Avv. Letizia Parigi

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Il rischio interferenzialeLa Corte di Cassazione ha di recente ribadito il seguente principio di diritto “Il datore di l...
03/12/2025

Il rischio interferenziale

La Corte di Cassazione ha di recente ribadito il seguente principio di diritto “Il datore di lavoro committente, che affidi lavori, servizi o forniture ad impresa appaltatrice nell’ambito della propria azienda nonché nell'ambito dell'intero ciclo produttivo della medesima, è tenuto, ove abbia la disponibilità giuridica dei luoghi in cui si svolge l’appalto, all'adempimento degli specifici obblighi imposti dall’art. 26 del D.Lgs. n. 81 del 2008 e s.m.i.; nel caso di inadempimento di tali obblighi, il committente può essere ritenuto responsabile dell'infortunio sul lavoro occorso ai dipendenti dell'impresa appaltatrice, anche in mancanza di qualsiasi ingerenza sull’attività di quest’ultima" (Cassazione civile sez. lav., n. 25113/2025).
Dunque, in tali casi i Giudici di merito devono accertare l’eventuale inadempimento dell’azienda committente agli obblighi previsti dall'art. 26 D.Lgs. n. 81 del 2008 e, poi, verificare in concreto l’eventuale incidenza causale degli accertati inadempimenti sulla eziologia del sinistro verificatosi.

Licenziamento e whistleblowingIl Tribunale di Milano, con una sentenza pubblicata lo scorso mese di giugno, offre intere...
26/11/2025

Licenziamento e whistleblowing

Il Tribunale di Milano, con una sentenza pubblicata lo scorso mese di giugno, offre interessanti spunti di riflessione sulla disciplina del whistleblowing contenuta nel Decreto Legislativo n. 24 del 2023.
Il Giudice, infatti, richiamando l’articolo 17 del citato decreto, ha evidenziato che - qualora un lavoratore abbia inoltrato una segnalazione e poi sia stato licenziato – l’onere della prova circa l’assenza di un nesso causale tra la segnalazione e il provvedimento espulsivo adottato grava sul datore di lavoro.

L’accordo di rinuncia al preavvisoLa Suprema Corte ha recentemente affermato che la circostanza che l’indennità sostitut...
19/11/2025

L’accordo di rinuncia al preavviso

La Suprema Corte ha recentemente affermato che la circostanza che l’indennità sostitutiva del preavviso non sia stata corrisposta al dipendente in forza di un accordo conciliativo stipulato tra lo stesso e il datore di lavoro è ininfluente ai fini contributivi, in quanto la transazione ha effetti nel rapporto di lavoro, ma non anche nel distinto rapporto previdenziale.
Dunque, secondo i Giudice di legittimità, l’indennità sostitutiva del preavviso, in considerazione della sua natura retributiva, è assoggettata all’obbligo contributivo anche nel caso in cui il lavoratore licenziato rinunci alla stessa, in quanto il negozio abdicativo del dipendente non può incidere sul diritto dell’ente previdenziale al pagamento della contribuzione.

Il licenziamento per condotte tenute fuori dal lavoroLa Corte di Cassazione, recentemente chiamata a pronunciarsi sul ca...
12/11/2025

Il licenziamento per condotte tenute fuori dal lavoro

La Corte di Cassazione, recentemente chiamata a pronunciarsi sul caso di un lavoratore appartenente a un gruppo ultras licenziato a seguito di condanna per reati commessi fuori dal luogo e dall’orario di lavoro, ha affermato che il licenziamento è legittimo se il giudice di merito, al quale è devoluto il giudizio di proporzionalità tra licenziamento e addebito contestato, ritiene che i fatti commessi abbiano un tale disvalore morale da ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia che deve intercorrere tra dipendente e datore di lavoro.

Gli account mail personali dei dipendentiLa Suprema Corte, richiamando una pronuncia della Corte Europea per i Diritti d...
22/10/2025

Gli account mail personali dei dipendenti

La Suprema Corte, richiamando una pronuncia della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, ha evidenziato che le comunicazioni mail contenute negli account personali di posta elettronica dei dipendenti, anche se accessibili da dispositivi aziendali, non possono essere acquisite né utilizzate dal datore di lavoro in assenza di preventiva informativa e di rispetto dei principi di proporzionalità, necessità e finalità legittima.
Ciò in quanto, tali comunicazioni rientrano nella nozione di “vita privata” e di “corrispondenza” di cui all’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e godono della tutela alla riservatezza di cui all’art. 15 della Costituzione.

Nocività mansioni e periodo di comportoLa Sezione lavoro del Tribunale di Foggia, richiamando un risalente orientamento ...
15/10/2025

Nocività mansioni e periodo di comporto

La Sezione lavoro del Tribunale di Foggia, richiamando un risalente orientamento dei giudici di legittimità, ha affermato che - in tema di licenziamento per superamento del periodo di comporto - le assenze del lavoratore per malattia non giustificano il recesso del datore di lavoro ove l’infermità dipenda dalla nocività delle mansioni o dell’ambiente di lavoro che lo stesso datore di lavoro abbia omesso di prevenire o eliminare, in violazione dell’obbligo di sicurezza (art. 2087 c.c.) o di specifiche norme.
In tali ipotesi, pertanto, se il lavoratore è in grado di fornire prova del nesso causale tra le mansioni espletate e la malattia che ha determinato l’assenza, il licenziamento dovrà essere dichiarato illegittimo.

Naspi e conversione del contratto a termineLe Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono state recentemente chiamate a...
08/10/2025

Naspi e conversione del contratto a termine

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono state recentemente chiamate a pronunciarsi sulla sorte dell’indennità di disoccupazione percepita dal dipendente dopo la scadenza del contratto a tempo determinato nel caso di successiva dichiarazione di nullità del termine apposto a tale contratto e conversione dello stesso a tempo indeterminato.
In tale ipotesi, secondo i giudici di legittimità, se il lavoratore - nel periodo intercorrente tra la scadenza del contratto a termine e il rientro effettivo in servizio conseguente alla declaratoria di nullità del termine apposto al contratto - non ha in concreto percepito retribuzione né contribuzione, la Naspi dal medesimo percepita non è ripetibile dall’Inps.

Motivazione assente o genericaLa Suprema Corte, con riferimento al licenziamento di dipendenti assunti prima del 7 marzo...
01/10/2025

Motivazione assente o generica

La Suprema Corte, con riferimento al licenziamento di dipendenti assunti prima del 7 marzo 2015 da parte di imprese che occupano più di 15 dipendenti, ha affermato che - in caso di mancata o generica motivazione posta a base del recesso – deve trovare applicazione la tutela reale c.d. attenuata.
Difatti, la mancata o generica individuazione del fatto posto a base del provvedimento espulsivo integra una violazione non meramente formale, ma sostanziale, dal momento che impedisce di individuare la ragione giustificativa del recesso, che il Giudice dovrà, pertanto, dichiarare insussistente, con conseguente condanna del datore di lavoro – non solo al pagamento dell’indennità risarcitoria e al versamento della contribuzione – ma anche alla reintegra di cui all’art. 18, comma 4, della l. n. 300 del 1970.

Il patto di provaLa Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi in tema di patto di prova, ricordando che la causa dell...
24/09/2025

Il patto di prova

La Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi in tema di patto di prova, ricordando che la causa dello stesso è ravvisabile nella tutela dell’interesse di entrambe le parti contrattuali a sperimentare la reciproca convenienza al contratto di lavoro.
I Giudici hanno, inoltre, ribadito che, per evitare l’illegittimità del patto per incoerenza con la suddetta causa, è necessario che esso contenga anche la specifica indicazione delle mansioni in relazione alle quali l’esperimento deve svolgersi, precisando tuttavia che detta indicazione ben può essere operata anche rinviando alle declaratorie del contratto collettivo, sempre che il richiamo sia sufficientemente specifico e riferibile alla nozione classificatoria più dettagliata.

NaspiIn tema di trattamento di disoccupazione (c.d. NASpI) la Suprema Corte ha recentemente pronunciato il principio di ...
17/09/2025

Naspi

In tema di trattamento di disoccupazione (c.d. NASpI) la Suprema Corte ha recentemente pronunciato il principio di diritto, secondo il quale il requisito delle “trenta giornate di lavoro effettivo” risulta integrato non solo da ogni giornata che dia luogo al diritto del lavoratore alla retribuzione e alla relativa contribuzione, ma anche da giornate di ferie e/o di riposo retribuito.
Ciò in quanto – come già affermato dai Giudici di legittimità – le giornate di ferie e/o di riposo retribuito, quali pause periodiche della prestazione lavorativa finalizzate al recupero delle energie psico-fisiche del lavoratore, rappresentano momenti necessariamente connaturati al normale svolgimento del rapporto di lavoro e indisgiungibili dall’effettiva e concreta esecuzione delle mansioni.

La proporzionalità del licenziamentoLa Corte di Cassazione ha ribadito che, in tema di licenziamento per giusta causa, i...
10/09/2025

La proporzionalità del licenziamento

La Corte di Cassazione ha ribadito che, in tema di licenziamento per giusta causa, il giudice di merito deve valutare la proporzionalità del provvedimento espulsivo rispetto alla gravità del fatto commesso, con la conseguenza che l’irrogazione del licenziamento risulta giustificata soltanto in presenza di un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del dipendente.
Nel caso in esame, secondo i giudici, il recesso è illegittimo, in quanto gli episodi di utilizzo da parte del lavoratore del pc aziendale per finalità private erano stati di numero limitatissimo, senza peraltro alcuna finalità né conseguenza dannosa per i beni e gli interessi aziendali.

Patto di non concorrenzaSecondo i Giudici di legittimità, al fine di valutare la validità del patto di non concorrenza, ...
03/09/2025

Patto di non concorrenza

Secondo i Giudici di legittimità, al fine di valutare la validità del patto di non concorrenza, è necessario accertare che il compenso sia determinato o determinabile e che “non sia meramente simbolico o manifestamente iniquo o sproporzionato, in rapporto al sacrificio richiesto al lavoratore ed alla riduzione delle sue capacità di guadagno”.
In particolare, la questione della determinabilità del corrispettivo e quella della sua congruità rappresentano profili del tutto diversi, che il Giudice di merito deve esaminare distintamente l’uno dall’altro.

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