31/12/2023
Buon 2024!
In questi giorni è d’uopo fare bilanci ma, guardando indietro, a parte non vedere nessuno come disse il grande Massimo Troisi, si scorge una bilancia che pende sempre più da un solo lato.
È un po’ di anni che la professione forense viene stressata dalle tasse, dal prelievo previdenziale, dalle continue innovazioni normative.
La legge 27 settembre 2021, n. 134, attuata con il decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (cd. legge “Cartabia”), è per davvero la ciliegina sulla torta; ciliegina ultima ma solo cronologicamente parlando.
Che vi fossero pensieri latenti tesi a smaterializzare alcuni, solo alcuni, passaggi processuali, era di dominio pubblico. Poi il SarsCovid19, ha accelerato queste idee che nell’emergenza sono risultate opportune quanto necessarie.
Il passaggio dal provvisorio al definitivo, in Italia, è un battito di ali. Così terminata l’emergenza è l’opportunità di quelle norme, l’Avvocato si è trovato definitivamente fuori dalle aule di giustizia, in barba a millenni di storia; in barba alla funzione pedagogica per i giovani, e anche per i meno giovani, delle discussioni orali che si ascoltavano; in barba alla natura stessa del processo. Abbiamo perso il profumo di quelle stanze, anche quello della carta ammuffita; l’armonia dei rumori e del vociare dei colleghi; la ricchezza dei confronti e la socialità. Negli ultimi tempi le riforme, specie le grandi riforme, nel nostro settore non le hanno mai prodotte gli Avvocati, anzi, le hanno solo subite ed in silenzio. Quelle “cose” fatte da altri che hanno badato solo ed unicamente al proprio orticello. La devastazione è completa se pensiamo alla riforma della magistratura onoraria ed al telematico per gli uffici del giudice di pace. Zero infrastrutture, benché meno strumenti di lavoro. Ciò che più indigna è che una istituzione, quella del magistrato di pace, nata per la velocità e per rispondere alla più alta, pesante e gravosa massa di domanda di giustizia (il giudice di pace è arrivato a gestire più dell’80% della giustizia civile) viene messa totalmente e definitivamente in ginocchio.
A chi farà comodo?
Alle lobby finanziarie, sicuramente.
Alla magistratura ordinaria di certo, perché si vedeva attaccata e delegittimata da un Giudice non professionale che definiva le cause in poco meno di 360 giorni e che è stato encomiato a livello europeo per questo. Farà anche comodo all’Avvocatura istituzionale? Chissà.
Certo è che si ha l’impressione che con questo sistema si stia attuando, e subdolamente, l’art. 21 della legge 247/12: l’esodo forzato. Certo è che si sono digerite tante cose senza neppure muovere un dito.
Auguri, allora, auguri a tutti noi che continuiamo ad amare la toga “non per le mercerie dorate che la adornano”, ma per sua storia, la sua cultura, il suo peso, emblema di prestigio, saggezza, equilibrio, e ricerca della verità