12/05/2026
Con piacere condivido una sintesi dell'articolo apparso su "Salento Medico" del mese di marzo, in cui affronto nuovamente il tema dell'Intelligenza Artificiale, portando a sintesi atti congressuali degli ultimi tre anni.
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE IN SANITÀ: PROSPETTIVE, RISCHI, POSSIBILITÀ
Prof. Avv. Giuseppe Calogiuri
Avvocato e Professore universitario presso Università LUM
Autore di “Il diritto sanitario tra cura e legge”
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE IN SANITÀ: PROSPETTIVE, RISCHI, POSSIBILITÀ
Prof. Avv. Giuseppe Calogiuri - Avvocato e professore universitario presso Università LUM.
Autore di “Il diritto sanitario tra cura e legge”.
Parlare oggi di intelligenza artificiale non significa più fare riferimento a una tecnologia del futuro, ma a una realtà già pienamente integrata nella nostra vita quotidiana: dagli smartphone alle automobili, dai sistemi di navigazione ai motori di ricerca, fino ad arrivare, sempre più frequentemente, anche all’ambito della pratica sanitaria.
È quindi naturale che l’intelligenza artificiale entri negli ambulatori, nei reparti, nelle sale diagnostiche e nei processi organizzativi delle strutture sanitarie; la sanità, del resto, è uno dei settori in cui la disponibilità di grandi quantità di dati e la necessità di decisioni rapide rendono questa tecnologia particolarmente attrattiva.
Tuttavia, è opportuno chiarire subito un punto fondamentale, al fine di scongiurare facili equivoci sia sotto il profilo clinico sia sotto il profilo giuridico: l’intelligenza artificiale non è una mente elettronica e non ragiona come un essere umano.
L’IA non ha coscienza, non ha intenzioni, non ha capacità di comprensione o di giudizio. Dal punto di vista tecnico e giuridico, l’IA è uno strumento straordinariamente capace di analizzare grandi quantità di dati e individuare correlazioni di matrice squisitamente statistica.
Quando nel linguaggio comune diciamo che l’intelligenza artificiale “ragiona”, stiamo usando una semplificazione: in realtà, l’IA calcola probabilità, e lo fa con una velocità e una capacità di elaborazione che superano quelle umane.
Alla base dell’intelligenza artificiale, infatti, c’è il cosiddetto machine learning, cioè l’apprendimento automatico, che opera secondo un meccanismo abbastanza intuitivo. Si forniscono al sistema enormi quantità di dati (pensiamo a migliaia di radiografie, TAC, ECG o cartelle cliniche), il sistema analizza questi dati e individua schemi ricorrenti, formulando classificazioni ben precise con un margine di errore che va riducendosi di volta in volta.
Se mostriamo a un algoritmo migliaia di immagini di polmoni sani e patologici, l’intelligenza artificiale non “capisce” che cosa sia una malattia; impara, però, che alcune caratteristiche visive sono statisticamente più frequenti in presenza di determinate patologie. Quindi il processo di elaborazione si fonda sulla capacità di riconoscere dati, raggruppandoli in maniera statisticamente logica.
Ed è proprio per questo motivo che l’Intelligenza Artificiale è particolarmente utile quando i dati sono numerosi, complessi e quando è richiesta rapidità di analisi. In questi contesti diventa un assistente potentissimo, capace di elaborare in pochi secondi informazioni che un essere umano impiegherebbe molto più tempo a valutare.
Il settore sanitario è uno degli ambiti in cui l’intelligenza artificiale sta mostrando il maggiore potenziale applicativo.
Pensiamo all’analisi delle immagini diagnostiche, al supporto nella lettura degli ECG, all’individuazione precoce di patologie oncologiche o cardiovascolari, o all’analisi di dati clinici complessi.
In tutti questi ambiti, ed è importante sottolinearlo con forza, l’intelligenza artificiale supporta il medico, ma non lo sostituisce: il decisore finale resta sempre il professionista sanitario.
Ogni paziente è diverso, ma l’IA consente di incrociare dati clinici, genetici, informazioni sullo stile di vita e risposte a terapie già intraprese, favorendo una medicina sempre più personalizzata, che rappresenta uno degli obiettivi più rilevanti della medicina contemporanea.
Inoltre, grazie alla sua capacità predittiva, l’intelligenza artificiale può individuare i fattori di rischio, prevedere l’insorgenza di alcune patologie e segnalare situazioni critiche prima che diventino emergenze cliniche.
Accanto agli aspetti clinici, esiste poi un profilo spesso meno visibile, ma giuridicamente molto rilevante: l’organizzazione e la gestione delle strutture sanitarie.
L’Intelligenza Artificiale può migliorare la gestione dei posti letto, l’ottimizzazione dei turni, la previsione dei flussi di pazienti o la riduzione delle liste d’attesa.
Dal punto di vista medico-legale, un’organizzazione più efficiente è anche un’organizzazione più sicura, perché riduce il rischio clinico.
Ogni innovazione tecnologica che entra nel rapporto di cura pone però una domanda inevitabile: chi risponde se qualcosa non funziona come dovrebbe?
La risposta giuridica è chiara e va detta senza ambiguità:
l’Intelligenza Artificiale non è un soggetto di diritto.
Non può essere chiamata in giudizio, non può assumere responsabilità, non può rispondere di un errore. Questo significa che l’uso dell’IA non elimina la responsabilità, ma la redistribuisce tra i soggetti umani coinvolti.
Nel nostro ordinamento, il medico resta il garante della salute del paziente, secondo i principi della responsabilità sanitaria delineati, tra l’altro, dalla Legge Gelli-Bianco (Legge 24/2017).
L’intelligenza artificiale, sul piano giuridico, è qualificata come strumento di supporto all’attività clinica. Tradotto in termini pratici: il medico non può limitarsi a seguire passivamente l’indicazione dell’algoritmo, ma è tenuto a valutare criticamente ogni dato emerso, è tenuto a verificarne la coerenza con il quadro clinico complessivo e a inserirla nella concreta situazione del paziente.
Un utilizzo acritico della tecnologia può integrare una violazione dei doveri di diligenza, prudenza e perizia, con possibili ricadute sul piano della responsabilità professionale.
Naturalmente, può accadere che l’errore non dipenda dal medico, ma dal sistema:
dati di addestramento inadeguati, limiti non dichiarati, errori di progettazione o difetti del software.
In questi casi entra in gioco la responsabilità del produttore, secondo la disciplina europea sulla sicurezza dei prodotti e sulla responsabilità da prodotto difettoso, oggi in fase di aggiornamento proprio per includere i sistemi di intelligenza artificiale.
L’Unione Europea, infatti, ha fatto una scelta precisa: promuovere l’innovazione senza rinunciare alla tutela dei diritti fondamentali.
Da un lato abbiamo il Regolamento (UE) 2016/679 (il cosiddetto GDPR), che tutela i dati sanitari come dati particolarmente sensibili, imponendo principi di liceità, trasparenza, sicurezza e minimizzazione: semplificando il paziente ha diritto a sapere come i suoi dati vengono trattati e per quali finalità.
Dall’altro lato abbiamo il nuovo A.I. Act, che qualifica molti sistemi di intelligenza artificiale utilizzati in ambito sanitario come sistemi ad alto rischio. Questo comporta obblighi stringenti di controllo, tracciabilità, supervisione umana e affidabilità dei sistemi.
L’obiettivo del legislatore europeo non è bloccare l’uso dell’Intelligenza Artificiale, ma renderla sicura, controllabile e giuridicamente governabile.
Un ruolo centrale è svolto anche dalle strutture sanitarie, chiamate a scegliere tecnologie adeguate, formare il personale, integrare l’IA nei protocolli clinici e monitorarne l’utilizzo nel tempo.
Resta infine un tema essenziale: il consenso informato.
Il paziente deve essere informato se e in che misura l’intelligenza artificiale viene utilizzata nel suo percorso di cura. Non è necessario spiegare il funzionamento tecnico dell’algoritmo, ma è indispensabile garantire chiarezza, trasparenza e consapevolezza, in linea con i principi già affermati dalla giurisprudenza sul consenso informato.
In conclusione, l’intelligenza artificiale rappresenta un potente alleato della medicina moderna, ma il diritto ci ricorda che la tecnologia non è mai neutra e che la responsabilità non può essere delegata a una macchina.
Il futuro della sanità non sarà fatto di macchine che sostituiscono i medici, ma di medici che lavorano meglio grazie alle macchine, restando sempre al centro del processo di cura, della decisione clinica e della responsabilità giuridica.
Anche nell’era degli algoritmi, la cura resta un atto meravigliosamente umano.
Prof. Avv. Giuseppe Calogiuri