12/09/2020
Da un post del Presidente dell'Unione Camere Penali...
IL SENSO DELLA GIUSTIZIA PER W***Y MONTERO DUARTE
L’assassinio brutale di W***y Montero Duarte si iscrive a pieno titolo tra gli orrori che purtroppo quotidianamente si consumano nella società degli uomini. Un’infamia senza possibili giustificazioni, figlia di una idea ottusa, violenta, proterva e sopraffattrice dei rapporti umani. Si parla di comportamenti bestiali, ma non mi risulta che nel mondo animale si uccida per altro che per sopravvivere, come invece accade -spesso per i più futili o abietti motivi- tra gli esseri umani.
Dunque le regole della convivenza civile esigono che tali comportamenti, vietati e sanzionati da norme che preesistono al fatto, e che perciò si presumono conosciute da chi le viola, vengano puniti in modo proporzionato alla loro gravità, in applicazione e nel rispetto di quelle norme.
Tutti noi -tranne qualche sciagurato che non merita nemmeno la considerazione dell’insulto- desideriamo che questo accada; perché sia resa giustizia a W***y ed ai suoi cari, certamente, ma anche per il valore di monito, e dunque di prevenzione e di difesa collettiva, che la sanzione penale assume nella società umana: ecco cosa accade -vogliamo giustamente sentir dire- a chi viola le regole della convivenza civile.
Ora, da che mondo è mondo la società degli uomini affida ai Giudici questo compito indispensabile e straordinariamente difficile: punire il reo. E da che mondo è mondo, davvero dagli albori della nostra civiltà -con le terrificanti eccezioni dei suoi periodi più bui- essa subordina la richiesta di punizione del crimine e del criminale ad un impegno pregiudiziale ed inderogabile: che la punizione colpisca solo colui che sia accertato senza alcun dubbio come autore del crimine. Talmente acuto è, da sempre, il timore dell’uomo che un proprio simile venga punito per un delitto mai commesso, che egli è disposto a rinunziare alla propria sacrosanta richiesta di giustizia anche solo in presenza del dubbio. Ecco perché l’innocenza dell’imputato è sempre, necessariamente presunta.
Sarà bene che tutti voi leoni da tastiera, ma ancor di più voi cronisti, editorialisti, opinionisti, scatenati in questi giorni -con qualche eroica eccezione- nel pronunciare sentenze definitive di condanna, vi ficchiate in testa una volta per tutte che “in dubio pro reo” è la regola fondativa della Giustizia penale, scritta e codificata già nel 500 dopo Cristo, e giunta -inalterata dal trascorrere dei secoli- fino ai nostri giorni (“al di là di ogni ragionevole dubbio”, “beyond any reasonable doubt”).
Questo fiume in piena di ignoranza, di tracotanza, di malsana ostentazione esibizionistica di una pelosa solidarietà vendicativa e -sissignore- violenta, scaturisce dalla idea becera che quella regola secolare, che salvaguarda la vita, la dignità e la libertà di tutti noi, debba cedere il passo alle pseudo-analisi antropologiche di tatuaggi, muscoli in bella mostra, profili Facebook desolanti e foto di sguardi ottusamente minacciosi. In tanti, troppi di voi avete già deciso che, tale essendo il profilo umano di quei due fratelli, il calcio mortale -o i calci, o i pugni, o si vedrà- non possano che averlo sferrato loro, o comunque anche loro. La linea difensiva della quale leggiamo -non siamo stati noi, abbiamo cercato di separare- potrà naturalmente essere posticcia, implausibile, rabberciata, ma può essere in egual modo rispondente al vero, ed è esattamente ciò che gli inquirenti prima ed i Giudici dopo sono chiamati a stabilire. Invece, more solito, m***a un’aria per la quale sareste tutti delusi, increduli ed indignati se per caso -io non ne ho la minima idea, naturalmente- la magistratura dovesse accertarne la fondatezza.
Vi viene così bene l’equazione tra la responsabilità penale ed il “tipo d’autore” (sei un bullo violento ed ottuso, da tutti temuto e conosciuto come tale, dunque noi puoi essere stato che tu, e anche se non sei stato tu te la meriti lo stesso), che non potreste accettare venisse sconciata da un esito investigativo diverso.
Certo, qualcuno di quei quattro ha posto fine alla vita di W***y, e magari anche tutti e quattro insieme, e chi se ne è reso responsabile merita la punizione più severa, per la insensata, feroce, gratuita violenza di quella sciagurata condotta: ma è così difficile per voi attendere che ciò venga accertato, oltre ogni ragionevole dubbio, da chi ha il compito di farlo? È impresa così ardua attendere che le indagini facciano il loro corso, e che sia vagliata l’attendibilità delle singole postulazioni difensive? Siete dunque davvero così orgogliosamente affezionati al vostro diritto al linciaggio, videogioco oggi tra i più praticati ed amati, ma antico quanto è antica la voglia di giustizia sommaria? La morte assurda di W***y Montero Duarte esige giustizia, ma Dio non voglia dobbiate essere voi a proclamarla.