16/06/2022
Oggi vi parlerò di una triste storia, ma con un lieto fine.
Vi parlerò di Singh (nome inventato per riservatezza), un cittadino indiano, in Italia da oltre 20 anni.
Singh è un immigrato, uno di quelli con il regolare permesso di soggiorno, onesto e che come tanti lavora nei campi a pochi euro l’ora.
Giunto all’età di 67 anni Singh, vivendo in Italia da oltre 10 anni, nel 2014 si reca al Patronato INCA – CGIL di Aprilia, tramite il quale presenta domanda all’INPS per l’ottenimento dell’assegno sociale previsto per Legge.
L’Istituto nega la prestazione per cui il povero Singh è costretto ad intraprendere un’azione legale nei confronti dell’Ente, continuando a lavorare per il proprio sostentamento.
Nonostante la causa fosse di natura esclusivamente documentale e di pronta decisione, a causa delle varie vicissitudini che hanno interessato il Tribunale di Latina ed in particolare la sezione lavoro, passano ben sei anni prima di addivenire ad una decisione che però respinge le richieste di Singh negando ancora una volta il suo diritto alla prestazione assistenziale.
A questo punto il povero Singh - di oltre 70 anni - bracciante agricolo nei campi della provincia di Latina, si vede ancora una volta costretto a promuovere una azione giudiziaria per veder riformata la sentenza.
La Corte di Appello di Roma, dopo soli (si fa per dire) due anni, accoglie le richieste di Singh, condannando l’INPS al pagamento dell’assegno sociale in suo favore dalla data della domanda (2014) e delle spese processuali del doppio grado di giudizio.
La storia di Singh ha un lieto fine…
Certo, ma quanta sofferenza ha dovuto patire un cittadino per rivendicare i propri diritti?
Quanto lavoro nei campi hanno dovuto svolgere le braccia di Singh, prima che lo Stato intervenisse a concedere la dovuta tutela?
Non era forse onere dell’Istituto valutare meglio la domanda di Singh?
Non era forse compito degli organi di controllo dell’Istituto, verificare più adeguatamente l’operato dell’Ufficio e risolvere in via amministrativa il caso per assicurare ai cittadini gli adeguati mezzi di sussistenza ed evitare all’INPS più gravose spese di giudizio?
Non era forse obbligo del Tribunale di Latina fornire una decisione in tempi brevi e soprattutto adeguati alla materia assistenziale sottesa alla questione?
Dal 2014 sicuramente molti passi in avanti sono fatti e la Sezione Lavoro del Tribunale è stata dotata di quelle risorse umane (in termini di Magistrati) di cui era assolutamente carente. I tempi della giustizia sono stati ridotti ma questo Territorio ha necessita di una tutela immediata dei diritti assistenziale e previdenziali in quanto “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale ed i lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita”.
Una Società, la nostra Società, non può dirsi civile fintanto siano lesi i diritti dei cittadini ed “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Oggi vi ho parlato di una storia triste come tante… una delle tante vittime dei tempi processuali, ma ancor prima della superficialità dell’Ente pubblico che troppo spesso evade le pratiche senza tener conto delle tutele che è tenuto a garantire ai cittadini.