Avv. Tina Manca

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22/01/2026

Lei è Emily Wilson. Nel 2017 è stata la prima donna a tradurre l’Odissea in inglese, dopo quattro secoli di traduzioni maschili. Da noi era già successo (Rosa Calzecchi Onesti nel 1963). Ma mai nel mondo anglosassone. E mai così.
Chi legge il suo lavoro nota subito qualcosa.
A partire dall’incipit, la parola che Omero usa per descrivere Odisseo: “politropos”.
Ogni traduttore finora l’aveva tradotto in senso eroico: “pieno di risorse”, “versatile”. Emily Wilson traduce così: “complicato, contorto”.
Una sola parola e l’intero eroe si trasforma.
non è più solo intelligente, è anche altro.
Omero l’ha scritto 2.800 anni fa.
I traduttori hanno sempre ammorbidito.
Emily si è chiesta: chissà cos’altro hanno modificato? La risposta è altamente simbolica: quasi tutto quello che riguarda le donne.
Lui se ne va per 20 anni. I pretendenti invadono la sua casa. Le ancelle di casa, considerate proprietà senza diritti, sono costrette a rapporti sessuali. Quando lui ritorna le impicca.
Omero ha usato una parola greca che Emily traduce “schiave”, proprietà umana che non può rifiutare nulla.
George Chapman, nel 1614, aveva tradotto “donne sleali”. Alexander Pope, nel 1725, “colpevoli”. Robert Fitzgerald, nel 1961, “donne che hanno fatto l’amore con i pretendenti”.
L’hanno fatta sembrare una scelta.
Ecco perché meritavano la morte.
Anche Penelope e Calipso sono diverse da come le abbiamo sempre lette.
In più lei usa un inglese chiaro, leggibile. Nessuna enfasi “epica” artificiale.
Quando la sua traduzione è stata pubblicata, è diventata un bestseller. L’hanno definita rivelatoria, essenziale. E a chi l’ha criticata Wilson ha risposto: “leggete il greco. Ogni singola scelta arriva dalla lingua originale di Omero”.
Lei non ha aggiunto nulla.
Ha solo eliminato quattro secoli di pregiudizi.
Con la sua traduzione si scopre che l’Odissea è più interessante, più complessa, più critica riguardo al potere e alla violenza di quanto non sapessimo.
Non perché Emily Wilson ha aggiunto qualcosa.
Ma perché ha tolto quel che non c’era.

04/01/2025

Lo sentite il rumore di qualcosa che si sgretola?
L’onda non si ferma.
Si allunga, in Francia, la lista dei processi per abusi e violenze sessuali nel mondo dell’arte. Dopo il cinema d’autore ora anche il teatro. Anche stavolta quello nobile, quello colto e intellettuale.
Esplode, ancora in Francia, il caso Philippe Caubère: in prima pagina oggi su Liberation la denuncia di due donne, Agathe Pujol e Pauline Darcel.
Agathe lo vede come maestro. Racconta che gli scrive, lui risponde, la riceve a casa, la violenta. Lei è minorenne. Lo farà fino a che avrà 29 anni. Lo accusa anche di averla fatta violentare da uomini scelti su giornali di annunci.
Pauline è aspirante attrice, anche lei ammiratrice del suo “padre spirituale del teatro”. Anche lei racconta. La riceve più volte da lei, e una, in camera da letto, per lei “amnesia traumatica”. Ha 16 anni, lui 61. Altre stanno seguendo, anonimamente.
Si apre con loro il : “per il grande pubblico i nostri aggressori non sono star, quindi tutti se ne fregano”.
Caubère, ammirato da tante. Immenso attore di teatro, regista, scrittore, il due maschile di Ariane Mnoushkine, vincitore di due Molière.
Eppure la prima era stata lei, Solveig Halloin, nel 2018, aveva parlato “per proteggere le donne e le ragazzine” ma fu condannata per diffamazione.
Siamo solo all’inizio. Seguiremo per voi.
(Ancora una volta siamo le prime a parlarne in Italia).

30/08/2024

Cantare comunque.
Sono sedute per terra, sono completamente coperte, si vedono solo le mani, e cantano. Due donne afghane hanno dato il via a un movimento on line per protestare contro la nuova legge “promuovere la virtù e prevenire il vizio” che vieta alle donne di cantare e recitare poesie in pubblico.
La legge è uscita in Afghanistan giovedì 22 agosto. Proibisce alle donne persino di far sentire la propria voce attraverso i muri di casa. Il movimento si chiama , in riferimento alle parti del corpo che devono nascondere. Una canta “mi avete condannata al silenzio. Mi avete imprigionata a casa mia per il solo crimine di essere donna”. Un’altra: “la voce di una donna è la sua identità, non qualcosa da nascondere”. Niente trucco e profumo per non “indurre in tentazione” gli uomini che non fanno parte della loro famiglia, niente giri negli spazi pubblici persino coperte.
Ora, niente voce, poesia, musica.
E loro cantano.
Aumentare la bellezza.
Cosa possiamo fare noi?
Non negare la differenza. Anzi, farla splendere

Ne parla Liberation
https://www.liberation.fr/international/asie-pacifique/interdites-de-faire-entendre-leur-voix-des-femmes-afghanes-se-filment-en-train-de-chanter-pour-protester-20240828_ODXJDHB2UBHNBCBSVCXD2J5L7I

30/08/2024

Quanta paura fanno le donne a certi piccoli uomini.
Al punto che vanno cancellate. Coperte.
Anestetizzate. Vietato desiderare.
Succede da 3 anni in Afghanistan e il mondo sta a guardare.
Totale negazione dei diritti delle donne.
Ogni aspetto della vita di una donna è normato: no all’istruzione, no all’occupazione, l’abbigliamento decidi da altri, ma anche l’accesso al sistema giudiziario e i viaggi fuori casa.
L’ultimo editto prevede il divieto per le donne di cantare, recitare o leggere ad alta voce in pubblico.
Le donne vengono cancellate dalla vita pubblica. Come è possibile che gli organismi internazionali, gli Stati non sentano questa situazione come insopportabile?
Com’è possibile non sentire l’orrore?

La differenza fa paura.
Va cancellata, e si vede anche da noi.
Dobbiamo usare questo momento terribile per scoprire la potenza di essere donne, noi che possiamo, e desiderare, più fortemente di quello che abbiamo fatto finora, un futuro diverso per le e le di tutto il mondo. Dunque anche per i bambini e gli uomini del futuro.

30/08/2024

Da grande voglio essere come te.
Partita tra Aryna Sabalenka e Lucia Bronzetti.
Una piccola fan di Sabalenka incanta il pubblico del Louis Armstrong Stadium con il suo tifo. “È stato un momento davvero adorabile”, ha detto Sabalenka dopo il match. “Ho alzato lo sguardo e ho visto sul grande schermo, tipo, una mini me. È stato così carino. È una tale motivazione continuare a ispirare le giovani generazioni. Questo è l’obiettivo principale.”
A fine partita Sabalenka va verso la bambina vestita vestita come lei e con in mano una piccola tigre di peluche e un tatuaggio di tigre sul braccio proprio la tennista.
“Posso fare una foto con te?”
Eccole insieme.
Labodif plaude a questi segmenti di femminile così a lungo trascurata e assente dall’immaginario collettivo di ogni ogni femmina piccola che cresceva.

30/08/2024

A misura di donna.
Postavamo questa notizia un anno fa.
Lei è , svedese che si occupa di ingegneria automobilistica e sicurezza.
Ha lavorato sui crashtest sia degli uomini che delle donne durante gli incidenti stradali, con particolare attenzione alla sicurezza delle donne, che, chissà se lo sapete, corrono un rischio doppio.
Una donna ha il 47% di probabilità in più di rimanere gravemente ferita in un incidente e il 71% in più di rimanere ferita moderatamente. E ha il 17% di probabilità in più di morire. Perché?
Perché il manichino utilizzato dall'industria è costruito sulla morfologia maschile e non tiene conto della distribuzione del peso e delle risposte dinamiche delle donne.
Le macchine sono guidate da uomini e donne ma progettate essenzialmente da uomini per uomini.
Linder ha sviluppato allora EvaRID, un manichino per crashtest femminile medio.
Per questo suo lavoro d’avanguardia è stata premiata “Donna di Valore” dalle giornaliste automotive del Women’s World Car Of The Year.
In una recente intervista pubblicata da Repubblica ha detto:
“Nei regolamenti per i test di omologazione utilizzati in Europa, si afferma chiaramente che per i controlli tecnici è necessario utilizzare un modello di “uomo medio”. Finché i regolamenti dicono questo il cambiamento non avverrà. Le aziende seguono ciò che deve essere seguito, non si può chiedere nulla di più. Siamo riusciti a ottenere un finanziamento dall'UE, in cui abbiamo progettato un modello matematico e fisico di una donna e di un uomo medi, per lo sviluppo di una migliore valutazione della sicurezza… Un lavoro che va avanti da più di 20 anni e non è finito. Spero che almeno nel 2030 arriveremo a valutare la protezione in caso di incidente sia per le donne che per gli uomini”.
Ci interessa il suo lavoro perché è parte del nostro. Non solo le macchine sono costruite a misura d’uomo. Ma il mondo stesso.
E Labodif vuole cambiare questa realtà.
Il mondo è a misura d’uomo finora.
E questa realtà cambierà.
Quanto più saremo attenti/e al valore sacro delle . Che sono l’essenza della meraviglia della vita.



https://www.repubblica.it/motori/2023/08/28/news/allarme_crash_test_i_manichini_non_riescono_a_salvare_le_donne_in_auto_ecco_perche-412493888/

30/08/2024

Ardere e infuriare tutta la vita.
Questa ragazza si chiama Emma Maria Mazzenga e ha 91 anni. Ed è entrata nella storia dell’atletica conquistando il record mondiale nei 200m piani in categoria “over 90”.
Ai Mondiali di Göteborg, in Svezia, lei ha vinto e ha corso in 52”08. “C’erano due metri di vento contrario, il tempo non è granché. Io ero la favorita, in gara la tensione c’è sempre”.
Poi la sua ironia: “L’importante era non inciampare”.
Era l’atleta da ba***re perché a giugno aveva migliorato il proprio primato over 90 (50”33).
Emma è stata per tutta la vita una Prof di chimica. Ora in pensione dice: “Mi alleno tre volte a settimana, ho partecipato a Mondiali ed Europei. In gara sento la tensione, alla fine i muscoli sono indolenziti ma lo spirito sta molto meglio”.
L’energia delle sue giornate è proprio “L’emozione che mi dà una gara, l’adrenalina che mi lascia ogni allenamento”.
Lei che ha iniziato a fare atletica all’università con il Cus Padova nel ’56 e ha gareggiato nei 100, 200, 400 e qualche volta persino negli 800 metri. Nel ’63 il matrimonio.
L’atletica torna nel 1986.
La sua è una vita viva. Accesa. “Mi alleno, riordino casa, mi dedico alla lettura, guardo la tivù e i social, ascolto la radio, vado al cinema, visito mostre, amo stare fra la gente”.
A noi queste storie ci incantano.
Perché ci aprono una strada.

30/08/2024

Viva lo sport femminile.
Ieri notte Gabby Thomas, velocista e scienziata e Simone Biles, ginnasta pluridecorata sono andate a vedere il match di basket Indiana Fever-Connecticut Sun. E hanno voluto incontrare poi tutta la squadra, compresa ovviamente Caitlin Clark, la ragazza che sta riscrivendo il basket femminile.
Simone Biles ha scritto sui suoi profili: “le donne sostengono le donne”. Slogan che negli USA sintetizza il progetto di fare crescere lo sport femminile. Atlete di vari sport che vanno a vedere atlete di altri sport per sostenere il movimento e far sì che sempre più bambine, ragazze e donne si avvicinino allo sport.
Ci piacerebbe che accadesse anche da noi.

30/08/2024

L’importanza della relazione.
Come ad ogni Paralimpiade vedremo, insieme alle atlete e agli atleti dei Giochi Paralimpici, le loro guide. Quelle magnifiche persone che non vincono la medaglia, in alcune discipline.
Ma sono accanto.
Non dietro, accanto.
Come, ad esempio, Julie Marano, che è guida della paratriatleta non vedente Annouck Curzillat.
Julie si lancerà nella Senna insieme ad Annouck.
Ha messo la sua carriera “fra parentesi” per dedicarsi completamente alla coppia sportiva che forma con l’atleta di 32 anni, non vedente dalla nascita, vincitrice della medaglia di bronzo a Tokyo.
Insieme hanno vinto i campionati del mondo. Insieme a Parigi faranno 750m a nuoto, 20 km in bicicletta, e 5 km di corsa a piedi. “Lavoriamo tutti i giorni per sviluppare una buona comunicazione, per fare, in due, come fossimo una” dice Julie. Il nuoto sarà la prova più tecnica da affrontare in due: “Legate una all’altra da un elastico fissato sulla coscia, dovremo nuotare fianco a fianco, senza toccarci, senza intralciarci. Ogni volta che passeremo le boe, le indicherò come virare, a quanti gradi, e in quale direzione”.
Claudine Llop, sessantenne, è assistente di Aurélie Aubert, 26 anni, affetta da paralisi cerebrale dalla nascita. Gareggeranno insieme ai Giochi Olimpici nella disciplina bocce. Claudine sposta la carrozzina di Aurélie, prepara le bocce, gliele porge.
E molto di più: “Siamo in simbiosi. Quando qualcosa non le va, lo sento, e viceversa. Da febbraio, per i Giochi, siamo insieme 24 ore su 24, ci alleniamo 11 ore a settimana. Spero che i Giochi permetteranno di dimostrare che atleti e atlete paralimpici meritano tanto quanto gli altri”.
Diremmo che meritano persino di più.
Perché svelano l’aspetto che ci affascina di più.
Rendere visibile l’importanza della relazione.
Noi li seguiremo per voi.

30/08/2024

Non ci arrendiamo.
Zakia Khudadadi, la taekwondoista afghana di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, ha vinto il bronzo.
Lei che è stata la prima donna a fare sport nella provincia di Herat. “Volevo trasformare il mio handicap in forza, ecco perché ho incominciato a fare sport”.
Solo tre anni fa era ancora a Kabul sotto il regime dei talebani.
I sogni infranti, la fuga rocambolesca dal paese.
La Francia che la accoglie.
È anche la prima medaglia della squadra Paralimpica di rifugiati.
La dedica alle donne afghane: “Questa medaglia è per tutte le ragazze e le donne in Afghanistan, e per tutte le ragazze e le donne rifugiate nel mondo. Oggi nel mio paese le donne non possono fare sport né andare a scuola. Ma so che molte mi guardano alla televisione oggi. Questa medaglia ci darà la forza di comba***re i talebani e i politici, di affrontare tutto quello che che ci vietano. Insieme, non ci arrenderemo, fino alla pace e alla libertà”.
Che gioia cara Zakia.

Con Labodif – Mi è appena stato conferito un riconoscimento in quanto uno dei suoi fan più attivi! 🎉
20/08/2024

Con Labodif – Mi è appena stato conferito un riconoscimento in quanto uno dei suoi fan più attivi! 🎉

24/07/2024

A parlare è Cecilia Zandalasini.
Stella del basket italiano. Che in un post sul suo profilo lancia un grido di allarme.
Zandalasini sta disputando il campionato WNBA con le Minnesota Lynx. È negli USA, un contesto dove il basket femminile, sta vivendo il suo momento di massima espansione.
Mentre li assistiamo al fenomeno Caitlin Clark e f***e di persone che riempiono i palazzetti dello sport e i diritti tv alle stelle, da noi La Virtus Bologna, chiude la squadra femminile lasciando le atlete a spasso.
Senza alcun preavviso.
Un enorme passo indietro.
E Zandalasini, che racconta come in due mesi è passata dalla certezza di due anni di contratto alla chiusura della squadra, senza alcun preavviso.

“Al di là delle Alpi c'è la rivoluzione, io invece sono qui a scrivere parole disilluse e tristi.
Basta allontanarsi di pochi chilometri dalle nostre Alpi per rendersi conto della rivoluzione che sta avvenendo intorno allo sport femminile, se poi si vola verso gli Stati Uniti non si trova una persona che non indossi la maglietta: "Everyone watches women's sports".
Durante questo importante periodo storico mi trovo invece a dover scrivere queste parole, parole difficilissime, disilluse, arrabbiate e tristi. In due mesi la mia vita è passata da avere la certezza di due anni di contratto, nella città che amo, alla chiusura del settore femminile della mia squadra. Senza preavviso, senza segnali di avvertimento, senza garanzie e all'interno di una società che ha sempre fatto grandi proclami e rivendicato solidità e progettualità.
La chiusura del progetto femminile a Bologna è un grande passo indietro non solo per la città, che vive e respira pallacanestro, ma anche per tutto il progetto nazionale.
L'anno prossimo non giocherò più in Italia, non ci sono state per me le tempistiche adatte e le condizioni migliori per restare.
In questa decisione c'è una grande delusione personale, per non essere riuscita ad aiutare il movimento a crescere. Alla fine delle nostre giornate vogliamo solo essere di ispirazione per tutte le che vengono a vederci e che sognano di diventare come noi.
È importante per me ringraziare tutte le persone che in questi tre anni hanno fatto parte del progetto Virtus Femminile. In primo luogo il Presidente Zanetti, che ha creduto in questo progetto dal primo momento fino all'ultimo.
Ci tengo a ringraziare tutte le mie compagne di squadra, ogni singola persona dello staff, i preparatori, i tecnici, i medici e tutti quelli che hanno reso questo viaggio possibile. Mi avete dato molto di più di quello che immaginate. Grazie a tutti i tifosi che sono venuti a sostenerci in questi anni.
Alla città di Bologna, grazie. In questi tre anni grazie a te sono riuscita a diventare una Donna, ad essere me stessa ed a capire che non c'era più bisogno di nascondersi. I tuoi portici avvolgono e proteggono.
Ho trovato la mia Casa, e per questo non posso che dirti grazie.”

Cara Cecilia, grazie di queste parole.
Che sconfitta per il basket femminile.

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Avv. Tina Manca

“L’avvocatura come professione, la giustizia come missione”.

Ho collaborato con enti religiosi, organizzazioni non governative ed associazioni per la realizzazione di eventi in materia di tutela di diritti umani; ho svolto attività con enti che si occupano della sensibilizzazione, della promozione, della prevenzione e della diffusione di una corretta cultura del rapporto tra i generi, ed attività di sostegno nell’affrontare situazioni di disagio. Come professionista e come donna, sono molto attenta ai cambiamenti della società contemporanea e ai disagi dei più indifesi, da qui la mia alta formazione nella gestione dello “stalking”, nel diritto di famiglia, in materia antidiscriminatoria e nell’esercizio di amministratore di sostegno. “Come disse Martin Luther King Jr. “L'ingiustizia in un luogo qualsiasi è una minaccia alla giustizia ovunque” (Daisaku Ikeda)