026 rappresenta una svolta importante e restituisce dignità a migliaia di padri, madri e soprattutto bambini che ogni giorno vengono trascinati nelle guerre degli adulti.

Per troppo tempo abbiamo assistito a storie drammatiche nelle quali il minore è stato trasformato in un’arma, in uno strumento di vendetta, in un mezzo per colpire l’ex partner. Bambini privati della serenità, costretti a scegliere tra mamma e papà, educati all’odio anziché all’amore, alla contrapposizione anziché all’equilibrio.

La Cassazione afferma finalmente un principio di civiltà giuridica: il rifiuto espresso da un figlio verso un genitore non può essere automaticamente considerato autentico e decisivo. Il giudice deve comprendere se quella volontà sia realmente libera oppure il risultato di condizionamenti, manipolazioni, pressioni psicologiche e dinamiche familiari patologiche.

È una pronuncia che tutela prima di tutto i minori.

Un bambino non nasce per odiare suo padre o sua madre. Quando ciò accade occorre interrogarsi sulle cause profonde e sulle responsabilità di chi alimenta il conflitto.

Troppo spesso abbiamo visto genitori trasformare i figli in alleati di guerra. Troppo spesso abbiamo assistito a campagne di demonizzazione dell’altro genitore. Troppo spesso abbiamo visto consulenti e professionisti dimenticare il proprio ruolo etico per sposare strategie processuali fondate sulla distruzione della figura genitoriale avversaria.

Chi manipola un figlio commette una gravissima violenza psicologica.

Chi alimenta questa manipolazione, anche professionalmente, tradisce la propria funzione sociale.

La bigenitorialità non è un favore concesso ai genitori ma un diritto fondamentale dei figli.

Per questo accogliamo con soddisfazione la decisione della Suprema Corte che ribadisce come l’affidamento esclusivo debba rappresentare un’eccezione e non la regola, e che il rapporto con entrambi i genitori costituisce un valore da preservare e difendere.

Come Team 1523.it continueremo a combattere ogni forma di violenza familiare, senza distinzioni ideologiche, perché la violenza non ha sesso e i bambini non sono proprietà di nessuno.

Occorre una nuova stagione di responsabilità.

Occorre punire severamente chi utilizza i figli come strumenti di ricatto emotivo.

Occorre vigilare affinché nessun professionista possa contribuire a creare false rappresentazioni della realtà sacrificando l’interesse del minore sull’altare di interessi economici, ideologici o processuali.

I figli non sono trofei.

I figli non sono armi.

I figli sono persone da amare, proteggere e rispettare.

Ed è finalmente arrivato il momento che la giustizia lo ricordi a tutti.

02/06/2026

DIARIO DI CELLA 60. OLTRE OGNI LIMITE: L’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA VUOLE ANNULLARE LO SCONTO DI PENA DATO AD ALEMANNO PER LA DETENZIONE IN CONDIZIONI DEGRADANTI. UN RICORSO DI 10 PAGINE PER AUMENTARE LA SUA PENA DI 7 GIORNI.
NOI LANCIAMO L’OPERAZIONE “METRO IN CELLA” AFFINCHÉ PARLAMENTARI E GARANTI VENGANO DI PERSONA A MISURARE LE CELLE.
Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell’Ordinamento.

Rebibbia, 31 maggio 2026 – 513° giorno di carcere.
Pensavamo di averle viste tutte, ma a Rebibbia (e temiamo anche nelle altre carceri) l’Amministrazione penitenziaria non finirà mai di stupirci.

Come vi avevamo raccontato, grazie ad un reclamo ex art. 35 o.p. (quello che concede uno sconto pena del 10% in caso di detenzione in condizioni “inumane e degradanti”) Gianni aveva ottenuto dal magistrato di sorveglianza lo sconto di 39 giorni di pena. L’avv. Albertario (difensore di Gianni) aveva deciso di ricorrere in appello contro questa decisione, perché dal computo dei giorni di detenzione in condizioni degradanti erano state cancellati tutti i periodi in cui nella cella di Alemanno erano presenti meno di 6 detenuti. Questa controversia nasce dal fatto che l’Amministrazione Penitenziaria diffonde numeri sullo spazio disponibile nelle celle decisamente sovradimensionati, per cui, se nelle celle multiple ci sono meno di 6 detenuti, lo spazio disponibile per ogni persona sarebbe superiore ai 3 metri quadri (lo standard minimo).

Insomma da questa vicenda e da quella analoga di Fabio, che si è visto tagliare solo 11 giorni su 18 anni di detenzione, noi abbiamo tratto lo spunto per aprire una grande vertenza per accertare realmente le dimensione delle celle a Rebibbia e nelle altre carceri. Correggendo questi errori sistematici dell’Amministrazione Penitenziaria si può ridurre fortemente il sovraffollamento carcerario, perché sono alcune migliaia le persone detenute che potrebbero uscire dalle carceri semplicemente applicando correttamente l’art. 35 ter o.p.

Pensavamo in questo modo di ve**re in soccorso di un Governo che non sa che pesci prendere di fronte ad un sovraffollamento che sta superando il 140%. E invece?

Invece abbiamo scoperto che anche l’Amministrazione Penitenziaria ha fatto ricorso contro il taglio di 39 giorni della pena di Alemanno, perché vuole che questo sconto pena venga annullato, in tutto o in parte. Perché? Perché, secondo loro, il magistrato non doveva tagliare i giorni in cui Gianni è stato in cella con 6 persone per un periodo consecutivo inferiore ai 15 giorni. Insomma per avere le “condizioni inumane e degradanti” non solo bisogna stare in cella uno sopra l’altro, ma bisogna starci anche per un periodo abbastanza lungo. Altrimenti forse uno ci si diverte pure, come quando da bambini ci mettevano per una notte a dormire tutti assieme con i nostri amici, accampati in dieci in una stanza e magari alla fine si faceva pure a “cuscinate”. In fondo, il Ministro Nordio non ha detto che il sovraffollamento aiuta a preve**re i suicidi in carcere? Insomma “tutti insieme appassionatamente”, soprattutto adesso che sta per arrivare l’estate e nelle celle si comincia allegramente a soffocare....

Non basta: il solerte estensore del ricorso dell’Amministrazione Penitenziaria ha scoperto pure che il magistrato aveva sbagliato a fare i calcoli, conteggiando 385 giorni di detenzione in 6 persone quando invece si tratta solo di 384 giorni! Quindi, con l’arrotondamento del 10%, ad Alemanno spettano al massimo 38 giorni di sconto pena e non i 39 giorni concessi dal magistrato.

Lo vediamo questo astuto e inflessibile dirigente dell’Amministrazione che calcola con il pallottoliere i giorni di detenzione di Alemanno, contestando, come ha fatto, anche i semplici refusi presenti nell’ordinanza del magistrato. E poi uno si chiede perché nelle carceri italiane non funziona nulla.

Insomma, 10 pagine di ricorso per aumentare la pena di Alemanno al massimo di 7 giorni. Perché dovete sapere che Gianni può stare in cella al massimo fino al 30 giugno, dopodiché subentrano il taglio dei giorni di detenzione per buona condotta (45 giorni ogni 6 mesi).

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse il rischio che analoghi criteri vengano usati anche per le tante persone detenute che in questi giorni stanno facendo il reclamo per ottenere l’applicazione dell’art. 35 ter o.p., contribuendo così ad aumentare il sovraffollamento, invece che cercare di farlo diminuire.

Oppure, non ci può non essere un altro sospetto. Fino ad ora non abbiamo notizia di nessun altro ricorso dell’Amministrazione penitenziaria per l’applicazione dell’art. 35 ter, se non quello fatto contro Alemanno... Anche un altro suo compagno di cella ha avuto più o meno gli stessi sconti di pena, ma contro di lui non è stato avanzato nessun ricorso ...

Come andrà a finire lo sapremo il 10 giugno quando il Tribunale di sorveglianza di Roma deciderà, probabilmente senza aver fatto nessuna verifica sulla sua cella, quando Gianni dovrà uscire dal carcere. Un giorno che a questo punto può variare dal 23 al 30 giugno.

A questo punto pensiamo che l’unica cosa seria da fare è UN ACCERTAMENTO TECNICO E OGGETTIVO SULLE DIMENSIONI DELLE CELLE, SCOMPUTANDO LO SPAZIO OCCUPATO DA TUTTO IL MOBILIO FISSO. Visto che questo accertamento non si riesce ad ottenere, né dai magistrati di sorveglianza, né dall’Amministrazione penitenziaria, abbiamo lanciato l’OPERAZIONE “METRO IN CELLA”, chiedendo a tutte le autorità che possono fare ispezioni nelle celle (parlamentari, garanti, CSM,...) di ve**re in carcere con il metro in mano (esistono anche quelli laser) a fare delle misurazioni sul campo.

Contro il sovraffollamento non si sono voluti approvare né indulti né amnistie, non si è voluta fare neanche la liberazione anticipata speciale legata alla buona condotta, proposta da Giachetti e La Russa, tutte le promesse del Governo sono risultate infondate, ma almeno due misurazioni da asilo infantile le vogliamo fare? Magari con l’aiuto dello stesso dirigente con il pallottoliere che ha fatto il ricorso contro Alemanno...

Ultima notazione: Antonio Russo, la persona detenuta di 88 anni che ha avuto la grazia parziale dal Presidente Mattarella, sta ancora in carcere. A differenza di Nicole Minetti, ma non solo. Sabato sera Fabio ha notato nella trasmissione di Massimo Gramellini la presenza dello scafista Alaa F***j (di nazionalità tunisina, se non sbagliamo) graziato parzialmente dal Presidente della Repubblica, a fronte di una pena di 30 anni scontata in carcere solo per un terzo. Questo scafista, sostenuto anche dal Presidente emerito della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky, è già in libertà e viene intervistato nelle trasmissioni televisive per rivendicare la sua innocenza. Lui libero, come la Minetti, Antonio Russo ancora in carcere a marcire, nel vero senso della parola. Perché?

Gianni Alemanno e Fabio Falbo

29/05/2026

La Camera dei Deputati ha approvato, in prima lettura e all’unanimità, la proposta di legge costituzionale che introduce nell’articolo 24 della Costituzione un riferimento alla tutela delle vittime di reato, accanto al principio secondo cui la difesa è diritto inviolabile.

Una riforma al tempo stesso superflua e pericolosa.

Superflua, perché la tutela delle vittime è già garantita dai principi costituzionali e dalla stessa funzione dello Stato.
Pericolosa, perché inserire il concetto di “vittima” nella norma che tutela il diritto di difesa rischia di alterare l’equilibrio del processo penale e di indebolire la presunzione d’innocenza.

Processo e garanzie nascono proprio per sottrarre la giustizia alla pressione emotiva e alla logica punitiva. Se uno entra nel processo come vittima, il rischio è che un altro vi entri già come colpevole.

Questa riforma rappresenta un ulteriore passo verso un modello di giustizia sempre più emotivo e vittimocentrico, sempre più distante dalla tradizione liberale dello Stato di diritto.

13/04/2026

Posti di blocco lungo le principali arterie della provincia di Messina

Un incarico che non potrei accettare :(
13/04/2026

Un incarico che non potrei accettare :(

All'1 di notte erano nella centralissima piazza Felice Palma, a Massa, a lanciare bottiglie di vetro contro un negozio per puro...

13/04/2026

La sentenza lo scorso gennaio, caduta l'aggravante di minorata difesa dei consumatori (ANSA)

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