Studio Legale Quercioli

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L'avvocato Roberta Quercioli si occupa di cause civili. Attività: Consulenze legali
Servizi: Attività legale di recupero dei crediti, domiciliazione legale, mediazioni familiari, praticantato tecnico ed industriale, ricorsi, specializzazione cause civili, testamento
Posizione: Avvocati civilisti, diritto civile, diritto di famiglia, diritto immobiliare, diritto matrimoniale, diritto pubblico, ered

ita', fallimenti, infortunistica, risarcimento danni, specializzazione separazione dei coniugi


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Il Consiglio dei Ministri fa marcia indietro: le vecchie carte d'identità resteranno valide fino alla naturale scadenza
17/06/2026

Il Consiglio dei Ministri fa marcia indietro: le vecchie carte d'identità resteranno valide fino alla naturale scadenza

⚖️💼 AVVOCATI E COMPENSI: CHIEDERE IL PAGAMENTO DI PARCELLE DIVERSE NON È SEMPRE UN FRAZIONAMENTO ABUSIVO DEL CREDITO.Imp...
15/06/2026

⚖️💼 AVVOCATI E COMPENSI: CHIEDERE IL PAGAMENTO DI PARCELLE DIVERSE NON È SEMPRE UN FRAZIONAMENTO ABUSIVO DEL CREDITO.
Importante ordinanza della Cassazione:
📌 n. 19125/2026
🚨 Una contestazione molto frequente
Capita spesso che un cliente non pagante sostenga:
👉 "L'avvocato aveva più crediti nei miei confronti";
👉 "Avrebbe dovuto chiedere tutto insieme";
👉 "Ha frazionato il credito per farmi affrontare più cause".
Ma le cose non stanno sempre così.
⚖️ Cosa dice la Cassazione?
La Suprema Corte ha chiarito che:
📌 non esiste frazionamento abusivo quando i diversi crediti devono essere fatti valere davanti a giudici diversi per ragioni di competenza.
📌 Il caso concreto
Un'avvocata aveva chiesto il pagamento dei compensi maturati per diversi incarichi professionali svolti per una banca.
La banca contestava la richiesta sostenendo che:
⚠️ i crediti avrebbero dovuto essere fatti valere in un'unica azione giudiziaria.
💣 Perché la Cassazione ha respinto questa tesi?
Perché gli incarichi professionali riguardavano attività svolte davanti a uffici giudiziari differenti.
Di conseguenza:
⚖️ le domande dovevano essere proposte davanti a giudici diversi.
E quando la legge impone competenze differenti:
📌 non si può parlare di frazionamento abusivo.
🚨 Quando il frazionamento può diventare abusivo?
Quando il creditore:
👉 potrebbe agire con un'unica causa;
👉 potrebbe chiedere tutto insieme;
👉 ma decide senza motivo di moltiplicare le iniziative giudiziarie.
Solo in quel caso può sorgere un problema.
📌 Altro principio molto importante
La Cassazione ha ricordato anche un'altra regola fondamentale.
⚖️ Il compenso dell'avvocato deve essere pattuito per iscritto
Secondo la Corte:
📌 l'accordo sul compenso richiede la forma scritta a pena di nullità.
Non basta quindi:
👉 una semplice intesa verbale;
👉 un accordo presunto;
👉 un richiamo generico a convenzioni stipulate da altri professionisti.
💣 Attenzione alle convenzioni bancarie
Nel caso esaminato, la banca sosteneva che dovesse applicarsi una convenzione stipulata con un altro legale.
La Cassazione ha ribadito che:
⚠️ una convenzione non può essere automaticamente estesa a professionisti che non vi hanno aderito.
📢 Questa decisione tutela due principi fondamentali:
👉 il diritto del professionista a ottenere il compenso maturato;
👉 la certezza degli accordi economici tra avvocato e cliente.
Per questo motivo è sempre opportuno:
📄 formalizzare gli accordi per iscritto;
📄 definire chiaramente compensi e condizioni;
📄 evitare affidamenti basati su semplici accordi verbali.
⚖️ La Cassazione chiarisce che:
📌 non c'è frazionamento abusivo del credito quando i compensi devono essere richiesti davanti a giudici diversi per ragioni di competenza.
E ribadisce un principio altrettanto importante:
📌 il compenso dell'avvocato deve essere pattuito per iscritto e non può essere regolato da convenzioni alle quali il professionista è rimasto estraneo.

(Avvocato Matteo Maio)

COME VINCERE SENZA LITIGARE1. Quando ti insultano, resta in silenzio e sorridi.   Non tutti gli attacchi meritano una ri...
15/06/2026

COME VINCERE SENZA LITIGARE

1. Quando ti insultano, resta in silenzio e sorridi.
Non tutti gli attacchi meritano una risposta. Alcune persone perdono il loro potere nel momento in cui ti rifiuti di reagire.

2. Quando mentono, lascia che la verità faccia il suo corso.
Le bugie corrono veloci, ma la verità arriva sempre più lontano.

3. Quando gridano, abbassa il tono della voce.
La calma è forza. Chiunque può fare rumore. Pochi sanno restare composti.

4. Quando ti accusano, non difenderti subito: osserva.
Spesso le persone rivelano più di sé stesse che di te.

5. Quando ti provocano, scegli di non reagire emotivamente.
Il tuo autocontrollo è più potente di qualsiasi risposta impulsiva.

6. Quando cercano di competere con te, concentrati sul tuo cammino.
Le persone davvero forti sono troppo impegnate a costruire la propria vita per confrontarsi continuamente con gli altri.

7. Quando ti fraintendono, non inseguire l'approvazione.
Non tutti comprenderanno il tuo cuore, il tuo percorso o le tue intenzioni.

8. Quando si aspettano una tua reazione, scegli la pace.
Alcune battaglie si vincono nel momento stesso in cui decidi di non combatterle.

9. Quando sparlano di te, proteggi il tuo carattere, non la tua reputazione.
Non puoi controllare ciò che gli altri dicono. Puoi controllare chi scegli di essere.

10. Quando cercano di disturbare la tua pace, continua a vivere serenamente.
Nulla disarma la negatività più di una persona che si rifiuta di esserne consumata.

11. Quando non rispettano i tuoi confini, crea distanza.
Il rispetto non si implora. Si pretende con dignità.

12. Quando vogliono una tua reazione, non concedergliela.
La vittoria più grande non è sconfiggere qualcun altro. È padroneggiare sé stessi.

Molti pensano che vincere significhi dimostrare qualcosa.

Avere l'ultima parola.

Essere più forti.

Avere ragione.

Ma il vero potere ha un volto diverso.

È rimanere calmi quando gli altri perdono il controllo.

È restare gentili quando gli altri diventano crudeli.

È mantenere la pace quando intorno regna il caos.

Perché la persona più forte nella stanza...

spesso è quella che non sente più il bisogno di combattere ogni battaglia.

Nel Buddhismo si insegna che la vera vittoria non è conquistare gli altri, ma conquistare sé stessi. Chi domina la propria mente non può essere sconfitto da nessuna provocazione esterna.

La lezione più alta che possiamo ricavare dalla maternità non è affatto quella del maternage ma quella di una cura che s...
14/06/2026

La lezione più alta che possiamo ricavare dalla maternità non è affatto quella del maternage ma quella di una cura che sa essere cura del particolare. Nel nostro tempo dominato dal nichilismo del discorso del capitalista, in primo piano è un’incuria assoluta. La città, le relazioni umane, la comunità civile, il nostro stesso pianeta sono travolti da un iperattivismo mortale il cui unico scopo è di realizzare un godimento senza Legge, di compiere un saccheggio senza argine. La madre come figura che sa incarnare una cura che non dimentica di fare posto al particolare più particolare della vita è invece un punto di resistenza critica a questa deriva. È una delle cifre più politiche del mio lavoro.
Massimo Recalcati

Da "Ripensare la madre e le madri", intervista a cura di Giancarlo Ricci e Alberto Russo Previtali, ora raccolta ne "Lo splendore e la polvere. Interviste e dialoghi" (Feltrinelli Editore, 2026).

Cover: R. Mapplethorpe, "Flora".

💰⚖️ RATEAZIONE CON IL FISCO: ATTENZIONE ALLE SCADENZE. UNA SOLA RATA NON PAGATA PUÒ COSTARE MOLTO CARA.Importante ordina...
08/06/2026

💰⚖️ RATEAZIONE CON IL FISCO: ATTENZIONE ALLE SCADENZE. UNA SOLA RATA NON PAGATA PUÒ COSTARE MOLTO CARA.
Importante ordinanza della Cassazione:
📌 n. 14256/2026
Molti contribuenti ritengono che, una volta ottenuta una rateazione a seguito di un accertamento con adesione o di un avviso bonario, il problema sia risolto.
Non è così.
La Cassazione ha chiarito che la decadenza dal beneficio della rateazione non si collega alla dichiarazione fiscale originaria o all'anno d'imposta, ma al momento in cui il contribuente diventa inadempiente.
In altre parole:
👉 conta la rata non pagata;
👉 conta la rata pagata in ritardo;
👉 conta l'inadempimento concreto.
📌 Cosa significa?
Significa che gli effetti della decadenza scattano dal momento in cui viene violato il piano di pagamento concordato con il Fisco.
Non dalla nascita del debito.
Non dall'accertamento.
Non dalla dichiarazione dei redditi.
⚠️ Perché è importante?
Perché il mancato rispetto delle scadenze può comportare:
👉 la perdita dei benefici della rateazione;
👉 il recupero delle somme residue;
👉 l'avvio delle procedure di riscossione.
📢 Se avete ottenuto una dilazione o una rateazione con l'Agenzia delle Entrate, controllate con estrema attenzione tutte le scadenze.
Spesso il problema non è il debito iniziale.
Il vero problema nasce quando una rata viene dimenticata, versata in ritardo o non pagata correttamente.
⚖️ La Cassazione ribadisce un principio molto semplice:
📌 nelle rateazioni fiscali fa fede l'inadempimento.
Ed è proprio dalla rata non pagata o pagata tardivamente che possono derivare conseguenze molto pesanti per il contribuente.

(Avvocato Matteo Maio)

Ho contribuito in questi anni a rendere nota la formula con la quale Jacques Lacan aveva definito una delle cifre fondam...
08/06/2026

Ho contribuito in questi anni a rendere nota la formula con la quale Jacques Lacan aveva definito una delle cifre fondamentali del nostro tempo, ovvero quella dell’“evaporazione del padre”. Non si trattava solo di segnalare la difficoltà psicologica dei padri reali nello svolgere il loro ruolo in famiglie sempre più complesse, ma si voleva mettere in evidenza la crisi più radicale e più diffusa dell’autorità simbolica e del discorso educativo in quanto tale nell’epoca ipermoderna.
Alcuni cattivi lettori del mio lavoro hanno voluto leggere le mie sottolineature sul carattere cruciale di questa formula come se contenessero il rimpianto per la vecchia figura del padre padrone. Come se la figura stessa dell'evaporazione del padre evocasse la necessità del recupero e della restaurazione di una versione solida dell’autorità paterna. Esempio significativo di come il populismo culturale del nostro paese tenda sempre a ridurre a degli stereotipi pensieri complessi. Ora, la crisi del discorso educativo che la figura dell’evaporazione del padre evoca è sotto gli occhi di tutti, ma la sua soluzione non può consistere nel contrastare questa crisi restaurando l’antica autorità del padre padrone. Né può essere del resto sottolineare l’importanza delle regole nel processo educativo, perché il paradosso delle regole consiste nel fatto che esse non fanno altro che suscitare il desiderio della loro trasgressione.
Quale sarebbe allora la soluzione? L’ipotesi che sostengo da tempo è quella di ripensare il padre dai piedi. Pensare il padre al di là del sesso, al di là della stirpe, della genealogia, al di là del sangue e dello spermatozoo. I figli necessitano della funzione paterna che però non può più essere identificata con il padre in quanto genitore biologico. I figli necessitano di incontrare delle testimonianze incarnate di una Legge che non sia alternativa e antagonista al desiderio ma condizione della sua possibilità. C’è educazione non dove c’è interdizione o regolazione della vita, ma dove la vita del figlio si accende e può trovare la sua forma singolare, dove essa incontra il proprio desiderio come espressione della sua più profonda vocazione. Padre è il nome che possiamo dare a chi offre una testimonianza di questa possibilità.

Al link, "Ripensare il padre", il mio articolo di oggi su Repubblica: https://drive.google.com/file/d/1g_nyoTJ3wq1wzQvfBG-8OpgwQ7dBH8QD/view?usp=share_link

Quando una donna ti sostituisce con la pace, e non con un altro uomo, è davvero finita. Questa è la parte che gli uomini...
07/06/2026

Quando una donna ti sostituisce con la pace, e non con un altro uomo, è davvero finita. Questa è la parte che gli uomini raramente capiscono.
Pensano che il suo silenzio significhi che è confusa. Che la sua distanza sia temporanea. Che sia solo emotiva e che tornerà una volta che si sarà tranquillizzata.
Ma ciò di cui non riescono a rendersi conto è che quando una donna inizia a desiderare la pace più della tua presenza, l'hai già persa.
Non sta cercando di essere salvata da un altro uomo. Non sta iniziando una nuova relazione, si sta riprendendo.
Non cerca di farti ingelosire.. sta cercando di sentirsi di nuovo viva. E la versione più pericolosa di una donna è quella che non ha più bisogno di essere ascoltata, curata o protetta... perché ha finalmente trovato sicurezza nel propio spazio .
Non è che non ti amasse. È che ti amava così profondamente, che ha dimenticato di amare se stessa. E sempre stata fedele. Ha dato tutta se stessa. Ma si è stancata di implorare il minimo indispensabile.. stancata di mettere in discussione continuamente il suo valore.. stancata di sentirsi come amarti significasse perdere pezzi di se stessa.
Quindi ora ha sostituito la confusione con la chiarezza. Le discussioni con mattinate tranquille. L'ansia con profondi respiri. La sensazione di camminare su gusci d'uovo con una casa che ha costruito solo per la sua pace. Niente uscite di scena clamorose.
Nessun dramma. Semplicemente se ne è andata. Perché quando una donna guarisce veramente, non cerca la chiusura.. Un altro uomo avrebbe potuto essere perdonato. Avrebbe potuto competere, piangere o supplicare che restasse. Ma quando la pace entra e prende il tuo posto, capisci che la sua anima è già andata avanti... e dove sta andando, tu non sei invitato.
❣️
Paola Paoli

La piccola Beatrice, 2 anni, è stata trovata morta il 9 febbraio 2026 a Bordighera. Le indagini hanno portato all’arrest...
03/06/2026

La piccola Beatrice, 2 anni, è stata trovata morta il 9 febbraio 2026 a Bordighera. Le indagini hanno portato all’arresto della madre e del compagno della donna con l’accusa di maltrattamenti aggravati dai quali sarebbe derivata la morte della bambina. Secondo la Procura, la morte sarebbe stata l’esito finale di una lunga serie di violenze e maltrattamenti, non di un singolo episodio isolato.

Gli investigatori parlano di lesioni multiple e pregresse, fotografie e video che documenterebbero condizioni di maltrattamento, testimonianze delle sorelline maggiori e omissione di cure mediche nonostante il peggioramento evidente delle condizioni della bambina.

E già qui emerge un primo elemento psicologico molto importante.

Ciò che colpisce non è tanto l’eventuale esplosione di rabbia finale.

Molti omicidi familiari derivano da un litigio, da un momento di perdita di controllo.

Qui, se le accuse verranno confermate, sembrerebbe emergere qualcosa di diverso.

Una normalizzazione progressiva della violenza.

Perché quando una persona arriva a fotografare un bambino ferito, continuare la propria giornata, ignorare un dolore evidente e non chiedere aiuto, il problema non è più semplicemente la rabbia.

Il problema è che l’altro smette gradualmente di essere percepito come un soggetto sofferente da proteggere.

Ed è questo il punto psicologicamente più inquietante.

La violenza raramente esplode tutta insieme.

Più spesso cresce lentamente.

Una soglia che si abbassa. Un gesto che ieri sembrava inaccettabile e oggi viene minimizzato. Una punizione che diventa più dura. Una sofferenza che smette progressivamente di apparire urgente.

Finché accade qualcosa di irreversibile.

E qui entra un secondo elemento fondamentale.

Nelle dinamiche di maltrattamento infantile grave si osserva spesso un fenomeno che Albert Bandura chiamava moral disengagement, cioè disimpegno morale.

L’autore non si percepisce come “cattivo”.

Ristruttura cognitivamente ciò che sta facendo.

“Sta esagerando.”
“Fa sempre così.”
“Se l’è cercata.”
“È solo una punizione.”
“Non è così grave.”

La violenza diventa ordinaria.

La coscienza non scompare.

Viene anestetizzata.

Ed è importante capire questo passaggio, perché molte persone immaginano che chi compie atti del genere viva continuamente la percezione di stare facendo qualcosa di mostruoso.

In realtà spesso il sistema psicologico si adatta gradualmente all’inaccettabile.

Poi c’è un altro aspetto clinicamente molto rilevante: il ruolo del partner.

Perché quando c’è una sola figura violenta, talvolta l’altra può intervenire, opporsi, proteggere il bambino.

Nei casi più gravi invece si crea una sorta di sistema chiuso di legittimazione reciproca.

Uno agisce.

L’altro non ferma.

E l’assenza di opposizione viene vissuta come conferma implicita.

La violenza allora cresce dentro un ambiente dove non incontra più un limite morale reale.

Questo fenomeno è stato osservato in molti casi di maltrattamento infantile mortale.

Ma forse il punto più difficile da comprendere riguarda l’omissione di soccorso.

Molti osservatori si chiedono: “Come hanno potuto fare una cosa simile?”.

Ma spesso la domanda psicologicamente più dura è un’altra.

“Come hanno potuto non fare nulla dopo?”.

Perché nei casi di abuso cronico la morte del bambino è frequentemente preceduta da ore o giorni in cui le condizioni peggiorano visibilmente.

L’adulto vede.

Sa.

Eppure non interviene.

E questo suggerisce non solo aggressività, ma anche un profondo collasso dell’empatia e della funzione protettiva genitoriale.

Infine ci sono le sorelline.

Ed è importante ricordare che, dal punto di vista traumatico, le vittime non sono soltanto i bambini che subiscono direttamente le percosse.

Anche assistere alla violenza può produrre conseguenze profondissime:

PTSD, ipervigilanza, senso di colpa, alterazioni dell’attaccamento, convinzione di non essere degni di protezione.

Le testimonianze riportate indicano che le sorelle avrebbero assistito a parte delle violenze e avrebbero tentato di richiamare l’attenzione degli adulti.

Se questo venisse confermato, rappresenterebbe un elemento traumatico estremamente significativo.

E forse la riflessione clinica più importante è questa.

Negli ultimi anni siamo diventati molto bravi a riconoscere il trauma come origine della fragilità. E questo è importante. Ma a volte rischiamo di costruire una visione incompleta della patologia umana, quasi come se il dolore producesse automaticamente sensibilità, profondità o innocenza.

Non è sempre così.

La patologia umana non genera soltanto sofferenza passiva.

Può generare anche aggressività, sadismo, bisogno di dominio, assenza di empatia, desensibilizzazione alla sofferenza altrui.

Non tutte le persone traumatizzate diventano violente. Anzi, la maggior parte non lo diventa. Ma esistono configurazioni patologiche in cui la sofferenza non viene trasformata in comprensione dell’altro, bensì in controllo, rabbia o distruzione.

Ed è importante dirlo con chiarezza, perché altrimenti rischiamo di romanticizzare la sofferenza psicologica.

Alcune persone usano il proprio dolore per sviluppare sensibilità.

Altre imparano a convivere con il dolore degli altri senza percepirlo più davvero.

E nei casi più gravi, la sofferenza altrui smette progressivamente di avere peso morale.

Forse è proprio questo uno degli aspetti più inquietanti di vicende come questa.

E forse c’è anche un’ultima riflessione, ancora più scomoda.

Perché tendiamo a vivere questi casi come qualcosa di completamente estraneo alla società. Come se appartenessero a un mondo separato, distante, quasi “non umano”.

Ma la verità è che queste dinamiche, pur sviluppandosi in contesti profondamente patologici e non ordinari, non nascono fuori dalla società.

Nascono dentro di essa.

Dentro storie familiari, culturali, relazionali e psicologiche che la società stessa produce, tollera, ignora o non riesce a intercettare in tempo.

Ed è difficile accettarlo, perché ci costringe a rinunciare all’idea rassicurante che il male sia sempre qualcosa di totalmente alieno, immediatamente riconoscibile, confinato ai margini.

A volte invece la patologia cresce lentamente dentro ambienti apparentemente normali, nutrita da trascuratezza, violenza appresa, isolamento, degrado emotivo, incapacità relazionale e progressiva desensibilizzazione alla sofferenza.

E riconoscere questo è doloroso.

Perché significa ammettere che questi casi non sono “fuori” dalla società.

Sono una delle sue possibili degenerazioni patologiche.
(La Psicologia positiva- dott. Massimo Giusti)

𝐋𝐞 𝟐𝟏 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐬𝐬𝐞𝐦𝐛𝐥𝐞𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐞𝐧𝐭𝐞Il 2 giugno 1946 l’Italia scelse la Repubblica, ma accadde anche qualcosa che avre...
02/06/2026

𝐋𝐞 𝟐𝟏 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐬𝐬𝐞𝐦𝐛𝐥𝐞𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐞𝐧𝐭𝐞

Il 2 giugno 1946 l’Italia scelse la Repubblica, ma accadde anche qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la storia civile del Paese: per la prima volta le donne votarono in una consultazione politica nazionale e, per la prima volta, entrarono in Parlamento. Erano 21 su 556 deputati dell’Assemblea Costituente. Poche, pochissime. Ma abbastanza per lasciare nella Carta repubblicana un segno concreto: uguaglianza, lavoro, famiglia, maternità, accesso alle cariche pubbliche, dignità giuridica delle donne.

Non furono figure ornamentali. Venivano dalla Resistenza, dall’insegnamento, dal sindacato, dall’associazionismo, dal giornalismo, dall’antifascismo, dall’impegno sociale. E portarono dentro la Costituzione una parte d’Italia che fino ad allora era stata esclusa dalla rappresentanza politica.

Adele Bei
Sindacalista e antifascista, subì carcere e confino durante il fascismo. Dopo la Costituente continuò a battersi per le lavoratrici, in particolare per le donne delle campagne e le tabacchine.

Bianca Bianchi
Insegnante, socialista, impegnata nella Resistenza. Alla Costituente intervenne soprattutto su scuola, pensioni e lavoro; in seguito si occupò di tutela dei figli nati fuori dal matrimonio e fondò la “Scuola d’Europa”.

Laura Bianchini
Insegnante e pubblicista cattolica, fu attiva nella Resistenza bresciana e milanese. Collaborò alla stampa clandestina, aiutò detenuti politici e famiglie ebree ricercate dai nazifascisti.

Elisabetta Conci
Trentina, democristiana, insegnante e dirigente politica. Alla Costituente lavorò sui temi delle autonomie locali e dell’Alto Adige; fu poi tra le promotrici dell’europeismo femminile.

Filomena Delli Castelli
Abruzzese, insegnante, crocerossina durante la Resistenza e figura organizzativa della Democrazia cristiana. Fu anche sindaca di Montesilvano e si occupò di scuola, infanzia e comunicazione culturale.

Maria De Unterrichter Jervolino
Pedagogista e dirigente cattolica, fu sottosegretaria alla Pubblica istruzione dal 1954 al 1958. Lavorò a lungo sull’educazione prescolare, sull’alfabetizzazione e sul metodo Montessori.

Maria Federici
Insegnante, giornalista, prima presidente del Centro Italiano Femminile. Nella Commissione dei 75 si occupò di famiglia, assistenza, lavoro femminile, infanzia, emigrazione e protezione sociale.

Nadia Gallico Spano
Antifascista nata a Tunisi, diresse i primi numeri di “Noi Donne” e partecipò alla fondazione dell’UDI. Si impegnò per l’infanzia, per le donne sarde e per i rapporti internazionali del PCI.

Angela Gotelli
Partigiana cattolica, crocerossina, mediatrice in scambi di ostaggi durante la guerra. Fu membro della Commissione dei 75, poi sottosegretaria alla Sanità e al Lavoro, e presidente dell’ONMI.

Angela Maria Guidi Cingolani
Tra le prime cattoliche impegnate per il suffragio femminile, studiò il lavoro delle donne nell’industria e nell’agricoltura. Nel 1951 divenne la prima donna della Repubblica a ricoprire un incarico di governo.

Nilde Iotti
Partigiana, comunista, componente della Commissione dei 75. Si batté per la parità tra i coniugi, per i diritti dei figli nati fuori dal matrimonio e fu poi la prima donna presidente della Camera.

Teresa Mattei
Partigiana, comunista, la più giovane eletta alla Costituente. Propose la mimosa come simbolo dell’8 marzo e si batté per il lavoro femminile, la tutela dell’infanzia e l’accesso delle donne alla magistratura.

Lina Merlin
Socialista, antifascista, confinata durante il regime. Nella Commissione dei 75 lavorò sulle garanzie economiche e sociali per la famiglia; il suo nome resta legato alla legge che abolì le case chiuse.

Angiola Minella
Insegnante, partigiana, comunista. Dopo la Costituente si dedicò alla sanità pubblica, alla tutela della maternità e dell’infanzia, agli asili nido e alla regolamentazione della raccolta e trasfusione del sangue.

Rita Montagnana
Operaia, dirigente comunista, organizzatrice della stampa e dei collegamenti clandestini antifascisti. Partecipò alla fondazione dell’UDI e lavorò per asili nido, sale materne e diritti delle lavoratrici.

Maria Nicotra
Crocerossina decorata con medaglia d’oro, attiva nell’associazionismo cattolico siciliano. Si occupò di lavoratrici madri, infanzia, assistenza sociale e, caso singolare, fu anche presidente del Siracusa calcio.

Teresa Noce
Operaia, sindacalista, antifascista, deportata nei campi nazisti. Nella Commissione dei 75 lavorò sui diritti economico-sociali e contribuì alle leggi per la tutela delle lavoratrici madri.

Ottavia Penna Buscemi
Eletta con il Fronte dell’Uomo Qualunque, fu l’unica donna candidata alla carica di Capo provvisorio dello Stato nel 1946. A Caltagirone fondò anche un’associazione di assistenza per ragazzi in difficoltà.

Elettra Pollastrini
Antifascista, arrestata dai tedeschi e deportata in Germania ai lavori forzati. Alla Costituente presentò interrogazioni su assistenza, beni pubblici, acqua e problemi locali del territorio reatino.

Maria Maddalena Rossi
Chimica, antifascista, confinata dal regime, poi redattrice clandestina de “l’Unità”. Si batté per l’uguaglianza tra i coniugi, l’accesso delle donne alla magistratura e presiedette l’UDI.

Vittoria Titomanlio
Insegnante elementare, dirigente dell’associazionismo cattolico e della Democrazia cristiana. Alla Costituente intervenne su autonomie regionali, Comuni e tutela della dignità delle persone nella stampa.

🇮🇹 2 giugno 1946 – 2 giugno 2026: 80 anni dal primo voto delle donne e dalla nascita della Repubblica ItalianaUna data c...
02/06/2026

🇮🇹 2 giugno 1946 – 2 giugno 2026: 80 anni dal primo voto delle donne e dalla nascita della Repubblica Italiana

Una data che ha segnato la storia del nostro Paese, quando milioni di donne parteciparono per la prima volta a una consultazione nazionale, contribuendo alla scelta della Repubblica e alla costruzione della democrazia italiana.

Buona Festa della Repubblica 🇮🇹⚘️

Indirizzo

21, Via S. Lorenzo
Genova
16123

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:30
15:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 13:30
15:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 13:30
15:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 13:30
15:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 13:30
15:00 - 19:00

Telefono

010 2530345

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