22/05/2026
“Il lavoro nobilita l’uomo… tutti gli uomini tranne gli avvocati”, verrebbe da dire.
Meno di 25 euro per garantire il diritto di difesa ad un cittadino tunisino trattenuto presso il CPR di Trapani: questo è stato il compenso che il Giudice di Pace di Trapani ha ritenuto congruo per l’attività professionale svolta dall’avvocato Antonella Macaluso del Foro di Caltanissetta.
Questa liquidazione mortifica la dignità della professionista nissena, mortifica il professionismo di tutta la classe forense, mortifica, vieppiù, il diritto di difesa, che è, anzi dovrebbe essere, garantito dalla nostra Costituzione. Il decreto di liquidazione è stato naturalmente impugnato innanzi al Tribunale di Trapani, che ha accolto l’opposizione, ma ciò non esclude l’allarme che la vicenda desta, innestandosi in un filone normativo prima e interpretativo poi, che l’Osservatorio per il Patrocinio a Spese dello Stato dell’Unione delle Camere Penali segnala da tempo.
La difesa tecnica non è un adempimento formale, né può essere ridotta ad una prestazione tollerata ai margini del sistema, poiché si tratta di una funzione costituzionalmente indispensabile ad assicurare la legalità della giurisdizione. Pretendere che tale funzione venga svolta a fronte di compensi meramente apparenti significa svilire il ruolo dell’Avvocatura, alterare il rapporto tra difesa e giurisdizione e indebolire la garanzia costituzionale del diritto di difesa, che non può dirsi realmente assicurato se la sua tutela viene sostanzialmente privata di un riconoscimento economico adeguato e rispettoso della dignità della professione.
Roma, 22 maggio 2026
L’Osservatorio Patrocinio a spese dello Stato