14/10/2018
Questa mia è perché i miei circa 2000 amici di Facebook esprimano il loto parere su quanto da me scritto giorni fa al Direttore de Il Tirreno e mi facciano sapere, ove lo ritengano, il loro pensiero sul concetto di “libertà di stampa” e se il modo di operare di detto giornale rispecchi o meno detto canone, fondamentale in un regime democratico, La questione ovviamente non tanto mi interessa per le doglianze, giustificate, dei miei clienti, ma per principi ben più importanti che essa pone. Il silenzio di detto giornale credo risponda da solo, quindi oltre al vostro parere mi piacerebbe anche che condivideste, così alla fine, grazie ad Internet, saranno molti più dei 25.000 lettori che ora sono rimasti a questa testata ( anni fa erano 130.000 se non ricordo male) ad avere notizia di come qualcuno garantisce la conoscenza dei fatti. Questa la mia lettera non pubblicata, anche perché difficile sarebbe stato dare una risposta adeguata. “Egregio direttore, è la prima volta, in tanti anni di carriera e vita professionale, che invio una lettera al quotidiano della mia città per dolermi di un comportamento che ritengo violi i principi cui si deve improntare un corretto uso della libertà di stampa.
Questa mia vuole essere più per l’affermazione di un principio, che ritengo fondamentale come garantito nei termini voluti dalla nostra Carta Costituzionale, che un riferimento al caso specifico.
Orbene nel novembre 2012 il Suo giornale, a tutta pagina, in cronaca, proponeva sotto un titolo ad effetto “Perquisizioni a Villa Perti indagata madame Landozzi”, un articolo che riportava notizie non certo avute da noi difensori e senza neppure annotare eventuali osservazioni di questi.
Nel giugno 2014, con tre articoli a tutta pagina, ancora ad effetto il Suo giornale alzava il tiro, con titoli quali il 04/06 “Sequestrata Villa Perti Maxi frode dalla Russia – I proprietari non avrebbero dichiarato quasi 19 milioni di euro”, lo 05/06 “Sigilli a Villa Perti ricostruzione sommaria del PM”, il 26/06 “Sul Fronte indagini il sequestro di Villa Perti Dalla Russia con il malloppo della moda un giro di affari di circa 18 milioni” ed ancora il 23/10/2015 “Da Kiton a Peuterey, il toop dell’alta moda sfila nel processo Landozzi – l’imprenditore e la moglie accusati di estovestizione”. Lascio l’elencazione di altri articoli, nessuno dei quali benevoli o portatore di dubbi, fatti dal quotidiano da Lei diretto.
Ovviamente diversa la linea della difesa con un processo che si è concluso il 19 settembre u.s., con una sentenza di assoluzione dei Signori Luca Landozzi e Claudia Baronti, con la formula “perche il fatto non susssiste” e quindi con la formula più ampia che il nostro codice di rito penale preveda.
Mi sarei aspettato che il Suo giornale avesse dato la notizia di tale assoluzione , con analogo rìsalto e visibilità con la quale aveva presentato la vicenda nella fase delle indagini e processuali, invece con mia meraviglia il giorno successivo leggo un trafiletto di poco più di venti righe a margine di una pagina interna della cronaca.
Non mi sento di censurare l’ardore con cui era stata data notizia delle indagini, con foto e particolari anche non rilevanti ai fini processuali, ritenendo che tutto questo possa far parte di intendere un modo di fare audience, anche se io ritengo che apprezzo particolarmente quelle testate che cercano anche di ascoltare la voce di chi è oggetto delle indagini, ma certo non ritengo obbiettivo il modo con cui è stata data la notizia di una assoluzione peraltro con formula amplissima e con nemmeno un cenno sull’avvenuto dissequestro di tutti i beni, dopo anni di titoli accusatori.
Avevo manifestato questo mio disappunto al vostro cronista di giudiziaria e lo stesso, pur non condividendo (a differenza di altri vostri colleghi) quanto da me lamentato, aveva detto che le poche righe dell’assoluzione erano conseguenza solo la mancanza di tempo, ma che il giornale sarebbe tornato sull’argomento per dare notizia appropriata. Purtoppo, in linea con un vecchio brocardo, “spero, promitto et iuro” reggono l’infinito futuro.
Allora mi consenta di ricordarle , frase certamente a lei nota, di Benjamin Disraeli “ La notizia è quella che viene da nord, est, ovest e sud, e se proviene da un solo punto cardinale è un articolo classista e non una notizia”.
Ciò detto rimango assertore dei principi di Voltaire e cioè che, se anche disapprovo il modo di come avete dato le notizie di questo fatto “difenderò sempre il vostro diritto a dirlo”.
Spero che questa mia trovi il giusto spazio, dovuto anche a chi ha sofferto per gli articoli sopra richiamati, dato anche che la ritengo una notizia più interessante del pignoramento di un’auto cui il vostro giornale ha dato rilavante risalto, e soprattutto trattandosi di argomento che pone il problema di cosa debba intendersi per vera “ libertà di stampa”.
Grazie per l’attenzione e cordiali saluti.
Giuseppe Batini”