25/07/2023
𝐂𝐞𝐝𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐜𝐜𝐚 𝐧𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐭𝐭𝐨
Quando si parla di cedolare secca, ci si riferisce a un regime di tassazione sostitutivo dell’Irpef e delle relative addizionali sui redditi da locazione, che garantisce, peraltro, l’esenzione da imposta di registro e da imposta di bollo, tributi ordinariamente dovuti sui contratti di locazione.
𝐐𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝’𝐚𝐟𝐟𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐚 𝐜𝐞𝐝𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐜𝐜𝐚
Tale regime sostitutivo prevede principalmente due aliquote, al 10% e al 21%, che possono essere applicate in base alle caratteristiche specifiche del contratto, come si vedrà dopo.
È un’opzione possibile solo quando il contratto di locazione è tra persone fisiche e riguarda immobili a uso abitativo, dunque non vale per quelli destinati ad attività d’impresa o professionali.
Va notato inoltre che la legge di bilancio per il 2021 ha introdotto alcune novità, che riguardano soprattutto gli affitti brevi e che vedremo meglio insieme alla fine di questa guida.
𝐂𝐨𝐬’𝐞' 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚 𝐥𝐚 𝐜𝐞𝐝𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐜𝐜𝐚?
“Si prevede un contratto 4+4 con cedolare secca”. È una frase che si sente ripetere spesso, soprattutto quando a cercare casa è uno studente. Ma cosa significa di preciso?
Prima di tutto, l’indicazione 4+4 fa riferimento agli anni di durata dell’eventuale accordo: il locatore mette a disposizione dell’inquilino il proprio immobile per 4 anni, con possibilità di rinnovo per altri 4.
Per quanto riguarda la cedolare secca, stiamo invece parlando, come accennato proprio poco fa, di un regime opzionale valido per i contratti di locazione di immobili a uso abitativo e stipulati tra persone fisiche, introdotto anche allo scopo di contrastare il fenomeno degli affitti in nero.
𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚?
Le principali caratteristiche sono:
- il pagamento di un’imposta sostitutiva di Irpef e addizionali comunali e regionali sul reddito che il locatore consegue dall’affitto di quell’immobile;
- l’esenzione dal versamento dell’imposta di registro e di bollo per la registrazione, ma anche per la proroga o per l’eventuale risoluzione del contratto.
𝐂𝐡𝐢 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐦𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐞𝐝𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐜𝐜𝐚?
Il regime di cedolare secca può essere scelto dal proprietario dell’immobile o dal titolare di diritto reale di godimento (per esempio, un usufruttuario).
Se i titolari sono più di uno, ciascuno di loro può decidere liberamente di applicare questa formula senza che gli altri ne siano in qualche modo condizionati.
Bisogna però sapere che, una volta scelto questo regime di tassazione, sarà valido anche per tutte le pertinenze della casa, come un box o una cantina, locate congiuntamente all’abitazione.
Inoltre, si rinuncia alla possibilità di richiedere l’aggiornamento del canone di locazione, inclusa anche la variazione accertata dall’Istat dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati dell’anno precedente.
𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐢 𝐚𝐩𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚
La cedolare non si applica in modo automatico, ma è un’opzione che può essere esercitata al momento della registrazione del contratto, attraverso la compilazione dell’apposito modello RLI dell’Agenzia delle Entrate.
In alternativa, si può scegliere la cedolare secca durante gli anni successivi e, comunque, quando viene prorogato il contratto.
Quando l’opzione non è esercitata all’inizio, la registrazione del contratto segue le regole ordinarie e in questo caso l’imposta di registro e l’imposta di bollo sono dovute e non sono più rimborsabili.
Chi decide di avvalersi della cedolare secca ha poi l’obbligo di comunicarlo preventivamente all’inquilino con lettera raccomandata.
𝐂𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝’𝐚𝐟𝐟𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐬𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 (𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝟐 𝐚𝐧𝐧𝐢)
Il contratto d’affitto transitorio è previsto sempre per immobili a uso abitativo, ma viene utilizzato per esigenze temporanee e che non siano turistiche.
Ha una durata massima di 18 mesi e prevede, proprio come una normale locazione, il pagamento di un canone periodico. Anche questa formula è possibile optare per la cedolare secca.
𝐀𝐟𝐟𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐛𝐫𝐞𝐯𝐢 (𝟏 𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐨 𝐦𝐞𝐧𝐨)
L’espressione affitto breve fa riferimento a un contratto di locazione di una durata non superiore ai 30 giorni. Vi sono equiparati anche i contratti di sublocazione e quelli di concessione in godimento a terzi a titolo oneroso da parte del comodatario. In ogni caso, resta possibile l’applicazione della cedolare secca con aliquota al 21%.
𝐋𝐞 𝐜𝐚𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐦𝐦𝐨𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐚 𝐜𝐮𝐢 𝐬𝐢 𝐚𝐩𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚
Il contratto con cedolare secca può essere applicato a tutti quegli immobili che appartengono alle categorie catastali da A1 a A11 (esclusa l’A10 – uffici o studi privati).
Può, inoltre, essere esercitata anche per contratti di locazione di tipo strumentale, che stiano però stati stipulati nel 2019.
In questo caso, i locali commerciali devono rientrare nella categoria C1 e non superare i 600 metri quadri di superficie, escluse le pertinenze. Può però essere applicata solo l’aliquota al 21%.
𝐋𝐞 𝐚𝐥𝐢𝐪𝐮𝐨𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐞𝐝𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐜𝐜𝐚
Le aliquote della cedolare secca sono due, come già dicevamo all’inizio:
- 21% – viene applicata sui contratti di affitto a canone libero, naturalmente sempre per immobili a uso abitativo.
- 10% – caso previsto per i contratti a canone concordato. Si tratta di norma di locazioni per case che ci trovano in comuni con carenze di disponibilità abitative (come Bologna, Firenze, Milano, Roma o Napoli) e negli altri comuni ad alta tensione abitativa indicati dal CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile).
𝐀 𝐜𝐡𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞? 𝐓𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝐯𝐚𝐧𝐭𝐚𝐠𝐠𝐢 𝐞 𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨
La cedolare secca viene scelta perché presenta diversi vantaggi. Ci sono, però, casi nei quali non conviene, in particolare quando l’aliquota è al 21%.
Prima di tutto, bisogna tenere presente alcuni elementi da valutare caso per caso. Il reddito che proviene dalla locazione con regime di cedolare secca è escluso dal reddito Irpef complessivo e su di esso non possono essere fatte valere agevolazioni o detrazioni fiscali.
Dunque, chi può beneficiare di importanti detrazioni (derivanti, ad esempio, da opere di ristrutturazione o efficientamento energetico di un’abitazione) avrà meno interesse ad applicare la cedolare secca per poter recuperare le detrazioni valide ai soli fini Irpef.
Parimenti, chi ha redditi Irpef alti – ai quali si applicano aliquote fino al 43% – e magari poche detrazioni, avrà maggiore interesse ad applicare la cedolare secca.
𝐃𝐢𝐬𝐝𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐞𝐝𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐜𝐜𝐚: 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐞
La disdetta dipende da cosa è indicato nel contratto.
La disdetta per giusta causa può essere effettuata quando avvengono imprevisti, al momento della stipula del contratto di locazione.
La disdetta per giusta causa dalla risoluzione per inadempimento è legata a una azione “colpevole” di uno dei due soggetti coinvolti, che non ha rispettato i propri obblighi contrattuali.
La Legge prevede che il solo inquilino effettui la disdetta del contratto di affitto prima della scadenza, laddove si verifichino gravi motivi.
Per il locatore, la disdetta può essere prevista solo alla fine della prima scadenza del contratto, in determinati casi.