08/03/2026
Coumba, Angel, Loujain, Maxima, Rose, Basma, Naima: alcune sono poco più che bambine, altre ragazze. Ciascuna di loro ha misurato sulla propria pelle cosa significhi essere donne, quanto possa essere difficile fin da piccole. Chi drammaticamente, incontrando abusi e soprusi. Chi nella normalità di ogni giorno, a scuola, in palestra, in strada. Per celebrare, anche noi, la Giornata internazionale della donna abbiamo scelto di parlare di loro e con loro dei diritti delle bambine. Perché sono le cittadine di domani, e meritano tutta la nostra attenzione. E perché quest’anno “Avvenire” festeggia i primi 30 anni di Popotus, la testata di informazione per i più piccoli. I diritti delle bambine, dunque. Violati in tante parti del mondo, dove la povertà, l’ignoranza, le tradizioni impediscono loro di realizzare il proprio percorso di libertà. In Afghanistan, dove l’istruzione è vietata dopo i 12 anni, in Nigeria dove prospera il fenomeno delle piccole domestiche, sulle rotte dell’emigrazione, dove le ragazze soffrono disagi e rischi specifici, nei tanti Paesi africani dove ancora si praticano le mutilazioni genitali femminili.
Ma anche in Italia, dove le donne sono ancora poco rappresentate dalla politica (nonostante sempre più spesso vi accedano con incarichi amministrativi), dove non sempre tutti gli sport o tutti i percorsi di studio alle donne sono accessibili, dove manca ancora un’educazione alla parità di genere che sia articolata e approfondita nelle scuole. Eppure anche dalle bambine e dalle ragazze arriva il cambiamento. Non solo vittime delle violazioni dei loro diritti e delle loro libertà, ma anche protagoniste. Così le storie che abbiamo raccolto in queste pagine – e che troverete in una forma più estesa nel nostro sito internet – descrivono la traiettoria straordinaria di piccole donne coraggiose che, non importa l’età e la grandezza degli ostacoli che si sono trovate davanti, si sono impegnate e si impegnano perché il loro futuro (e quello di tutte le altre donne di domani) sia diverso.
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