03/01/2026
Un ritorno al Diritto: ecco il mio auspicio per l'anno nuovo.
Il diritto, nella sua essenza più autentica, nasce per sostituire la forza con la regola: serve a impedire che i conflitti vengano risolti con la violenza e a incanalarli entro procedure condivise.
Questo vale nel diritto interno, dove lo Stato sottrae ai singoli la vendetta privata, e vale ancor più nel diritto internazionale, che esiste proprio per contenere l’uso della forza tra Stati sovrani.
L’ordine giuridico internazionale contemporaneo si fonda su principi semplici ma decisivi: sovranità e uguaglianza degli Stati, divieto dell’uso della forza, integrità territoriale, sicurezza collettiva affidata a regole comuni.
Oggi, però, non assistiamo a singole violazioni isolate, bensì a una deriva sistemica che mette in crisi l’intera architettura del diritto internazionale.
In Ucraina è tornata la guerra di aggressione e l’idea che i confini possano essere modificati con la forza; a Gaza il diritto umanitario viene compresso fino al limite della sua stessa sopravvivenza, mentre la sicurezza collettiva resta paralizzata; su Taiwan la minaccia militare permanente diventa strumento politico ordinario, svuotando il divieto dell’uso della forza senza dichiarare formalmente la guerra; in Venezuela l’uso diretto della forza e la cattura coercitiva dei vertici politici vengono presentati come operazioni di law enforcement, trasformando il diritto in una giustificazione ex post di atti di potenza.
Il punto non è stabilire chi abbia torto o ragione in ciascun conflitto, ma comprendere che il diritto internazionale sta smettendo di essere il limite del potere per diventare il linguaggio con cui il potere si autoassolve dopo aver agito.
Quando accade questo, si torna a una fase pre-giuridica, in cui non prevale chi ha diritto, ma chi ha più forza, alleanze o deterrenza.
Il diritto internazionale non è morto, ma è sospeso, indebolito, aggirato; e l’alternativa al diritto non è un ordine più stabile, bensì la normalizzazione del conflitto.
Tornare al diritto significa accettare regole comuni anche quando sono scomode, rinunciare all’idea che uno Stato possa essere giudice di se stesso e ricostruire un’autorità giuridica sovranazionale credibile, non per idealismo ma per realismo.
Perché senza diritto la storia non avanza, regredisce.