15/02/2026
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📌 PNRR, misure acceleratorie e il rischio della “macelleria giudiziaria”
Le misure acceleratorie del PNRR nascono con un obiettivo condivisibile: ridurre l’arretrato, rendere il processo più efficiente, rispondere all’Europa con numeri migliori.
Il problema è quando l’efficienza diventa un fine, non più uno strumento.
Sempre più spesso si percepisce — e chi lavora quotidianamente nei tribunali lo sa — un fenomeno preoccupante:
sentenze d’appello “standardizzate”, motivazioni stereotipate, rigetti scorciatoia che sembrano scritti prima ancora di leggere le difese.
Non è una questione di soccombenza.
Chi fa l’avvocato sa perdere.
Il processo è il luogo in cui si accerta un diritto.
E l’accertamento richiede studio, confronto, analisi reale delle difese, non la semplice ricerca della formula motivazionale più rapida.
La riduzione dei tempi non può trasformarsi in riduzione del pensiero.
La sintesi non può diventare superficialità.
L’obiettivo statistico non può comprimere la qualità della decisione.
Questa che la Cartabia ha creato non è una giustizia migliore. È solo una giustizia più rapida nel commettere errori.
E quando l’appello — che dovrebbe essere sede di controllo effettivo — diventa un passaggio formale, la fiducia nel sistema si erode silenziosamente.
Il rischio è che le “misure acceleratorie” diventino, nei fatti, una forma di macelleria giudiziaria silenziosa: meno arretrato sulla carta, meno giustizia nella sostanza. E più lavoro per la Cassazione (per chi può permettersela).
E senza sostanza, i numeri non valgono nulla.👉 Stiamo davvero rendendo la giustizia più efficiente, o stiamo solo rendendo più rapido il rigetto?
👉 L’accelerazione del PRR sta migliorando la qualità delle decisioni o sta comprimendo il diritto di difesa?
Il tema non è ideologico.
È sistemico.