18/03/2026
Il referendum confermativo sulla legge costituzionale di riforma della giustizia: 22 e 23 marzo 2026.
Il referendum costituzionale, con oggetto una legge costituzionale che modifica la Carta costituzionale, detto pure confermativo (Vuoi tu elettore confermare?), a differenza di quello abrogativo (Vuoi tu elettore abrogare?), con oggetto una legge o una parte di una legge ordinaria, non prevede ai fini della sua validità un quorum di partecipazione dei cittadini elettori.
Pertanto, nel referendum confermativo, a differenza di quello abrogativo, l'astensione (che, nel secondo caso, se supera il 50%, è in grado di vanificare la consultazione) non viene riconosciuta come un'opzione tra il "sì" e il "no".
Cosa significa?
In altri termini, significa che, se anche si recherà a votare una percentuale minoritaria di cittadini elettori, il risultato del referendum costituzionale sarà comunque valido per tutti i cittadini.
Ne consegue che, tra il votare e il non votare, è meglio votare prendendo una posizione sul quesito proposto.
Esercitando il diritto di voto, si potrà:
votare "sì" per accettare la riforma costituzionale;
votare "no" per rifiutarla;
consegnare una "scheda bianca", per esprimere la propria acquiescenza alla situazione attuale;
segnare la scheda "nulla" per esprimere la propria perplessità.
I motivi di perplessità, specialmente per “i non addetti ai lavori”, potrebbero essere diversi: perplessità su un quesito tecnico di non facile percezione e sulle ulteriori conseguenze nel sistema normativo; oppure perplessità sulla modalità (senza una maggioranza qualificata in grado di coinvolgere l'opposizione e senza una "concertazione" con i magistrati, giudicanti e requirenti, che rappresentano il sistema giustizia), con cui si sta cercando di approvare una riforma così importante per l'equilibrio delicato tra i poteri dello Stato italiano; oppure ancora perplessità sul momento storico in cui detta riforma viene proposta (è tempo della convergenza oppure della contrapposizione?).
Chi è fuori sede, potrà recarsi nel luogo di residenza, godendo di un permesso retribuito dal lavoro e anche di uno sconto sui biglietti del treno di andata e ritorno (non invece per l'aereo) pari al 70%, oppure potrà chiedere al comitato del "sì" o al comitato del "no" o ancora a un partito politico di poter essere nominato rappresentante di lista e, quindi, di votare nel Comune, in cui si trova pur non essendone residente.
Vale ricordare che votare, per esprimere una propria posizione "politica", è non solo un diritto, ma anche un "dovere": nella consultazione referendaria costituzionale lo è ancora di più per i motivi detti.