Studio Legale Iannucci

Studio Legale Iannucci Studio legale civile e penale

22/02/2024

Uno spunto di riflessione.

Fermare il Ponte per via giudiziaria: Pd e Avs portano le carte in Procura

La sinistra rinuncia al suo ruolo politico e per l’ennesima volta delega ai pm il compito di fare opposizione. Eppure di argomenti ce ne sarebbero...

Rocco Vazzana
21 febbraio, 2024 • 17:59
Aggiornato, 21 febbraio, 2024 • 18:51
Di argomenti per contrastare il progetto del Ponte sullo Stretto ce ne sarebbero decine. Dalla relativa utilità ai costi esorbitanti, dall'impatto ambientale alla completa assenza di infrastrutture primarie in Calabria e in Sicilia, fino all'oggettiva priorità di utilizzare quelle risorse in altri servizi essenziali che con l'autonomia differenziata potrebbero essere definitivamente cancellati da buona parte del Sud Italia: sanità, istruzione, trasporto pubblico.

Insomma, chi si oppone al ponte avrebbe parecchie frecce al proprio arco per organizzare un'opposizione politica e una mobilitazione sociale per fermare la realizzazione della mega opera. E invece le minoranze parlamentati italiane cosa fanno? Un bell'esposto in Procura per denunciare la scarsa trasparenza dell'iter che ha rimesso in piedi la società Stretto di Messia Spa e la riesumazione della vecchia gara d'appalto bandita nel 2008 e vinta dal consorzio Eurolink.

È questa evidentemente l'idea di “conflitto” che hanno in mente Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, firmatari della denuncia depositata alla Procura di Roma per chiedere di fare chiarezza. Niente di illegittimo, chiaro, soprattutto se le indagini (al momento a carico di ignoti) dovessero accertare la sussistenza di irregolarità nelle procedure, ma quello che salta all'occhio e l'azione politica di organizzazioni ridotte alla stregua di associazioni dei consumatori. Perché chiedere a un altro potere dello Stato, la magistratura, di intervenire per stoppare il progetto di un avversario politico significa, per i tre partiti promotori dell'iniziativa, rinunciare una volta per tutte alla propria “ragione sociale”.

Certo, nell'esposto i tre parlamentari e leader di partito denunciano episodi gravi, come il diniego più volte opposto dalla Stretto di Messina Spa «alle richieste di fornire» sia «la relazione di aggiornamento al progetto, che l’atto negoziale, nonostante un componente del comitato scientifico avesse pubblicamente affermato di aver reso pubblica la suddetta relazione». Per i tre esponenti della sinistra «il rifiuto» di consegnare «documenti espressamente previsti dal decreto, e quindi non atti procedimentali e tantomeno riservati, impedisce di esercitare un diritto e un’azione di controllo e verifica. La Sdm Spa si è rifiutata di consegnare l’atto negoziale che consentirebbe di verificare in quanto tempo la società Webuild ha riaggiornato un progetto complesso, vecchio di 12 anni».

Ma perché Schlein, Fratoianni e Bonelli non hanno pensato di denunciare questi episodi in Parlamento (sarebbero stati i pm ad aprire un'indagine se avessero sospettato l'esistenza di una notizia di reato) prima di andare in Procura? E perché non hanno provato a costruire consenso attorno a una battaglia politica più che legittima e concreta, invece di delegare alla magistratura il compito di vigilare, pungolare e contrastare l'azione di governo? Senza coraggio non si sfugge all'irrilevanza. Né si smonta la propaganda dell'avversario. Come quella di Matteo Salvini, che ha gioco facile nel commentare: «Solo in Italia si riesce a fare una battaglia politica contro il Ponte, sull’autostrada, una galleria, la Tav. Il Ponte sullo Stretto serve ad unire milioni di siciliani, serve ad inquinare di meno e viaggiare più in fretta. Mi hanno denunciato per questo. Il Pd ha fatto una denuncia alla Procura della Repubblica perché vogliamo fare il ponte. Solo in Italia la sinistra riesce a dire “no” alle opere pubbliche». Discussione finita. O quasi, visto che occuperà ancora per qualche giorno le pagine dei giornali per poi sparire insieme al proposito di fermare l'opera faraonica.

Il problema, per il corretto funzionamento della democrazia, è che da troppo tempo la sinistra si è rifugiata in una sorta di riserva “sbirresca”, riducendo al legalitarismo ogni ragionamento politico. Ma è in nome del legalitarismo che si chiudono le frontiere, si puniscono severamente i blocchi stradali dei giovani che hanno a cuore il clima, si precettano i lavoratori in sciopero, si invocano pene esemplari per gli studenti che occupano le scuole. Il legalitarismo senza identità e senza visione può dunque rivelarsi un guscio vuoto da riempire in base alle necessità del momento. Eppure, dall'inizio della legislatura parecchie volte la sinistra si è presentata in Procura abdicando a favore del pubblico ministero di turno.

Il signore degli esposti è senza dubbio Bonelli, seguito da Fratoianni (uno che in gioventù era abituato a confrontarsi con la costruzione del dissenso nelle piazze, sognando un altro mondo possibile), a cui ora si è aggiunta la segretaria dem Schlein. C'è lo scandalo degli extraprofitti dei colossi energetici? Per i rosso-verdi, davanti a un tema di giustizia sociale, non c'è niente di meglio da fare che una denuncia in Procura (agosto 2022). Donzelli straparla in Aula, rivelando probabilmente il contenuto di informazioni non divulgabili sul caso Cospito? Roba di ecologia politica: esposto di Bonelli (febbraio 2023). Ci sono sospetti sull'acquisto di immobili a prezzo di favore da parte del sottosegretario leghista Claudio Durigon? Bisogna parlare subito col procuratore. E Bonelli non se lo fa ripetere due volte (febbraio 2023). Muoiono quasi 100 persone a pochi metri dalla spiaggia di Cutro? Invece di inchiodare il governo alle proprie responsabilità politiche per una strage evitabile e mobilitare l'opinione pubblica, Alleanza Verdi e Sinistra si presenta di nuovo a piazzale Clodio per verificare eventuali responsabilità dei ministeri dei Trasporti e dell'Interno (marzo 2023). Salvini diffonde sui social un video di dubbia provenienza per mettere alla berlina la giudice di Catania Iolanda Apostolico che aveva disapplicato il decreto Cutro? Tutti in procura, ancora una volta (ottobre 2023).

Ora è il turno del Ponte. Un'altra occasione sprecata per far valere le proprie ragioni politiche. E poi dicono che le aule dei Tribunali sono intasate.

22/12/2023
19/12/2023

Ho letto e condivido con voi l’articolo di seguito riportato.
Faccio una riflessione, semplice.
Ho difeso una ragazza vittima di violenza sessuale, alcuni anni fa. Non è per nulla facile difendere una donna vittima di violenza sessuale. Per preconcetti, perché sei maschio, per difficoltà insite nell’argomento, nel reato, ed anche per la convinzione pubblica che influisce e non poco. Del pari è difficile, anche moralmente, difendere un imputato di un reato così odioso. In tanti mi chiedono ma come hai fatto a difendere l’assassino di quella donna … Perché è il mio compito nella società, questa è la risposta. Riguardo la violenza sessuale ed i reati a sfondo sessuale, va detto che ultimamente la convinzione si va spostando dall’orrendo concetto antico della “vis grata puellae” ad un altro abominio “gli accusati di questo orrendo reato, sono già colpevoli. Vanno giudicati in TV e sui social. La pena va eseguita subito, senza condanna. I Tribunali non servono a nulla”.
In una parola indagato, poi imputato, corrisponde a colpevole, prima che si arrivi alla condanna definitiva, passata in giudicato. Almeno per una certa opinione pubblica, instradata a tutto da una certa carta stampata e da una certa televisione.
Si di un certo giornalismo che accusa altri professionisti di non avere una morale, un’etica e, poi, usa la notizia scabrosa a proprio uso e consumo a soli fini di “fare ascolti”, o vendere più copie di un quotidiano.
Magari calpestando altri professionisti che svolgono con onore e dedizione il proprio mandato.
Esponendo al pericolo di essere attaccato, minacciato, posto in pericolo o, nel migliore dei casi, offeso chi svolge la propria professione.
Tanto una certa cultura ben esprime il pensiero comune che circola sugli avvocati. Tragiche battute da film… “cosa ci fannomille avvocati in fondo al mare? Un buon inizio!” esprimono il sentire della società.
Almeno fino a quando non tocca ad uno di noi, di voi…
Il principio della difesa necessaria ed imprescindibile è la base della nostra democrazia.
Finché saranno necessari gli avvocati, lo Stato di diritto, la libertà saranno garantiti. E’ bene non dimenticarlo.

Linciata sui social l’avvocato del presunto stupratore: ma lo Stato di diritto? La penalista che assiste uno dei coimputati di Grillo jr massacrata sui social per le domande poste al processo

Ci risiamo: caso di presunta violenza sessuale, a difendere uno degli imputati c’è un avvocato donna, la vittima viene definita “presunta vittima” e la tempesta mediatica e social perfetta è servita.
Questa volta a finire nel mirino è la Collega Antonella Cuccureddu che difende in aula a Tempio Pausania Francesco Corsiglia, accusato insieme a Ciro Grillo, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una studentessa italo norvegese. La legale è diventata oggetto di pesanti minacce da parte di odiatori social ed è stata bersagliata da Massimo Gramellini sia sul Corriere della Sera con un articolo dal titolo “Perché non ha urlato?”, che nella sua trasmissione su La7.
«Voglio illudermi – ha scritto il giornalista - che si possa raggiungere lo scopo di sondare la sincerità di una persona in un processo per stupro senza essere costretti a chiederle le cose che l'avvocata ha chiesto a quella ragazza: come mai non avesse urlato e usato i denti, come avessero fatto a toglierle gli slip, e perché non fosse lubrificata. Esisteranno parole e toni meno diretti, cioè più rispettosi di chi è comunque reduce da un trauma?». E ancora: «L'avvocata penserà che per vincere una causa sia tutto lecito, ma forse non si è accorta che il mondo fuori dai tribunali sta finalmente cambiando e potrebbero essere proprio quelle domande a fargliela perdere».
Proviamo a rispondere per semplici punti a Gramellini. Primo: i difensori degli imputati, compresa l’avvocato Cuccureddu, diversi giorni prima dell’udienza fissata per l’esame della persona offesa hanno manifestato a tutte le altri parti del processo la disponibilità alla acquisizione dei verbali delle dichiarazioni rese dalla ragazza nel corso delle indagini preliminari, evitandole la deposizione in udienza. Tale condizione si sarebbe potuta realizzare solo con il consenso di tutte le parti. Se fossero state necessarie pochissime domande residuali o del pm, o dei difensori, o delle parti civili o del tribunale, sarebbero state poste alla ragazza. Questa richiesta viene ribadita anche al termine dell’esame della ragazza, prima di un possibile controesame. Però, è stato il pm a dichiarare che «in un processo dove l’oralità dovrebbe prevalere su tutto, anche per dare la possibilità al Tribunale stesso di sentire con la viva voce la versione della parte offesa, ritengo sia necessario sentirla nel contraddittorio delle parti».
Idem l’avvocato della ragazza, Giulia Bongiorno: «credo che l’unica sede dove si debba parlare è l’Aula di Tribunale. La nostra assistita ha fatto una denuncia, è assolutamente a disposizione del tribunale». La stessa parte offesa ha dichiarato: «ho aspettato quattro anni per dire qualcosa e sinceramente vengo qui a raccontare la mia storia». Altresì il presidente del collegio: «io instaurerei il contraddittorio».
Secondo: sulle domande che hanno fatto scandalo, le stesse sono state inizialmente poste sia dai carabinieri che dai pm. Persino l’avvocato Bongiorno chiede alla sua assistita: « Lei era lubrifica?». «No». «Lui ha eiaculato?». «No». «Lei perché non urlava?». «Non mi usciva proprio la voce». Quindi Gramellini voleva criticare anche la Bongiorno e ha avuto una dimenticanza mentre scriveva il suo editoriale?
Terzo: L’avvocato Cuccureddu è tornata sugli stessi argomenti e posto successivamente quelle medesime domande in relazione a divergenze tra le dichiarazioni rese in indagine e l'esame diretto in dibattimento. L’obiettivo del difensore in controesame è quello di far emergere o tentare di far emergere con le contestazioni queste divergenze. Che sarebbero effettivamente emerse. Lo prevede, se Gramellini non lo sapesse, il codice di rito che dà all’avvocato il diritto-dovere di testare la credibilità della parte offesa.
Quarto: ricordiamo a Gramellini che non è “il mondo fuori dai tribunali” ad emettere la sentenza, ma un collegio di magistrati - in questo caso un presidente e due giudici a latere –: sono lì appositamente per valutare le circostanze. Se no, ci dica Gramellini, che possiamo fare a meno del giudice. «E, al suo posto, metterci un juke-box», come disse ironicamente, ma non tanto, un giudice che diede ‘solo’ 30 anni ad un femminicida e non l’ergastolo, scatenando le solite polemiche.
Sulla vicenda si sono espressi compatti i presidenti dei Coa della Sardegna: «Ciò non è degno di un paese civile, nel quale il processo penale rimane, innanzitutto, il luogo di protezione di un accusato, presunto innocente, dal rischio di errori giudiziari, e non il luogo in cui celebrare un rito di afflizione degli imputati e di conforto per le presunte vittime; gli accusati e i loro difensori devono avere il diritto, riconosciuto dalla Costituzione e dalla legge e disciplinato in udienza dal giudice, di condurre il controesame nel modo che ritengono più utile per la difesa; le presunte vittime devono avere il diritto di essere protette e tutelate nei luoghi e nelle forme a ciò destinati, senza la trasformazione del processo penale in improprio strumento di tutela e di contrasto ai fenomeni; i giudici devono essere rispettati quando ammettono, consentono ovvero propongono direttamente domande che, per quanto poco piacevoli, sono ritenute necessarie per l’accertamento della verità».
Critiche anche dal Consiglio Direttivo della Camera Penale di Torino in particolare su Gramellini: « Affermare come si legge nel pezzo intitolato “Perché non ha urlato?” che il difensore di uno degli avvocati avrebbe fatto alcune domande alla persona offesa pensando che per vincere una causa tutto sia lecito, come se le domande poste fossero “grossolane stonature” figlie del “cinismo” degli avvocati, significa non aver ben chiaro a che cosa serva un processo, quali siano le sue regole e quale sia l’essenza del diritto di difesa, pilastro inamovibile di ogni Stato liberale».
Infine abbiamo raccolto il commento di Giovanna Ollà, Segretario del Cnf: «inevitabilmente in un processo penale dibattimentale viene fatta una rievocazione dei fatti. E chi la fa per prima è il pm per forza di cose. Quindi che l’avvocato in controesame faccia delle domande su quei fatti che devono essere oggetto di ricostruzione è fisiologico. Le domande poste dal difensore, oggetto di critiche pubbliche, ricordiamo che sono state rese ammissibili dal giudice che fa da filtro. Infine, per me è assurdo che si contrapponga la giusta tutela dell’integrità della persona offesa con la tutela altrettanto giusta del diritto di difesa e delle sue prerogative».
Articolo di Valentina Stella.

03/10/2023

La mozione di Area Dg è un programma politico: le toghe “progressiste” si dicono pronte a uscire dalle aule dei tribunali

04/07/2023

E di queste ore la notizia, oggi su alcuni giornali, della contrapposizione tra gli avvocati del libero Foro di Avezzano e la Presidente del Tribunale. Esprimo, subito, la mia solidarietà alla categoria ed ilplauso al Presidente dell'Ordine di Pietro valente collega che degnamente ha chiesto, con fermezza e vigoro proporzionato all'operato della Presidente, l'immediata rimozione di un provvedimento del tutto ingiustificato, reso a seguito della giusta richiesta degli avvocati, rappresentati dalla loro massima figura istituzionale. Orbene in un Tribunale ove per ottenere un provvedimento, di qualsiasi genere esso sia, si devono attendere almeno 6/8 mesi, ove anche un'omologazione di una separazione ha impiegato tredici mesi per essere comunicata al difensore, salvo vederla datata 8 mesi prima (sarà stata la cancelleria che ha omesso di comunicarla per tutto il tempo in più?), ove le memorie ex art. 171 tre n.01 vengono qualificate, non si comprende perché, come memorie ex art. 186 vecchio rito e la causa rinviata a gennaio 2024, cioè di ben sei mesi, il minimo era contrapporsi. Ho lottato per anni, quasi un trentennio da avvocato e alcuni (4) anni da praticante procuratore perché il tribunale non venisse soppresso. Ho visto crescere speranza ed ottimismo, a volte spenti dalla burocrazia e dalla cecità del legislatore. Ho continuato come tanti, quasi tutti, ha ritenere imprescindibile la tutela del Tribunale di Avezzano. Di fronte però all'arroganza mi scende un panno nero avanti agli occhi. Per questo applaudo il Presidente e tutto il Consiglio. Io avrei reagito più di viscere e avrei sbagliato. Pero, mo basta! Come soleva dire un sempre compianto Maestro avvocato (Cataldi padre) "scine ca scine, ma ca scine 'ntutto, no! Si tenga presente e si capisca una volta per tutti, lo comprendano i cittadini della Marsica, i commercianti, gli imprenditori, i lavoratori, i sindacati, la gente comune, tutti in una parola, il maggior disagio della situazione "tragica" del Tribunale non riguarda gli Avvocati. Non andiamo lasciati soli. Il Tribunale è di tutti e per tutti. Non di meno dell'ospedale. Non può esservi Tribunale senza funzionari e cancellieri. Non può esservi tribunali senza Giustizia resa in tempi ragionevoli. Altrimenti Avezzano, mai assurgerà a città, a Capoluogo di quella terra meravigliosa che si chiama Marsica. Tutto il territorio diverrà meno interessante, perderà valore ed i giovani scapperanno. Come avvocati, lotteremo finché ci sarà una speranza, tutti gli altri Sosa faranno?
Absit iniuria verbis

31/03/2023

Processo civile telematico, come cambia la notifica degli avvocati tramite PEC
22/03/2023
Processo civile telematico, come cambia la notifica degli avvocati tramite PEC
Saranno applicabili dal 1 marzo 2023 le norme relative al processo civile telematico introdotte dal D.Lgs. n. 149/2022. Tra le novità l’introduzione “definitiva” dell’Indice IPA tra gli elenchi pubblici validi per individuare l’indirizzo PEC delle PA quale indirizzo cui effettuare la notifica. Per gli avvocati scatta l’obbligo di notificare gli atti giudiziali in materia civile e gli atti stragiudiziali con modalità telematica quando il destinatario è soggetto obbligato a munirsi di un indirizzo PEC risultante dai pubblici elenchi, ovvero nel caso in cui, pur non essendo obbligato, il destinatario abbia esercitato la facoltà di eleggere domicilio digitale.

La disciplina del processo telematico si arricchisce di alcune importanti precisazioni che riguardano anche le notifiche via PEC effettuate dagli avvocati. Le novità in tema di processo telematico, introdotte dal D.Lgs. n. 149/2022 (attuativo della legge delega per l'efficienza del processo civile), saranno applicabili dal 1 marzo 2023.
La notifica alle PA è valida se è effettuata all’IPA

La notificazione alle pubbliche amministrazioni è validamente effettuata presso l’IPA (Indice delle Pubbliche Amministrazioni), che viene quindi confermato quale pubblico elenco valido per individuare l’indirizzo PEC delle PA.
L’IPA, l’indice dei domicili digitali delle pubbliche amministrazioni, è il pubblico elenco di fiducia destinato a contenere le informazioni sulle Pubbliche Amministrazioni e sui Gestori di pubblici servizi: tra le informazioni che gli enti iscritti devono inserire vi è anche il proprio domicilio digitale.
I nuovi obblighi dell’avvocato di notifica via PEC

In via molto generale si può dire che, con la semplice dotazione di un dispositivo valido di firma digitale e di una procura speciale alle liti previa o contestuale, l’avvocato è pronto per la notifica in proprio via PEC degli atti giudiziari, sempre che “notificante” e “notificato” dispongano di un indirizzo PEC valido e attivo, risultante dai pubblici registri.
Nuovi obblighi in capo all’avvocato in tema di PEC vengono adesso introdotti dal D.Lgs. n. 149/2022. Si prevede l’obbligo, in capo all’avvocato, di notificare gli atti giudiziali in materia civile e gli atti stragiudiziali con modalità telematica (posta elettronica certificata o servizio elettronico di recapito certificato qualificato):
quando il destinatario è un soggetto obbligato a munirsi di un domicilio digitale (indirizzo PEC) risultante dai pubblici elenchi, ovvero
nel caso in cui, pur non essendo obbligato, il destinatario abbia esercitato la facoltà di eleggere domicilio digitale.
Se la notifica telematica (via PEC o via SERC) non è andata a buon fine

Se per causa imputabile al destinatario è impossibile eseguire la notificazione o questa non ha esito positivo (ad esempio, perché la casella di posta del destinatario è piena), l’avvocato è obbligato ad eseguire la notificazione mediante inserimento nell’area web riservata come stabilito dall’art. 359 dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, dichiarando la sussistenza di uno dei presupposti per l’inserimento. In tale ipotesi, la notificazione si perfeziona nel decimo giorno successivo a quello in cui è compiuto l’inserimento.

La disposizione, però - spiega la Relazione illustrativa del provvedimento - circoscrive la fattispecie ai soli casi in cui il destinatario sia soggetto tenuto per legge a iscriversi nel registro INI-PEC (in particolare, imprese e/o professionisti), dal momento che a tali soggetti si rivolge la piattaforma di cui si è detto.

Qualora, invece, il destinatario sia un soggetto non tenuto a iscriversi a INI-PEC, ma che ha volontariamente eletto il proprio domicilio digitale, il legislatore delegato ha ritenuto “preferibile, sia pur a costo di un leggero discostamento dal principio di delega, prevedere che in questi casi la notifica avvenga nelle forme ordinarie, in considerazione della particolare delicatezza del procedimento notificatorio, che deve tendere ad assicurare quanto più possibile che il destinatario abbia effettiva conoscenza dell’atto. […] La notificazione potrà eseguirsi con le modalità ordinarie quando la causa dell’impossibilità di effettuare la notifica con modalità telematiche non sia imputabile al destinatario.”
Notifica cartacea: una facoltà che vale solo se l’avvocato non è obbligato alla notifica via PEC

Lo scenario è quello della notifica in proprio dell’avvocato realizzata con la consegna dell’atto cartaceo nel domicilio del destinatario qualora il destinatario sia un altro avvocato o un procuratore legale, nella sua qualità di domiciliatario di una parte. La novità normativa dettata dal D.Lgs. n. 149/2022 chiarisce che la facoltà, a determinate condizioni, di eseguire la notifica con consegna di copia dell’atto cartaceo nel domicilio del destinatario, è esercitabile soltanto laddove non operi l’obbligo per l’avvocato di eseguire la notifica via PEC o mediante inserimento nell’area web prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
Novità in vigore dal 1 marzo 2023

Le novità del D.Lgs. n. 149/2022 hanno effetto a decorrere dal 1 marzo 2023 e si applicano ai procedimenti instaurati successivamente al 28 febbraio 2023. Ai procedimenti pendenti al 28.02.2023 si applicano le disposizioni anteriormente vigenti.

A cura di Wolters Kluwer

09/01/2023

Ho scelto di candidarmi per il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati perché ho una grande voglia di fare e mettermial servizio della Classe Forense Marsicana. Non può esservi civiltà senza un Tribunale e non può esistere un popolo, quello Marsicano, senza un presidio di legalità e Giustizia.
Per questo mi sono rivolto ai colleghi ed alle colleghe per chiedere il loro sostegno.
Queste, le seguenti, sono le motivazioni che mi spingeranno a dare il meglio per tutti, se mi sarà consentito.

Pregiatissime Colleghe e pregiatissimi Colleghi, ricorro alla forma scritta ed alla e-mail per raggiungerVi tutti, nessuno escluso.
Ho fatto questa scelta per il contingente motivo di essere in ritardo. Non per mia colpa o inerzia, ma gravi e più cogenti problemi mi hanno impedito di essere più tempestivo e immediato. La malattia di mio padre mi ha impegnato in compiti necessari e non defettibili, propri di tutti i figli di un genitore anziano. Questa è però la mia vita privata e potrebbe non interessare a tutti.
Vado, quindi, a ciò che mi spinge a disturbare la Vostra attenzione, anche se solo per pochi minuti.
Ho accettato la proposta di candidarmi per rappresentare l’avvocatura Marsicana nell’organo istituzionale di noi Avvocati, cioè il COA.
Il periodo è duro, a tratti triste.
Irto di difficoltà ed innovazioni, spesso complicate da capire e difficili da digerire.
Lo spettro della soppressione, concreto, molto concreto, quasi indefettibile pende sui nostri colli come una spada di Damocle.
Le difficoltà di relazionarci con i nostri clienti, stanchi delle lunghe attese che caratterizzano ogni giudizio pendente, la mancanza di rapporti con i funzionari, sempre meno numerosi e sempre più esausti, il distacco, sempre più grande con la parte giudicante del sistema Giustizia, hanno determinato una situazione nuova e pesante.
Situazione che si respira dentro lo studio di ognuno di noi. Dagli studi più strutturati, fino allo studio mono professionista come la maggioranza dei nostri “uffici”.
Quando Eleuterio Simonelli mi ha chiesto di fare parte della squadra che stava allestendo ho detto subito di si, dopo aver capito che una soluzione condivisa non era, purtroppo, possibile.
Eleuterio è un collega di valore ed è una persona per bene. Io lo conosco da trenta e più anni e posso garantire sulla Sua persona. E’ animato da un grande rigore e da una passione vera per questa nobile professione che è l’unica disciplinata ai più alti livelli: quelli costituzionali. E’ animato da onore, rispetto, dedizione ed orgoglio di essere Avvocato. Esattamente come chi vi parla, attraverso questo scritto.
Cosa vuole dirci Tony, Vi starete chiedendo… voglio dirVi una cosa diversa da quella che, probabilmente, Vi diranno o Vi avranno detto in molti, forse tutti, tra i candidati. Noi non siamo migliori degli altri ed avremmo gradito fare parte di una unica lista di uomini ed avvocati “veri” che avrebbero “dato il sangue” per almeno due aspetti fondamentali del nostro presente e del nostro futuro : La salvaguardia del Tribunale di Avezzano, rectius della Marsica, e la riconquista di quel ruolo istituzionale e sociale che è proprio dell’essere Avvocati.
Ho vissuto un periodo di splendore di questa professione. Era l’epoca dei Buccini, dei Lucci, dei Mastrodicasa, dei Palanza, dei Cambise, dei Milo, dei D’ambrosio e da ultimo ma non ultimo dei Cataldi, e di tanti altri che mi hanno fatto amare questa professione.
E’ giunto il momento di risollevare la toga. Raccoglierla da terra, spolverarla e brandirla come potente simbolo di libertà e di rispetto.
La nostra è una nobile professione che viene sminuita dal “comune sentire”, dalle difficoltà che di giorno in giorno ci vengono poste davanti il nostro cammino, della pressione fiscale e tributaria e sfinita dalle lungaggini imposte da un sistema malato e incancrenito dalla burocrazia e dal menefreghismo imperante.
Voglio, tramite la mia candidatura, provare a risollevare la nostra funzione, partendo dal Tribunale.
Non può esserci futuro senza il Tribunale.
Un Tribunale che funzioni e che imponga, per la Sua efficienza, il rispetto dovuto verso tutte le componenti del sistema Giustizia, per primi tra i pari gli avvocati.
Il mio invito a votare la lista della quale faccio parte e la mia persona fonda su una sola, granitica certezza: ci impegneremo con tutte le nostre forze per migliorare le cose, risolvendo i problemi più impellenti che ci mantengono svegli di notte.
Non siamo migliori degli altri, ma ci sapremo impegnare fino alla fine per raggiungere risultati concreti. Senza mai, sottolineo mai, chinare il capo di fronte a chicchessia.
Credo nel vostro sostegno.
Grazie.
Avv. Antonio iannucci (Tony)

Indirizzo

Via Tommaso Di Lorenzo, 3
Magliano De' Marsi
67062

Telefono

+393477859356

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Studio Legale Iannucci pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Studio Legale Iannucci:

Condividi