10/09/2017
11 SETTEMBRE: 1973 E 2001
A. 11 settembre 1973, ore 6,00, Valparaiso (Cile). Marinai della marina militare cilena, capeggiati dai loro comandanti, scendono dalle navi e si dirigono su alcuni camions verso Santiago per deporre il socialista Salvador Allende, Presidente democraticamente eletto dai cileni.
Ore 7,20. Informatone, il Presidente Allende lascia la sua abitazione e si dirige al palazzo presidenziale, la Moneda.
Ore 8,00. Alcuni carri armati dell’esercito circondano la Moneda. Allende telefona al comandante dell’Esercito, Pinochet, a quello dell’Aeronautica, Leigh e a quello della Marina, amm. Montero.
Nessuno risponde. Pinochet e Leigh, pur avendo giurato fedeltà alla Costituzione da poche settimane, sono nel quartier generale del colpo di stato.
L’amm. Montero, che al golpe è contrario, è agli arresti domiciliari, per ordine dell’amm. Merino che si è autonominato comandante della Marina.
Allende non ha bisogno di chiamare il comandante dei Carabineros, Sepulveda: è lealmente alla Moneda con lui.
Ore 8,42. Alla radio nazionale viene letto il proclama dei golpisti: “Il Presidente della Repubblica deve rimettere il mandato alle Forze Armate”. “Sospensione immediata di ogni attività informativa”. “I cittadini rimangano in casa per evitare vittime innocenti”. “Firmato: per l’Esercito: Pinochet; per l’Aeronautica: Leigh; per la Marina: Merino; per i Carabineros: Mendoza”.
Il generale Sepulveda apprende così di non essere più il legittimo comandante dei Carabinieri.
Ore 8.50. Il colonnello Sanchez offre ad Allende per la prima volta di lasciare con la famiglia il Cile a bordo di un D.C.6. Il Presidente rifiuta sdegnosamente. Richiesta e rifiuto sono reiterati altre due volte.
Ore 9,30. Soldati, autoblindo e altri carrarmati circondano la Moneda.
Ore 9,50. Allende lancia un proclama tramite radio Magallanes, che, collegata alla Moneda, sarà bombardata subito dopo dall’Aeronautica. Dice: “È possibile che ci schiaccino. Ma il domani sarà del popolo, sarà dei lavoratori”.
Ore 11,00. Comincia l’attacco alla Moneda. Con cannoni di carrarmati, con aerei che sganciano bombe, con mitragliatrici. Dalla Moneda il generale Sepulveda, alcuni Carabinieri, la guardia del corpo del Presidente costituita dalla polizia civile, comandata dall’ispettore Sedane e volontari nel frattempo affluiti sparano con mitragliatrici e mitra. Una lotta impari.
Ore 13,42. Allende ottiene dai golpisti una tregua per far uscire dalla Moneda chi intende arrendersi. Convince tutti ad uscire, promettendo che sarebbe uscito anche lui. Rimasto ultimo, si spara con la stessa mitragliatrice con la quale aveva sparato sui golpisti, per difendere la Moneda e la democrazia.
Sul terrazzo di un albergo, distante 300 metri, gli agenti segreti e gli addetti militari statunitensi, riferiscono a Kissinger e Nixon, complici del colpo di stato, che tutto sta andando bene.
Così bene che nei mesi successivi saranno torturati e uccisi migliaia di studenti ed operai, si stima 50mila.
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B. 11 settembre 2001 – New York (USA), inizio della giornata lavorativa.
Due aerei delle linee interne, dirottati da terroristi di Al Quaeda, vengono fatti schiantare, con equipaggio, passeggeri e terroristi che ne hanno preso il comando, contro le Torri Gemelle dove migliaia di impiegati hanno da poco iniziato la loro giornata lavorativa.
Si sviluppa un incendio che fa collassare le Torri, che crollano.
Muoiono in 5mila: gli impiegati che stanno lavorando, i poliziotti e i vigili del fuoco di New York accorsi per salvarli.
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C. Le mani assassine sono diverse. Sono, però, accomunate da disprezzo per la vita umana degli altri, da spirito di crudeltà, da indegnità di appartenere al consorzio umano.
Onore ai caduti del Cile e delle Torri Gemelle.
Eterno disonore, morti o vivi che siano, a Nixon, Kissinger, Pinochet, Leight, Merino, Bin Laden, ai golpisti di Santiago e Valparaiso e a tutti i golpisti di sempre, ai terroristi di Al Quaeda e a tutti i terroristi di sempre.