Studio Legale Angelillo Rosalba

Studio Legale Angelillo Rosalba Forniamo assistenza giudiziale ed extragiudiziale in ambito civile, penale e assicurativo.

11/12/2025

Oggi ho avuto l’onore di intervenire al Foro Europeo di Roma, relazionando sul tema “Vittimologia e percorsi rieducativi in carcere”.
Ho approfondito la centralità della vittima nel sistema penale, le innovazioni introdotte dal D.Lgs. 150/2022 e il valore dei percorsi riparativi nella responsabilizzazione del reo.

Ho parlato di laboratori di consapevolezza, role-playing, centri di giustizia riparativa e incentivi trattamentali, mostrando come la vittimologia non sia solo teoria, ma un reale strumento di cambiamento nel carcere contemporaneo.

“Non esiste giustizia senza ascolto, non esiste rieducazione senza responsabilizzazione.”

Una giornata di confronto, crescita professionale e visione sul futuro della giustizia.

Molti si chiedono: ma come è possibile che 75 coltellate non siano considerate “crudeltà”? Sono trappole mediatiche medi...
09/04/2025

Molti si chiedono: ma come è possibile che 75 coltellate non siano considerate “crudeltà”? Sono trappole mediatiche mediatiche.
L’ergastolo c’è stato. Filippo Turetta è stato condannato alla pena più alta prevista. Quindi non c’è stata alcuna indulgenza. La frase che ha fatto scalpore –“𝐥𝐞 𝟕𝟓 𝐜𝐨𝐥𝐭𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐫𝐮𝐝𝐞𝐥𝐭𝐚̀, 𝐦𝐚 𝐢𝐧𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚” - è una sintesi giornalistica (volutamente provocatoria) di un ragionamento tecnico: per il giudice, Turetta non voleva infliggere sofferenza prolungata, ma ha colpito ripetutamente perché non sapeva “uccidere” con un solo colpo. La “crudeltà”, per la legge, non è sinonimo di ferocia: è un’aggravante che si applica solo quando l’autore vuole far soffrire inutilmente. Se il suo obiettivo era solo uccidere (per motivi già di per sé gravissimi), può non configurarsi.Nel diritto penale italiano, quando un giudice decide una pena, deve motivare anche la sussistenza o meno di aggravanti, come ad esempio la crudeltà. La "crudeltà" ha una definizione tecnica e non coincide necessariamente con l’efferatezza dell’atto.
Crudeltà, ai sensi dell’art. 61 n. 4 c.p., significa "far soffrire inutilmente la vittima". È un’aggravante che si valuta in base all’intenzione dell’autore e alla modalità del delitto.
Nel caso Turetta, i giudici non hanno escluso la gravità assoluta dell’omicidio, ma sembrano aver sostenuto che le modalità (numerose coltellate) non erano motivate dalla volontà di infliggere ulteriore dolore, ma piuttosto da incontrollabilità, inesperienza o panico. Questo non toglie nulla alla condanna, che resta l’ergastolo.

“𝐈𝐥 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐥𝐤𝐢𝐧𝐠 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐓𝐮𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐨𝐠𝐧𝐢 ...
09/04/2025

“𝐈𝐥 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐥𝐤𝐢𝐧𝐠 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐓𝐮𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨”

Ogni giorno, nel mio lavoro di avvocato, difendo donne perseguitate da uomini che non accettano un "no". Donne che vivono relazioni tossiche, manipolatorie, violente. Donne che vengono giudicate anche quando trovano il coraggio di allontanarsi. Per questo, leggere che nella sentenza che condanna Filippo Turetta all’ergastolo non è stato riconosciuto il reato di stalking, fa male. È una sconfitta per chi lotta ogni giorno per dare voce a chi ha paura, per chi cerca di spiegare che lo stalking non è solo inseguimenti o minacce dirette: è controllo, è manipolazione, è senso di colpa, è ossessione travestita da amore. Giulia lo vedeva ancora, sì. Ma non perché lo volesse veramente. Lo faceva “a piccole dosi”, come hanno detto le sue amiche. Lo faceva per compassione. Perché sapeva che lui poteva perdere il controllo. Non è così che si comportano tante vittime?
E allora non possiamo accettare che questa dinamica venga derubricata a “scelta libera”. La mancata configurazione dello stalking è non solo giuridicamente discutibile, ma pericolosa: rischia di rimuovere la realtà psicologica delle vittime, che spesso non denunciano proprio perché temono di non essere credute. Si è detto che Giulia non viveva in uno stato di ansia tale da modificare le sue abitudini di vita o temere per la sua incolumità. Ma questo è un punto molto critico. Perché molte vittime non cambiano abitudini, proprio per non dare nell’occhio o per paura che la situazione peggiori. Ciò non toglie che siano vittime. Questa è la realtà giuridica. Ma il diritto deve evolvere. Deve saper leggere la complessità dei rapporti tossici, dei silenzi, della paura che si traveste da compassione. Se non lo fa, non tutela davvero.
Probabilmente, la Corte ha ritenuto che l’accettazione di Giulia di continuare a vederlo (anche se solo per compassione) fosse un segno che non vi fosse stato un vero "cambiamento delle abitudini" né uno "stato di paura" tale da costituire reato.Tuttavia, questo è un modo molto formale di leggere la norma, che non tiene conto della dinamica psicologica delle vittime di relazioni tossiche o violente, dove la paura può manifestarsi con rassegnazione, finta accettazione o compassione. Una sentenza discutibile e pericolosa? Sì, perché rischia di creare un precedente in cui:le vittime devono dimostrare di avere esplicitamente paura o cambiare radicalmente vita per vedere riconosciuto lo stalking, ignorando che la manipolazione e la dipendenza affettiva possano bloccare la reazione difensiva della vittima.

13/07/2024

La Corte Costituzionale afferma che la guida senza patente rimane illecito amministrativo e non reato anche per chi è sottoposto a misure di prevenzione personale

13/07/2024

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13/07/2024

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13/07/2024

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13/07/2024

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𝐐𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚? (ℛℯ𝓁𝒶𝓉𝓇𝒾𝒸ℯ: 𝒜𝓋𝓋. ℛℴ𝓈𝒶𝓁𝒷𝒶 𝒜𝓃ℊℯ𝓁𝒾𝓁𝓁ℴ)18 𝘈𝑝𝘳𝑖𝘭𝑒 2024 𝘗𝑎𝘭𝑎𝘻𝑧𝘰 𝘳𝑒𝘨𝑖𝘰𝑛𝘢𝑙𝘦, 𝑆𝘢𝑙𝘢 𝘥𝑒𝘭𝑙...
20/04/2024

𝐐𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚? (ℛℯ𝓁𝒶𝓉𝓇𝒾𝒸ℯ: 𝒜𝓋𝓋. ℛℴ𝓈𝒶𝓁𝒷𝒶 𝒜𝓃ℊℯ𝓁𝒾𝓁𝓁ℴ)
18 𝘈𝑝𝘳𝑖𝘭𝑒 2024 𝘗𝑎𝘭𝑎𝘻𝑧𝘰 𝘳𝑒𝘨𝑖𝘰𝑛𝘢𝑙𝘦, 𝑆𝘢𝑙𝘢 𝘥𝑒𝘭𝑙’𝐴𝘨𝑟𝘪𝑐𝘰𝑙𝘵𝑢𝘳𝑎
𝓘𝓷 𝓬𝓸𝓵𝓵𝓪𝓫𝓸𝓻𝓪𝔃𝓲𝓸𝓷𝓮 𝓬𝓸𝓷 𝓵'𝓐𝓼𝓼𝓸𝓬𝓲𝓪𝔃𝓲𝓸𝓷𝓮 𝓤𝓷𝓲𝓽𝓲 𝓹𝓮𝓻 𝓘 𝓡𝓲𝓼𝓿𝓮𝓰𝓵𝓲
𝓮 𝓵'𝓐𝓼𝓼𝓸𝓬𝓲𝓪𝔃𝓲𝓸𝓷𝓮 𝓖𝓲𝓾𝓻𝓲𝓼𝓽𝓮 𝓘𝓽𝓪𝓵𝓲𝓪𝓷𝓮.

24/03/2024
14/01/2024

I profili di responsabilità del centro fitness, la polizza assicurativa e la giurisprudenza in materia

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