03/11/2025
🔹 Separazione delle carriere dei magistrati: perché se ne parla e perché molti voteranno SÌ
Il Parlamento ha approvato la riforma costituzionale che divide le carriere dei giudici e dei pubblici ministeri.
Finora entrambi appartenevano allo stesso corpo, con possibilità di passare da una funzione all’altra: un modello pensato nel 1948, in un contesto completamente diverso.
La riforma introduce:
⚖️ due carriere distinte, una giudicante e una requirente;
🏛️ due Consigli Superiori autonomi;
🧾 una nuova Alta Corte Disciplinare, indipendente dai due ordini.
Nel 2026 saremo chiamati al referendum confermativo: dire “SÌ” significherà approvare questa trasformazione.
🔍 Perché votare SÌ
1. Terzietà del giudice. Chi giudica deve essere – e apparire – indipendente da chi accusa. La distinzione netta rafforza la fiducia dei cittadini nel processo.
2. Ruoli chiari. Il pubblico ministero ha compiti d’indagine e impulso all’azione penale; il giudice valuta le prove. Separare le carriere significa riconoscere la diversità delle funzioni.
3. Autonomia reciproca. Due organi di autogoverno permettono di gestire in modo più trasparente carriere, trasferimenti e valutazioni.
4. Fine delle commistioni. Oggi chi ha iniziato come PM può diventare giudice nello stesso distretto: anche solo l’apparenza di prossimità può minare la percezione di imparzialità.
5. Rafforzamento delle garanzie costituzionali. La separazione non riduce l’indipendenza del PM, ma la chiarisce: entrambi rispondono solo alla legge, non al potere politico.
La riforma non è contro la magistratura, ma a tutela della giustizia e della fiducia pubblica.
Serve a modernizzare un assetto nato in un’epoca in cui la figura del pubblico ministero era più “funzionario dello Stato” che parte processuale.
Il referendum offrirà a ciascuno la possibilità di scegliere se mantenere l’attuale modello unitario o adottare una distinzione più netta tra chi accusa e chi giudica.
Un voto consapevole, qualunque sia la scelta, sarà il modo migliore per rafforzare la democrazia.