07/02/2026
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Ora però lo possiamo dire. Anzi, lo dobbiamo dire.
In supplenza di chi non l’ha detto e neppure mostrato.
Quei tre minuti di esibizione di Ghali Amdouni detto Ghali - citiamo anche il cognome, non solo il nome - che “canta” Gianni Rodari assieme a un corpo di ballo di giovani e giovanissimi, sono stati per distacco il momento culturalmente, artisticamente, emotivamente più alto della serata inaugurale delle Olimpiadi.
E Ghali è stato, al solito, perfetto nel dare voce con garbo e raro trasporto emotivo a quel gioiellino senza tempo - ma clamorosamente attuale - che è “Promemoria” di Gianni Rodari.
Facendo un passo di lato rispetto all’autore, riuscendo nell’intento di farsi testimone del messaggio senza diventare lui il messaggio, restituendo intatta e incarnando la saggezza dell’infanzia.
Non avrà espresso il suo pensiero, censurato prima ancora che potesse esibirsi.
Non lo avremo nemmeno visto in faccia, oscurato dalla regia.
Non l’avremo neppure sentito nominare.
Ma ieri, a chi era allo stadio, e pure a chi era davanti a uno schermo, Ghali ha ricordato perché è uno dei giovani artisti più colti e credibili che abbiamo e perché la sua presenza lì, ieri, alla serata inaugurale, non era solo artisticamente giustificata ma assolutamente NECESSARIA.
Con buona pace dell’intera Telemeloni.
Ecco, l’ho detto.