05/08/2019
La procedura di sfratto, punto di vista del proprietario: la macchinosità
La procedura di sfratto è troppo lunga e macchinosa, pur godendo di un canale preferenziale e più veloce, dura circa 2 anni e dal momento che viene emessa la sentenza di sfratto non vi è la liberazione automatica dell’immobile. Possono passare altri mesi e l’ufficiale giudiziario deve intervenire più volte. I passaggi essenziali sono:
1) Lettera di diffida all’inquilino
2) incaricare un avvocato
3) decreto ingiuntivo
4) richiesta di citazione per la convalida dello sfratto
5) udienza
A questo punto si possono verificare tre cose; il giudice
a) convalida lo sfratto
b) rinvia l’udienza a 90 giorni
c) trasferisce la procedura ad un giudice ordinario
Se il giudice convalida lo sfratto fissa la data del rilascio dell’immobile, ma se l’inquilino non libera l’immobile il proprietario, tramite il suo avvocato deve rivolgersi al tribunale per chiedere un “atto di precetto” col quale un ufficiale giudiziario informa l’inquilino che se entro 10/15 giorni non lascerà libero l’immobile procederà con l’esecuzione forzata.
Non è finita qui!
Se anche dopo questo ulteriore sollecito a liberare l’immobile, l’inquilino non se ne va, l’ufficiale giudiziario notifica all’inquilino la data esatta in cui avverrà lo sgombero, se alla data fissata per lo sgombero, l’inquilino non è presente e non si può procedere con lo sgombero, l’ufficiale giudiziario fissa una seconda data nella quale si recherà presso l’immobile col fabbro che aprirà forzatamente la porta e cambierà la serratura. Tutte spese in più per il proprietario. Per non parlare dei danni che, certe persone, arrecano all’immobile per svariati motivi.
Fonte: AIPI Bo