30/10/2025
“Ma lei è contro Halloween?
Ma cosa c’è di male a fare dolcetto o scherzetto?”
Nulla. Non sto dicendo di vietare ai bambini di travestirsi da fantasmi e di andare in giro a divertirsi per le strade chiedendo cioccolatini, ma di affiancare a tutto ciò il valore e la verità sul significato di questa ricorrenza. E’ per questo che a scuola abbiamo scelto di celebrare in classe la Festa degli Antenati.
La commemorazione dei Defunti è ormai qualcosa di divertente, il Natale con l’elfo sulla mensola è divertente, il Carnevale è scherzoso e divertente, la Pasqua con la caccia alle uova è divertente, la fine della scuola è divertente con i palloncini i fumogeni (!!!!!), l’estate è divertente, i compleanni sono divertenti (con affitti di locali e animatori sin dalla più tenera età perché bisogna far divertire i bambini)…
Educare non è divertire.
Educare non è intrattenere.
Educare non è fare il “lavoretto” a tema.
Le scuole si stanno sempre più tragicamente uniformando a tutte queste richieste perchè “i genitori se lo aspettano” (quante volte mi sento dire questa frase!), ma questo è solo un alibi. Il genitore si aspetta solo una cosa: professionalità e competenza, e quando le trova inizia a fare un percorso di crescita grazie al proprio figlio e a guardare sempre di più il bambino come una PERSONA.
Chiedere ai genitori un ricordo della loro famiglia che vogliono trasmettere come eredità ai propri figli, o chiedere di riflettere sulla qualità che il proprio bambino porta nel mondo, o di trovare le parole per raccontare al loro bambino il valore e il significato del nome che hanno scelto per lui, è impegnativo per un’insegnante.
Perché c’è il genitore che sfugge, quello che non sa cosa deve scrivere, quello che non legge neanche la lettera con la richiesta, quello che non capisce l’italiano, quello che si dimentica, quello che non ha voglia… e potrei andare avanti all’infinito. Oggi dei genitori bisogna prendersi cura.
Poi in classe accendi una piccola candela per ringraziare tutti coloro che ci hanno preceduto e grazie ai quali siamo qua oggi, i nostri antenati. I bambini in cerchio attendono il momento in cui le maestre leggeranno il ricordo che ciascuna famiglia ha voluto donargli scritto sulla foglia dell’albero dei ricordi. Poi ricevono una piccola chiave come simbolo dello scrigno dei ricordi più preziosi che ognuno tiene gelosamente nel proprio cuore.
Sono attimi di sorrisi, di condivisione, di commozione, di abbracci.
Ed è nutrimento per l’anima.
Educare è saggezza, è valore, è fatica, è ascolto, è consapevolezza, è responsabilità.
È anche andare contro corrente.
Se poi tutto ciò si riesce a fare con la gioia nel cuore, in questo momento storico, allora si riesce a fare davvero la differenza.
Laura Mazzarelli
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