Avv. Gaetana Dell'Anno

Avv. Gaetana Dell'Anno L'avvocato ama non giudica...
Non si può difendere senza amare....(Francesco Carnelutti).

01/04/2026

La Cassazione penale sezione 4 con la sentenza numero 10970 depositata il 23 marzo 2026 ha affermato che, ai fini della riparazione per l’ingiusta detenzione, assume rilievo anche il ritardo, ingiustificato e di durata significativa, nell’adozione del provvedimento di scarcerazione e di applicazione del regime della detenzione domiciliare, in quanto sussiste un’evidente differenza qualitativa tra l’esecuzione della pena all’interno od all’esterno di un istituto penitenziario, incidendo la stessa in maniera diversa sulla libertà personale del condannato.

11/03/2026
10/03/2026

Corte di Cassazione, sez. I, n. 1767
Famiglia – Separazione – Giudizio civile – Reato di maltrattamenti in famiglia – Giudizio penale -Autonomia dei giudizi –

Si configura la piena autonomia tra il giudizio civile riguardante la separazione dei coniugi e il giudizio penale con oggetto il reato di maltrattamenti in famiglia di cui all’art. 572 c.p., pertanto, il proscioglimento dal menzionato reato di maltrattamenti in famiglia perché il fatto non sussiste è tale da non condizionare la decisione del giudice civile che, in sede di separazione, la pone a carico del marito.

20/02/2026

L'invio insistente e non gradito di messaggi (WhatsApp, SMS, email) costituisce il reato di molestia o disturbo alle persone?

Si ed è (art. 660 c.p.), punito con l'arresto fino a 6 mesi o ammenda fino a 516 euro. Il reato scatta per la petulanza e la natura invasiva, anche se i messaggi non sono minacciosi e indipendentemente dalla possibilità di bloccare l'utente.

Cosa costituisce molestia?
Petulanza e insistenza

Messaggi inviati nonostante le esplicite richieste di

interrompere (non graditi).

Contenuto: Messaggi intimidatori, offensivi, o anche finalizzati a riallacciare relazioni in modo ossessivo.

Mezzi: SMS, WhatsApp, Messenger, Instagram, email.

17/02/2026

Maltrattamenti in famiglia e differenza tra “vera e propria convivenza” e “mera relazione sentimentale”

Cassazione Penale, Sez. VI, 13 febbraio 2026, n. 5987.

In tema di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.), la sentenza con cui la sesta sezione penale è tornata sul tema delle caratteristiche che devono connotare la cd. “stabile convivenza” e sulle differenze rispetto alla coabitazione e alla “mera relazione sentimentale.
Ne consegue che è necessario verificare se e di che durata è stata la coabitazione tra l’imputato e la persona offesa, per poi verificare se tale condizione si sia tradotta o meno in una stabile convivenza, caratterizzata dai requisiti che la consolidata giurisprudenza ha affermato.

04/02/2026

La gelosia non attenua i reati di stalking e lesioni” anzi potrebbe essere “un’aggravante” anche se c’è stato tradimento
È quanto ha stabilito la Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione stabilendo che la "gelosia morbosa" non giustifica comportamenti persecutori.

23/01/2026

Cosa succede se l’assegnazione della casa non è trascritta?

La proprietà di un immobile e il diritto di abitarvi dopo una separazione possono entrare in rotta di collisione.
Una recente sentenza del Tribunale di Velletri (sentenza n. 125, sezione Terza del 14-01-2026) chiarisce un principio fondamentale per la sicurezza delle compravendite: chi acquista una casa da un coniuge separato prevale sulla ex moglie se quest’ultima non ha registrato il provvedimento del giudice nei registri immobiliari.

22/01/2026

Accertamento peritale della capacità di intendere e di volere.

In tema di imputabilità, quando esistano perizie psichiatriche con conclusioni insanabilmente divergenti sulla capacità di intendere e di volere dell'imputato, il giudice di merito deve rendere una motivazione criticamente articolata ed esaustiva, necessariamente arricchita da uno specifico confronto con le opposte conclusioni peritali, sulla base di argomenti scientificamente supportati che diano conto della validità scientifica delle opposte tesi sostenute. Non è sufficiente il solo rilievo della non emergenza di patologie rilevanti all'esito della visita medico-legale o del comportamento tenuto dall'imputato durante il processo, spettando al giudice di rendere conto delle condizioni psichiche dell'imputato al momento del fatto, chiarendo se e in base a quali elementi la patologia comportamentale accertata abbia inciso, totalmente o anche solo parzialmente, sul processo di elaborazione della condotta delittuosa, portando l'imputato a ritenerla proporzionata alle condizioni vissute nel contesto fattuale in cui le condotte sono state tenute.
Cassazione penale Sez. V sentenza n. 2357.

16/12/2025

Sebbene le donne siano più spesso vittime di stalking, esistono casi in cui sono le donne a commettere tali atti o a formulare false accuse, spesso per motivi personali di vendetta o manipolazione, e questo comportamento è perseguibile penalmente, come dimostrano casi giudiziari recenti.
Le stalker scelgono forme di persecuzione più subdole: rubano e/o distruggono gli oggetti della vittima, si intromettono nella vita lavorativa ed affettiva.

Alcune tipiche condotte delle stalker sono comunicazioni indesiderate, come numerose telefonate (anche nel cuore della notte), e-mail, biglietti, scritte sui muri; anche contatti sgraditi, pedinamenti, appostamenti sotto casa o presso il luogo di lavoro, autoinviti, l’invio di doni o fiori (e in questo caso si parla di stalking romantico

È ben vero che la percentuale di donne vittime di stalking è il triplo rispetto a quella degli uomini, ma ciò non deve portare a ritenere questo reato meno grave, quando la vittima è un uomo.

Lo stalking è un reato senza genere e non va trascurato solo perché le vittime appartengono al “sesso forte”, perché causa le medesime angosce e paure, determinando un cambiamento delle proprie abitudini di vita.

11/12/2025

Maltrattamenti in famiglia: per la configurabilità non basta la “comune genitorialita'

La Cassazione chiarisce i presupposti del “rapporto familiare”.

La Cassazione penale, sezione 6 con la sentenza n. 35152 del 28 ottobre 2025, è intervenuta sul perimetro applicativo del delitto di maltrattamenti in famiglia, escludendone la configurabilità nei casi in cui autore e vittima non siano più conviventi, anche se uniti dalla comune genitorialità.

La Suprema Corte ha ritenuto che la semplice condivisione della responsabilità genitoriale non costituisca un “rapporto familiare” idoneo a integrare la fattispecie, poiché la norma richiede espressamente la convivenza. Gli obblighi verso il figlio previsti dall’art. 337-ter c.c. non creano infatti un vincolo relazionale tra i genitori tale da giustificare l’applicazione dell’art. 572 c.p

Consiglio un' attenta lettura.
03/11/2025

Consiglio un' attenta lettura.

NON È AMORE. È DIPENDENZA NEUROBIOLOGICA.

Negli ultimi giorni altre giovani donne sono state uccise barbaramente dai loro compagni.
E ancora una volta sentiamo dire: “Perché non se ne vanno?”

La risposta è dentro il cervello. Non nel cuore.

Quando una donna entra in una relazione tossica, soprattutto con un manipolatore o un soggetto narcisista patologico, il suo sistema nervoso viene progressivamente condizionato.
Il ciclo “idealizzazione – svalutazione – riaggancio” attiva le stesse aree cerebrali coinvolte nella dipendenza da sostanze, in particolare nella dipendenza da eroina o cocaina.

Ecco gli ingredienti della chimica dell’inganno:

Dopamina: ogni messaggio affettuoso, ogni “ti amo” dopo giorni di gelo o umiliazioni, produce una scarica di dopamina. È il premio intermittente che rinforza la ricerca spasmodica di quell’approvazione.

Ossitocina: l’ormone del legame, che normalmente serve a costruire fiducia e intimità, viene “dirottato” e usato dal manipolatore per cementare un attaccamento disfunzionale.

Cortisolo e adrenalina: lo stress cronico tiene il corpo in costante allerta, creando una condizione di iper-vigilanza e sottomissione.

Riduzione funzioni della corteccia prefrontale: con il tempo, la capacità di analisi, di giudizio e di decisione si riduce. La donna non è più libera di scegliere: è prigioniera del proprio sistema neurobiologico, riscritto dal trauma.

Questo si chiama legame traumatico.

E finché continueremo a leggerlo come “debolezza”, “dipendenza affettiva” o “mancanza di autostima”, continueremo a perdere vite.

Perché chi è intrappolata in questa dinamica non può semplicemente “andarsene”, ha bisogno di un intervento mirato, che tenga conto dei processi neurobiologici e psicologici sottesi alla relazione violenta.

Capire questo significa costruire strumenti di prevenzione reali, efficaci, capaci di spezzare la catena della violenza prima che arrivi all’epilogo finale.

Solo così potremo davvero proteggere le donne e impedire che i loro figli imparino — e ripetano — lo stesso copione.

30/10/2025

Una domanda che spesso mi viene rivolta è se l’obbligo di mantenimento dei figli viene meno con la detenzione carceraria.

La risposta è no .
L'obbligo di mantenere i figli e l'ex coniuge non viene meno a causa della detenzione carceraria; l'obbligo di mantenimento rimane anche in regime di carcere, secondo quanto stabilito dalla Cassazione. La detenzione carceraria non è considerata una causa di forza maggiore che giustifichi la mancata corresponsione dell'assegno. Chi non adempie a questo obbligo può incorrere nel reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570).

Se l'obbligato non può versare il mantenimento, è necessario ricorrere al Tribunale per chiedere una modifica dell'assegno e valutare le specifiche circostanze.

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Marigliano
80034

Telefono

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