Giustizia Costituzionale per i Territori

Giustizia Costituzionale per i Territori Libera Associazione Forense e Giuridica - Avv. Luigi Rotondi Confermo la mia non partecipazione all’Assemblea di giovedì prossimo ventidue dicembre.

Spero che tale decisione possa contribuire a far riflettere sulla urgente necessità di garantire – sui territori (soprattutto quelli a torto ritenuti secondari) – la presenza costante di Giudici sereni, preparati, indipendenti, capaci di onorare la Toga propria, quella degli Avvocati Liberi e soprattutto le legittime aspettative dei cittadini. Spiego che, durante i 45 anni circa di vita profession

ale – grazie ai Giudici che si sono fatti stimare per i suindicati requisiti ed amare per l’attaccamento al lavoro – ho contribuito a far emettere sentenze penali e civili degne di uno Stato che trae vanto dall’art. 111 della Carta Costituzionale. Persone innocenti – ritenute dalla pubblica opinione meritevoli dell’ergastolo – sono state assolte con formula piena anche con il mio intenso impegno lavorativo. Quando ho rappresentato e difeso la parte civile, persone – assolte dalla pubblica opinione – sono state invece condannate alla pena di anni trenta circa di reclusione! Potrei continuare, dettagliando sui tanti processi penali e civili da me trattati. Preferisco, invece, girare pagina. Evidenzio che da parte dei giudici pregiudiziosi (legati prevalentemente alle correnti interne sindacali) il trattamento riservato alla gente comune spesso è stato scandaloso. Personalmente ho sempre contestato (sfidando l’ostracismo) il modo di fare di detti giudici. Anche perché l’esperienza professionale mi ha permesso e mi permette di valutare che in Italia il secondo e terzo grado di giudizio sono pressoché scomparsi. E’ sempre piu’ raro – infatti – che la gente comune ottenga l’annullamento della sentenza di primo grado, a meno che non abbia la fortuna di incontrare Giudici motivatissimi, disposti a sconfessare l’operato dei colleghi. E con ciò sono ritornato al punto di partenza. Intendo significare – con la presente – che – siccome il marcio è da decenni anche nel sistema giudiziario – le cerimonie pubbliche solenni servono a poco. Necessitano – invece – convegni scientifici diretti a far prendere in serio esame il lavoro di chi ha operato ed opera per riportare il primario settore della Giustizia nella mente e nei cuori della gente comune. Auguro, comunque, con i saluti cordiali, buon lavoro. Guardia Sanframondi, 18/12/2011

Avv.

23/05/2026

Realtà Sannita - Nicolò Franco, il martire della parola libera: nel libro di Perifano la memoria di un irregolare
di Domenico Rotondi

Ci sono figure che il tempo sembra relegare ai margini della storia e che, invece, continuano a interrogare il presente con una sorprendente forza morale. Nicolò Franco appartiene a questa categoria di uomini irregolari: intellettuali inquieti, incapaci di piegarsi alle convenienze del potere e destinati a pagare fino in fondo il prezzo della propria libertà.

La presentazione del volume Nicolò Franco. Storie di un irregolare, firmato da Luigi Diego Perifano e pubblicato da Edizioni Spartaco, svoltasi lo scorso 5 maggio nella Sala Vergineo del Museo del Sannio, si è trasformata in qualcosa di ben più significativo di un semplice appuntamento editoriale. L’incontro, moderato dal giornalista Enzo Colarusso e arricchito dagli interventi di Gerardo Canfora, Paolo Palumbo e Carmine Pinto, ha restituito centralità culturale a una figura rimasta per lungo tempo ai margini della memoria collettiva sannita.

Al centro del libro emerge la vicenda di Nicolò Franco, nato a Benevento nel 1515 e protagonista di una stagione attraversata da profonde tensioni religiose, culturali e politiche. Scrittore brillante e polemista corrosivo, Franco attraversò il Cinquecento intrecciando il proprio percorso con i grandi ambienti culturali dell’epoca, soprattutto Venezia, e con personalità decisive del suo tempo, tra cui Pietro l’Aretino, con il quale intrattenne dapprima un rapporto fecondo e successivamente un legame apertamente conflittuale.

La sua scrittura, aspra e indipendente, si collocò nella tradizione satirica più radicale e finì con il trascinarlo davanti al tribunale dell’Inquisizione romana. Secondo la ricostruzione proposta da Perifano, Franco non fu vittima di un semplice errore giudiziario, ma rimase coinvolto in un processo eminentemente politico, soltanto formalmente rivestito di motivazioni religiose. L’accusa di eresia legata ai suoi scritti contro Paolo IV Carafa si intrecciò, infatti, con gli equilibri interni alle gerarchie ecclesiastiche e con le lotte di potere che attraversavano la Chiesa del tempo.

La condanna maturò anche attraverso il tentativo di ottenere, sotto tortura, il coinvolgimento del cardinale Pallantieri. Franco scelse di non ritrattare e pagò con la vita quella coerenza estrema, fino all’esecuzione del 1570.

Il lavoro di Luigi Diego Perifano si distingue per rigore documentario e solidità narrativa. L’autore ha analizzato i verbali inquisitoriali, ha ricostruito l’epistolario con il fratello Vincenzo e ha trasformato la ricerca storica in una narrazione capace di restituire al lettore non soltanto una vicenda giudiziaria, ma anche il clima morale e politico del Rinascimento. L’opera riesce inoltre a tenere insieme ricerca archivistica e costruzione narrativa, restituendo profondità storica a una figura rimasta per lungo tempo ai margini del dibattito culturale cittadino.

Nel corso della serata, Perifano ha spiegato di avere voluto sottrarre Nicolò Franco all’oblio, restituendo alla città di Benevento la memoria di uno dei suoi più grandi letterati, rimasto quasi sconosciuto agli stessi concittadini. Un intento che il volume traduce efficacemente in una ricostruzione rigorosa, capace di collegare il passato alle inquietudini del presente senza indulgere a forzature interpretative.

Anche Enzo Colarusso ha insistito sulla forza evocativa dell’opera, definendola un autentico romanzo storico, capace di ricostruire il Cinquecento europeo tra riforme religiose, nuove scoperte geografiche e profonde trasformazioni culturali. Secondo il giornalista, il libro possiede persino una dimensione cinematografica tale da richiamare idealmente il volto di Gian Maria Volonté nel ruolo del protagonista.

L’aspetto più significativo dell’opera resta però la capacità di riportare Benevento dentro una grande narrazione culturale europea. Nicolò Franco non appare soltanto come una figura del passato, ma come il simbolo di una libertà intellettuale che rifiuta l’allineamento e continua ancora oggi a interrogare il rapporto tra parola, coscienza e potere. La sua “irregolarità” non coincide con la marginalità, ma con una forma di autonomia critica capace di resistere ai meccanismi dell’omologazione culturale.

L’iniziativa del 5 maggio ha così restituito dignità pubblica a una pagina fondamentale della storia sannita, grazie a un lavoro di ricerca e memoria che ha saputo unire profondità culturale, rigore storico e forza narrativa.

Perché il potere può anche condannare gli uomini, ma non riesce mai a cancellarne definitivamente la voce dalla storia e dalla coscienza civile di un popolo.

23/05/2026

23 maggio 1992

28/04/2026

Bojano, il lavoro ferito e la voce della verità: “Corpi al macello” chiama alla responsabilità civile. 28-04-2026

Giovedì 30 aprile 2026, alle ore 17.00, a Palazzo Colagrosso, a Bojano, si terrà la presentazione di Corpi al macello, il libro di Giovanni Mancinone che affronta, con rigore documentale e forte tensione civile, una delle questioni più laceranti del nostro tempo: le morti sul lavoro e il dolore silenzioso che ricade sui superstiti.

L’iniziativa, promossa da USB Abruzzo e Molise, si annuncia come un momento di riflessione pubblica capace di superare la dimensione meramente editoriale per collocarsi nel solco di un confronto morale, sociale e istituzionale. Il volume di Mancinone restituisce, attraverso testimonianze e ricostruzioni puntuali, il volto umano di una tragedia troppo spesso ridotta a statistica, riportando al centro la dignità violata del lavoro e la fragilità di un sistema che non sempre riesce a garantire sicurezza e giustizia.

Dopo l’introduzione di Sergio Calce, interverranno, oltre all’autore, Romeo Pasquarelli, Quirino Mescia, Francesco Tuccino e Giuseppe Lumia, già senatore e già presidente della Commissione parlamentare Antimafia. La presenza di Lumia conferirà al confronto un rilievo istituzionale di particolare valore, richiamando il nesso profondo tra legalità, tutela dei diritti e sicurezza nei luoghi di lavoro.

L’appuntamento si inserisce in un contesto nazionale nel quale il tema della sicurezza sul lavoro continua a imporsi con urgenza crescente. In questo quadro, la presentazione del libro assume il valore di un atto pubblico necessario: non soltanto per comprendere, ma per interrogare le coscienze e sollecitare una risposta collettiva.

Seguirà il dibattito. La cittadinanza è invitata a partecipare.

✍️Domenico Rotondi

⚖️ Cassazione penale, sentenza n. 454/2026Il furto aggravato commesso con più condotte di sottrazione di acqua all'ente ...
21/04/2026

⚖️ Cassazione penale, sentenza n. 454/2026
Il furto aggravato commesso con più condotte di sottrazione di acqua all'ente erogatore integra il "comportamento abituale" ostativo ex art. 131-bis c.p.

La particolare tenuità del fatto non si applica al furto aggravato tramite allaccio abusivo rete idrica. Analisi della Cassazione penale 454/2026 e dell'art. 131-bis c.p.

21/04/2026

Analisi critica della disciplina del pignoramento presso terzi ex art. 492-bis cpc: disparità di trattamento tra modalità ordinaria e alternativa, profili di incostituzionalità e impatto sulle spese processuali.

20/04/2026

Ecco quando il conducente non è responsabile per l'investimento del pedone. La Cassazione chiarisce i casi di condotta imprevedibile e inevitabile della vittima che escludono la colpa di chi guida. Guidare nel traffico cittadino richiede mille occhi. Il timore più grande per ogni automobilista è ...

20/04/2026

L’autotutela della Pubblica Amministrazione non è senza limiti ⏳⚖️. Il Consiglio di Stato ribadisce che il potere di annullamento d’ufficio deve essere esercitato entro un perimetro temporale ragionevole e nel rispetto dell’affidamento del privato 🤝🏛️. Un equilibrio delicato tra legalità amministrativa e certezza del diritto 📌
https://gdc.ancidigitale.it/consiglio-di-stato-lautotutela-della-pa-e-soggetta-a-limiti-temporali-e-tutela-dellaffidamento-del-privato/

19/04/2026

Certificato digitale, denuncia online e moduli EU: dematerializzazione e l’armonizzazione europea, con benefici in termini di semplicità, trasparenza e velocità delle procedure.

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