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Il DOVERE!!! Una infibulazione mentale
21/09/2023

Il DOVERE!!!
Una infibulazione mentale

Autosacrificio cronico

Le donne troppo a lungo sono state educate al sacrificio e alla disponibilità. Il ritornello è: “più ti sacrifichi per gli altri e più sarai apprezzata”. Ci sono donne che hanno fatto del dovere la loro seconda pelle e del “devo farlo” la loro canzone giornaliera. Se non terminano la lista delle cose da fare non si sentono a posto. Certe volte non è mai “abbastanza”. C’è sempre qualcuno di cui occuparsi, qualcosa a cui dare il proprio tempo come un regalo indispensabile. Perché “va fatto”. Non è una scelta consapevole. È una bandiera sotto la quale è stato posto il femminile. Una nazione di donne pronte a essere sempre disponibili, a un sacrificio non esplicitamente richiesto ma implicitamente dovuto.
Iniziano da giovani, in nome del compagno, dei figli piccoli, della famiglia, del capoufficio, dell’azienda. E vanno avanti bendate da liste di doveri, trafelate nella corsa ritmata dei “devo”, “devo”, “devo”.
Poi succede qualcosa: certe volte è una forte delusione sentimentale, altre volte è una profonda insoddisfazione, altre ancora il passare degli anni, o una malattia...
All’improvviso la corsa senza sosta si ferma.
Il respiro è ansimante, ci si guarda intorno sbalordite: «Ma cosa ho fatto?», «Perché?», «Cosa voglio davvero?».
È il momento della scoperta: di una vita solo in nome degli altri e in assenza di stesse. Di una disponibilità al sacrificio oltre una sana percezione delle proprie necessità.
Le donne dovrebbero capirlo molto prima. Capire che dare amore non significa annientare se stesse. Non significa diventare robot che elargiscono assistenza a comando. Un eccesso di disponibilità nella nostra società è un piatto pieno di lodi, è un banchetto di apprezzamenti: che donna! Quanto si sacrifica per gli altri! Com’è disponibile!
Ma attenzione... il cibo può essere molto indigesto...

Simona Oberhammer-

21/06/2023

Il Tribunale per i minorenni di Napoli ha reintegrato nella responsabilità genitoriale un uomo di Marcianise, padre di due adolescenti, accogliendo la difesa dell'avv. Lucia Portento. Termina così la procedura di adattabilità per due minori, figli

02/06/2023

La procuratrice aggiunta Letizia Mannella dice: «Quello che è veramente importante in questa vicenda è che deve insegnare a noi donne di non andare mai all’incontro della spiegazione. È un momento da non vivere mai, perché estremamente pericoloso».

Mannella è la procuratrice aggiunta del V Dipartimento soggetti deboli e persone vulnerabili alla Procura della Repubblica del Tribunale di Milano. La vicenda a cui si riferisce riguarda il femminicidio di Giulia Tramontano, la ragazza di 29 anni incita di sette mesi, uccisa a Senago, dal compagno Alessandro Impagnatiello.

Giulia Tramontano e Alessandro Impangatiello convivevano. Sabato lui l’aspettava a casa, la loro; e lì l’ha aggredita e colpita più volte con un coltello fino a ucciderla.

Lei, prima, si era incontrata con un’altra donna con cui - aveva scoperto da poco - Impagnatiello aveva una relazione.

L’omicidio è premeditato, secondo la pm Alessia Menegazzo, perché il compagno, quando ha incontrato Tramontano, aveva già deciso come ucciderla. Avrebbe cercato online in che modo disfarsi del corpo. In due tentativi ha provato a bruciarlo: prima con l’alcol nella vasca da bagno, poi con la benzina in un garage.

Durante la conferenza stampa, la pm Mannella è andata oltre alla cronaca: ha consigliato alle donne di rifiutare l’ultimo appuntamento. Utilizza la stessa frase, ripetuta in altre occasioni, anche da altre professioniste. Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, la presidente di Telefono Rosa, dopo l’omicidio di Martina Scialdone, avvocata di 34 anni uccisa dal compagno Costantino Bonaiuti: «Quando i vostri ex vi propongono un ultimo incontro, un chiarimento, non ci andate. Per nessuna ragione». Maria Carla Bo****no, responsabile della sezione donne e minori del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato: «Mai accettare l’ultimo appuntamento con l’ex, è il più pericoloso e spesso quello fatale».

Ma quelle parole, anche se pronunciate per aiutare le donne, rischiano ancora una volta di responsabilizzare e rendere proprio le donne vittime due volte. Potrebbero far pensare che il problema principale sia un loro comportamento. Non la violenza di genere.

Anche la psicologa e criminologa Anna Costanza Baldry rifletteva su « l’ultimo appuntamento». Lei per oltre 20 anni ha lavorato con centinaia e centinaia di donne che subiscono violenza. Di quelle storie diceva che aveva imparato un fatto: non sono tutte uguali perché chi subisce lo stalking non si trova nella stessa condizione emotiva e razionale delle altre persone. E parlare solo dell’ultimo incontro potrebbe banalizzare il fenomeno.

In un articolo del 2013, Anna Costanza Baldry scriveva: «È riduttivo, addirittura offensivo dire o scrivere che non ci doveva andare, che se lo doveva aspettare, che non si doveva fidare».

E ancora: «In molte ragazze, donne, mi riferiscono che seppure hanno fatto richiesta di ammonimento, o sporto querela, sì, gli rispondono al telefono, e magari ci escono anche, ci vanno all’appuntamento che lui con tanta insistenza invoca. Perché? Masochiste? No». A quell’incontro in realtà, chiariva Baldry, ci vanno per due ragioni: «Da una parte sottovalutano il rischio perché se sei coinvolta in una situazione, speri sempre che lui cambi, che si rassegni, che si stufi, che trovi un’altra, dall’altra però queste vittime hanno così trovato una loro ‘’strategie’’ per tenerlo a bada. Mi raccontano che se non gli rispondono al telefono, o non acconsentono di vederlo lui potrebbe reagire in un modo ancora più violento, aggredendo spesso anche altre persone vicino alla vittima: parenti, amici, nuovo compagno, o ve**re a scuola o al lavoro, rischiare di farla licenziare o comunque metterla in imbarazzo».

Piuttosto che concentrarsi soprattutto sui motivi per cui le donne accettano l’incontro, bisognerebbe pensare a come evitare che gli uomini premeditano che sia l’ultimo. Ribaltare il paradigma che rischia di «normalizzare» ogni atto violento. E iniziare a spiegare, sin dalla scuola, che non sono le donne ad avere il bisogno di trovare il coraggio di ribellarsi per salvarsi, ma la società a dover smettere di alimentare una cultura che difende la violenza.

Luisa, la newsletter de La27Ora

La delegazione di studenti dell'Istituto Comprensivo DD1 Cavour Marcianise ha dato a noi relatori la motivazione ulterio...
01/06/2023

La delegazione di studenti dell'Istituto Comprensivo DD1 Cavour Marcianise ha dato a noi relatori la motivazione ulteriore e necessaria per proseguire questo percorso senza indugiare. Ragazzi preparati, educati, attenti che profumano di futuro, frutto di una classe docente empatica e preparata. Sono sempre onorata di poter interloquire con loro, sono i ragazzi che ci insegnano come procedere e lo fanno in modo semplice e spontaneo, basta saperli ascoltare. Ringrazio sempre il DS Aldo Improta per questa opportunità. A loro dedico questo ulteriore traguardo!

01/06/2023

Video. Marcianise. 'Dalla violenza di genere alla violenza assistita'. Convegno made in 'Io Emancipo'. Le interviste...

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