30/12/2023
(✏️ Gino Pagliuca) Uno dei temi che più hanno tenuto banco nel 2023 è quello del caro casa. In particolare al centro delle polemiche c’è il costo degli affitti, improponibile ormai per una famiglia e men che meno per un single con reddito medio. I canoni sono molto alti anche perché le abitazioni messe sul mercato sono poche. Sotto accusa il boom degli affitti brevi, ma questa a ben guardare è solo una parte del problema: secondo gli ultimi dati di Inside Airbnb le abitazioni disponibili sulle piattaforme di intermediazione sono 19.732, cui si aggiungono 4445 stanze. I dati sono aggiornati a fine settembre e probabilmente oggi sono ancora più alti, ma resta il fatto che il numero di alloggi è offerti è poco superiore al 3% dello stock residenziale di Milano.
Le soluzioni dirigiste del mercato prospettate (se n’è dibattuto molto sulle pagine del Corriere con il botta e risposta tra Comune e costruttori) rischiano di restare sulla carta. Obbligare a destinare a social housing una quota del 40% dei nuovi progetti di superficie superiore a 5.000 metri quadrati ad esempio quasi inevitabilmente farà sì che tutti i nuovi progetti arriveranno al massimo a 4.999 metri quadrati. Limitare come si ventila la possibilità di effettuare affitti brevi, ad esempio stabilendo un numero massimo di giorni all’anno in cui poter ospitare, avrebbe sì come conseguenza quello di ridurre l’appeal della formula come altrettanto verosimilmente quello di aumentare le transazioni in nero, ma è molto improbabile che porti a un significativo aumento della disponibilità di case in città. Molti alloggi in realtà restano vuoti e non vengono immessi sul mercato perché non si ha certezza di poter liberare la casa se l’inquilino non paga. Continua a leggere l'articolo sul Corriere 👉