Studio Legale Avv. Francesco Nepi

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Lo Studio Legale Nepi ottiene un altro provvedimento di apertura per una procedura di ristrutturazione dei debiti del co...
04/03/2025

Lo Studio Legale Nepi ottiene un altro provvedimento di apertura per una procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore. Ringrazio il nostro referente Avv. Cira Di Feo per il prezioso contributo.

07/06/2023

Esecuzione Forzata-Tutela del consumatore, una possibilità concreta per salvare la casa.

Il 6 aprile 2023 è stata pubblicata un’importantissima sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, la n. 9479/2023 sulla tutela del consumatore nell’esecuzione forzata fondata su titolo costituito da decreto ingiuntivo non opposto.
La Corte, ha enunciato i seguenti principi di diritto:
Fase esecutiva
Il giudice dell’esecuzione:
a) in assenza di motivazione del decreto ingiuntivo in riferimento al profilo dell’abusività delle clausole, ha il dovere – da esercitarsi sino al momento della vendita o dell’assegnazione del bene o del credito – di controllare la presenza di eventuali clausole abusive che abbiano effetti sull’esistenza e/o sull’entità del credito oggetto del decreto ingiuntivo;
b) ove tale controllo non sia possibile in base agli elementi di diritto e fatto già in atti, dovrà provvedere, nelle forme proprie del processo esecutivo, ad una sommaria istruttoria funzionale a tal fine;
c) dell’esito di tale controllo sull’eventuale carattere abusivo delle clausole – sia positivo, che negativo – informerà le parti e avviserà il debitore esecutato che entro 40 giorni può proporre opposizione a decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 650 c.p.c. per fare accertare (solo ed esclusivamente) l’eventuale abusività delle clausole, con effetti sull’emesso decreto ingiuntivo;
d) fino alle determinazioni del giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 649 c.p.c., non procederà alla vendita o all’assegnazione del bene o del credito;
e) se il debitore ha proposto opposizione all’esecuzione ex art. 615, primo comma, c.p.c., al fine di far valere l’abusività delle clausole del contratto fonte del credito ingiunto, il giudice adito la riqualificherà in termini di opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c. e rimetterà la decisione al giudice di questa (translatio iudicii);
f) se il debitore ha proposto un’opposizione esecutiva per far valere l’abusività di una clausola, il giudice darà termine di 40 giorni per proporre l’opposizione tardiva – se del caso rilevando l’abusività di altra clausola – e non procederà alla vendita o all’assegnazione del bene o del credito sino alle determinazioni del giudice dell’opposizione tardiva sull’istanza ex art. 649 c.p.c. del debitore consumatore.
Perché è importantissima questa sentenza?
Perché permetterebbe al consumatore/ debitore esecutato di bloccare l’esecuzione forzata, opponendosi tardivamente alla procedura esecutiva, anche se non l’ha fatto in precedenza, perché magari è rimasto inerme oppure ha fatto scadere i termini per un’opposizione.
La Cassazione infatti ha stabilito in buona sostanza che qualora il credito da cui è nata l’esecuzione forzata, derivi da un contratto contenente clausole abusive contrarie ai diritti del consumatore, ovvero quelle che ad esempio escludono o limitano la responsabilità del professionista/banca, oppure quelle che limitano le azioni del consumatore nei confronti del professionista/banca, il pignoramento possa essere bloccato definitivamente, con la possibilità quindi di salvare la propria casa, il tutto fino al momento della vendita o dell’assegnazione del bene o del credito.

Il Tribunale di Latina omologa un accordo con i creditori ex Legge n.3/2012.Gestore Studio Legale Avv. Francesco NepiUn ...
08/03/2023

Il Tribunale di Latina omologa un accordo con i creditori ex Legge n.3/2012.
Gestore Studio Legale Avv. Francesco Nepi
Un grazie alla Collega Cira Di Feo che ha assistito il debitore sovraindebitato.

23/09/2022

LA CESSIONE DEL CREDITO: UNO STRUMENTO UTILE PER LE AZIENDE.

Una delle voci più importanti del bilancio di un’azienda è quella che si riferisce al credito commerciale.

Quando però i crediti sono scaduti da almeno tre mesi, e non è stato possibile procedere al recupero, impattano negativamente sul bilancio di una azienda.

I crediti così deteriorati diventano inesigibili.

Le aziende hanno diverse opzioni per gestire i crediti deteriorati e inesigibili.

Una delle possibilità più interessanti è rappresentata dalla cessione del credito.

La cessione del credito è un accordo contrattuale attraverso il quale si trasferisce il diritto di credito di un soggetto (definito cedente) ad un acquirente terzo (il cessionario) che lo acquista ad un determinato prezzo, per poi procedere alla riscossione nei confronti del debitore (il ceduto).

L’istituto della cessione può essere distinto in due categorie:

Cessione pro soluto si riferisce alla possibilità, per il cedente, di non rispondere dell’eventuale inadempienza del debitore. Il cessionario non può quindi pretendere la prestazione dal cedente;

Cessione pro solvendo nel caso in cui il cedente garantisce la sussistenza del credito e risponde dell’eventuale inadempienza del debitore.

Nella cessione pro soluto il creditore può trasferire a titolo oneroso o gratuito il suo credito anche senza ricevere il consenso del debitore, a patto che il credito non abbia carattere strettamente personale o non sia vietato dalla legge.

Il rischio di inadempimento è quindi interamente a carico della società acquirente e non presenta rischi di rivalsa.

Secondo quanto prevede il Testo Unico delle imposte sui redditi (TUIR – art.101, comma 5) ogni qualvolta il contribuente dimostra l’infruttuosità dell’attività di recupero del credito è possibile beneficiare della deducibilità delle perdite sui crediti inesigibili attraverso la cessione del credito pro soluto.

In sostanza, dimostrando l’impossibilità di recuperare un credito è possibile pagare meno tasse.

Facciamo un esempio.

Importo complessivo da cedere € 600.000,00

Corrispettivo per l’acquisto dei crediti € 600,00

Risparmio Fiscale € 144.456,00

Altri vantaggi.

La cessione dei crediti consente alla società cedente di adempiere all'obbligo civilistico di cui all'articolo 2423 c.c. dove si afferma che il bilancio deve essere chiaro, veritiero e corretto, soprattutto in presenza di obblighi di revisione del bilancio.

Cedere poi crediti inesigibili facilita l’accesso al credito ed ai vari servizi finanziari: infatti un bilancio caratterizzato da un volume di crediti di grandi dimensioni, rappresenta un segnale negativo agli occhi delle banche e potrebbe rappresentare un problema: ecco che la cessione ha riflessi positivi anche sul rating dell’impresa, agevolando quelli che sono i rapporti con gli istituti di credito.

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28/04/2020

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17/04/2020

Hai estinto o rinnovato una cessione del quinto?
Contattami potresti avere diritto ad un rimborso.

Il Tribunale di Napoli con la sentenza n.1340/2020 del 7 febbario 2020 ha applicato per la prima volta il principio sancito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea in materia di restituzione dei costi sostenuti e non goduti, in caso di estinzione anticipata di un finanziamento con cessione del quinto.
La Banca è stata condannata alla restituzione di tutti i costi pagati e non goduti, adeguandosi all’indirizzo dei Giudici della C.G.U.E., che con decisione dell’11.9.2019, avevano stabilito che l’art. 16 della Direttiva 2008/48 CE, deve esere interpretata nel senso che, il consumatore ha diritto alla riduzione del costo totale del credito, senza distinzioni tra quelli “up front” e “recurring”.
Per cui il consumatore vede adesso aumentare le possibilità di ottenere un rimborso, quando estingue anticipatamente una cessione del quinto.
Vuoi avere altre informazioni?
Contatta l’Avv. Francesco Nepi

11/04/2020

I dipendenti della scuola hanno diritto di vedersi ricostruita la propria carriera scolastica, con ricalcolo dell’anzianità e rideterminazione dell’inquadramento retributivo, lo stabilisce la Cassazione.

In data 28.11.2019, la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito alla questione relativa alla ricostruzione di carriera del personale scolastico e, in particolare, alla legittimità della normativa interna contenuta nel d.lgs.297/94, alla luce del principio comunitario di non discriminazione di cui alla clausola 4 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, allegato alla direttiva 1999/70/CE.
La Suprema Corte ha censurato la normativa italiana applicata dal Ministero dell’Istruzione per la ricostruzione di carriera dei propri dipendenti, immessi in ruolo dopo diversi anni di precariato, stabilendo che l’anzianità di servizio di quest’ultimi, va ricalcolata con gli stessi criteri del dipendente assunto “ab origine” a tempo indeterminato, ponendo definitivamente fine a ogni tipo di discriminazione tra dipendenti precari e dipendenti di ruolo del Ministero dell’Istruzione.
La pronuncia della Cassazione consentirà al personale docente e ATA di ottenere importanti benefici sia ai fini economici, vedendosi riconosciute ingenti somme a titolo di arretrati e ottenendo un cospicuo aumento del proprio stipendio, sia ai fini pensionistici di anzianità di carriera maturata.

Chi può agire in giudizio per far valere i propri diritti?
I ricorsi sono destinati al personale docente ATA e DSGA
1) di ruolo con una anzianità pre–ruolo superiore a 4 anni che non ha ottenuto l’integrale riconoscimento del servizio pre-ruolo ai fini della ricostruzione di carriera;
2) non di ruolo ai fini del recupero dell’intera retribuzione calcolata in base agli aumenti previsti dal CCNL Comparto Scuola;
I documenti necessari per procedere con il ricorso sono:
- Copia di un documento di riconoscimento;
- Procura alle liti;
- Privacy;
- Contratto professionale;
- Copia decreto di ricostruzione di carriera;
- Copia ultimi n. 4 cedolini di stipendio.
Quanto costa il ricorso?
Non sono previsti costi di avvio del ricorso.
Il cliente corrisponderà allo studio una quota pari al 10% , solo in caso di esito positivo del giudizio, calcolata sulla base del vantaggio economico complessivamente ottenuto.
Vuoi avere altre informazioni in merito?

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