20/05/2026
⚖️ AFFIDO AI SERVIZI SOCIALI QUANDO IL CONFLITTO TRA I GENITORI METTE A RISCHIO LA BIGENITORIALITÀ ⚖️
Il diritto del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori rappresenta uno dei principi cardine del diritto di famiglia. Tuttavia, quando il conflitto genitoriale diventa così intenso da compromettere la serenità e la crescita del figlio, il Giudice può adottare misure più incisive, fino ad arrivare all’affidamento del minore ai Servizi Sociali.
Su questo tema è intervenuta ancora una volta la Suprema Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 13981 del 13 maggio 2026, affrontando un caso particolarmente delicato in materia di affidamento e collocamento prevalente della figlia minore.
La vicenda nasce da un lungo e complesso contenzioso tra due genitori separati. In un primo momento era stato disposto l’affido condiviso con collocamento prevalente presso la madre, decisione poi annullata dalla Cassazione perché fondata quasi esclusivamente sulla volontà espressa dalla minore di vivere con la madre, senza una valutazione completa del contesto familiare e delle gravi criticità relazionali emerse nel corso del giudizio.
La Suprema Corte ha ribadito un principio molto importante: il superiore interesse del minore non coincide automaticamente con ciò che il figlio dichiara di volere. Le dichiarazioni del minore devono certamente essere ascoltate e valorizzate, ma il Giudice è tenuto a verificare se tali volontà siano realmente libere e compatibili con un equilibrato sviluppo psicologico ed affettivo, soprattutto nei casi caratterizzati da forte conflittualità o da possibili condotte manipolative di uno dei genitori.
Nel giudizio di rinvio, la Corte d’Appello di Napoli ha confermato il collocamento della minore presso la madre, ma ha disposto contestualmente l’affidamento ai Servizi Sociali del Comune, attribuendo a questi ultimi un ruolo di vigilanza e supporto nella gestione delle decisioni più importanti relative alla salute, all’istruzione e all’educazione della bambina, in caso di persistente disaccordo tra i genitori.
La decisione si fondava sull’esigenza di contenere una conflittualità ancora elevata e potenzialmente dannosa per la crescita della minore. I giudici hanno inoltre rilevato che le precedenti condotte ostruzionistiche attribuite alla madre non risultavano più attuali, evidenziando come il padre stesse esercitando regolarmente il proprio diritto di visita senza ostacoli.
Accanto al monitoraggio dei Servizi Sociali, la Corte ha previsto anche il supporto di un neuropsichiatra infantile, con il compito di verificare eventuali anomalie relazionali e segnalare le soluzioni più adeguate nell’interesse della minore.
Il padre ha proposto nuovamente ricorso in Cassazione contestando sia il collocamento presso la madre sia l’affidamento ai Servizi Sociali, ritenendo tali misure lesive del proprio ruolo genitoriale. La Suprema Corte, tuttavia, ha rigettato il ricorso, ritenendo corretta e approfondita la valutazione compiuta dalla Corte territoriale.
Secondo gli Ermellini, l’affidamento ai Servizi Sociali non ha natura punitiva nei confronti dei genitori, ma costituisce uno strumento di tutela del minore e di sostegno alla genitorialità, necessario quando il conflitto familiare rischia di compromettere il diritto del figlio a mantenere rapporti stabili e sereni con entrambi i genitori.
La Cassazione riafferma così un principio fondamentale: la bigenitorialità non può ridursi a una previsione formale contenuta in un provvedimento giudiziario, ma deve tradursi in una presenza concreta, equilibrata e continuativa di entrambe le figure genitoriali nella vita del figlio. Quando questo equilibrio è messo in pericolo dalla conflittualità familiare, il Giudice può legittimamente ricorrere al supporto istituzionale e specialistico per garantire la reale tutela del minore.
✍️ Studio Legale Nasti
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