Volo to be

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18/06/2026

Conosco il punto esatto in cui Sara guarderà il posto accanto a sé.
Lo farà appena la barca avrà lasciato il porto.
Per un attimo proverà a non pensarci.
Poi guarderà.
La conosco.

Abbiamo passato una vita intera seduti uno accanto all’altra.
Da bambini partivamo con mamma e papà.
Litigavamo per il posto migliore, per chi avesse visto per primo la costa, per chi fosse più bravo a tenere il timone.

Poi siamo cresciuti.

A volte guidavo io.
A volte guidava lei.

Chi restava accanto criticava ogni manovra.

«Stai andando troppo largo.»
«Tu invece troppo vicino.»
«Lascia fare a me.»
«Neanche per sogno.»

Non abbiamo mai deciso chi dei due sapesse guidare meglio.
Probabilmente perché nessuno dei due avrebbe accettato la risposta.

Adesso penso alla prima volta in cui Sara farà quella rotta senza di me.
Non voglio lasciarle qualcosa da conservare.
Non voglio che la nostra storia resti chiusa dentro una fotografia, in un oggetto o in un ricordo che faccia troppo male per essere toccato.

Voglio che accada ancora qualcosa tra noi.
So già cosa vorrei farle vivere.
Ma un desiderio non basta.
Qualcuno dovrà custodirlo, ricordarne ogni dettaglio e farlo accadere quando io non potrò più occuparmene.

Per questo lo affido a VOLO.

Racconto la nostra storia.
La rotta.
L’insenatura.
La canzone che fingevamo entrambi di non voler ascoltare.
E il momento preciso in cui Sara dovrà sentire la mia voce.
Insieme trasformiamo ciò che ho immaginato in qualcosa che potrà davvero raggiungerla.
Non prima.
Non per caso.
Nel giorno che ho scelto per lei.

Ora devo soltanto registrare il messaggio.
Ci provo più volte.
Le prime non riesco nemmeno a finirle.
Ricomincio.
«Sei arrivata.»
Mi fermo.
Immagino Sara che si gira di scatto.
Vorrei essere lì per vedere la sua faccia.
«Immagino che tu stia già pensando che avresti scelto una rotta migliore.»
Questa volta sorrido.
Adesso sembra davvero una cosa nostra.
Continuo a parlare.
Di mamma e papà.
Delle estati trascorse in mare.
Di tutte le discussioni che non abbiamo mai risolto.

Poi arriva il punto che continuo a rimandare.
Guardo la sedia vuota davanti a me.
Respiro.
«Lo so che guarderai il posto accanto a te.
L’avrei fatto anch’io.
E lo so che ti sembrerà vuoto.
Ma non pensare che lì non sia rimasto niente.
Ci abbiamo passato una vita intera.»
Mi fermo ancora.
Riascolto la mia voce.
Per un momento vorrei cancellare tutto.
Non perché non sia giusto.
Perché rende reale il fatto che, quando Sara ascolterà queste parole, io non potrò più risponderle.

Ma è proprio per questo che devo continuare.
Non posso essere con lei durante quel viaggio.
Posso però affidare a qualcuno tutto ciò che servirà perché quel momento accada esattamente come l’ho immaginato.

Riprendo a registrare.
«Adesso torna, Sara.
E prova almeno a non sbagliare l’ingresso al porto.»
Rido piano.
Poi lascio passare qualche secondo.
«Io non posso tornare con te.
Ma quel posto accanto non sarà mai davvero vuoto.
Ci sono stato per tutta la vita.»
Premo stop.

Resto in silenzio.

La registrazione è pronta.
Anche la rotta.
La musica.
Il giorno.

Non le sto lasciando il nostro passato.
Sto preparando qualcosa che deve ancora accadere.
Un altro viaggio.
Un altro momento nostro.
E quando Sara appoggerà le mani sul timone e punterà la prua verso casa, io non sarò accanto a lei.
Ma il gesto che ho immaginato sarà arrivato fino a lei.
Proprio nel momento in cui ne avrà bisogno.

12/06/2026

Il motore è già acceso quando arrivo al porto.
La barca si muove appena, trattenuta dalle cime.
Resto ferma sul molo per qualche secondo.
Riconosco il legno consumato, l’odore del sale, quella corda arrotolata male vicino alla prua.

Davide la lasciava sempre così.
Diceva che l’avrebbe sistemata al ritorno.
Non lo faceva mai.

Salgo a bordo.
L’uomo che mi aspetta conosce già il mio nome. Mi dice soltanto che Davide ha organizzato questo viaggio per me e che non devo sapere altro.

La barca lascia il porto.
Dopo pochi minuti riconosco la direzione.
È la nostra rotta.
Quella che percorrevamo con mamma e papà da bambini e su cui abbiamo continuato a tornare per tutta la vita.

A volte guidava lui.
A volte guidavo io.

Chi restava accanto criticava ogni manovra.
«Stai andando troppo largo.»
«Tu invece troppo vicino.»
«Lascia fare a me.»
«Neanche per sogno.»

Sorrido.

Poi guardo il posto vuoto accanto al mio.
Partono le prime note di una canzone.
La riconosco ancora prima che inizi la voce.
Una di quelle che ascoltavamo sempre, mentre entrambi fingevamo che fosse l’altro a volerla mettere.
Adesso capisco perché mi hanno chiesto di arrivare proprio a quest’ora.

La luce, la musica, la direzione.
Davide è dentro ogni dettaglio.

La barca rallenta davanti alla nostra insenatura.
Il motore si spegne.
Per qualche istante sento soltanto il mare contro lo scafo.

Poi una voce rompe il silenzio.
«Sei arrivata.»

Mi giro d’istinto.
È Davide.
La sua voce arriva da un piccolo altoparlante vicino al timone.
«Immagino che tu stia già pensando che avresti scelto una rotta migliore.»
Rido e piango nello stesso momento.
«Lo pensavi anche quando avevamo vent’anni. E probabilmente continui ad avere torto.»
C’è una pausa.
Sento il suo respiro nella registrazione.
«Non sono mai stato bravo con i discorsi seri, quindi non inizierò adesso.»
Sorrido di nuovo.

È proprio lui.
«Volevo riportarti qui ancora una volta. Non volevo che smettessi di ve**re solo perché io non potevo più farlo con te. Questo posto è nostro da troppo tempo per lasciarlo vuoto.»
Chiudo gli occhi.

Per un momento non sto ascoltando un ricordo.
Sto vivendo qualcosa che Davide ha immaginato per me quando poteva ancora farlo.
La sua voce continua.
Parla di mamma e papà, delle estati trascorse in mare, delle nostre discussioni e di tutte le volte in cui ciascuno dei due era convinto di saper guidare meglio.
Poi tace.
Quando riprende, la voce è più bassa.

«Lo so che guarderai il posto accanto a te. L’avrei fatto anch’io.»

Silenzio.

«E lo so che ti sembrerà vuoto.
Ma non pensare che lì non sia rimasto niente.
Ci abbiamo passato una vita intera.»

Sento il suo respiro ancora una volta.
Poi ride piano.

«Adesso torna, Sara. E prova almeno a non sbagliare l’ingresso al porto.»

Un’altra pausa.
Questa volta più lunga.

«Io non posso tornare con te. Ma quel posto accanto non sarà mai davvero vuoto.
Ci sono stato per tutta la vita.»

La registrazione finisce.
Resta soltanto il rumore dell’acqua.
Solo allora capisco che Davide non ha preparato questo viaggio perché lo ricordassi.
Lo ha preparato perché potessimo vivere ancora qualcosa insieme.

Quando arriva l’ora di ripartire, mi chiedono se voglio guidare.
Appoggio le mani sul timone.
All’inizio le stringo troppo.
Davide avrebbe riso.
Allento la presa.

Prima di ripartire, appoggio una mano sul sedile accanto.
Poi punto la prua verso casa.

Tra passato e futuro esiste un legame che non possiamo spezzare.È da questa riflessione che prende forma il dialogo tra ...
08/06/2026

Tra passato e futuro esiste un legame che non possiamo spezzare.

È da questa riflessione che prende forma il dialogo tra Ernesto e Germano.

Da una parte Enea, che porta con sé Anchise e Ascanio: la memoria e il futuro. Dall’altra Ulisse, mosso dall’ossessione della scoperta e del domani. Due visioni diverse, ma unite dalla stessa necessità profondamente umana: lasciare una traccia che continui oltre la nostra esistenza

Il dialogo si spinge così verso una domanda che attraversa tutto il racconto: di quanto passato abbiamo bisogno per costruire il futuro?
La risposta arriva attraverso una consapevolezza semplice e universale: senza memoria non esiste continuità. Perché il futuro non nasce dal nulla, ma da ciò che scegliamo di conservare, tramandare e trasformare nel tempo.

Il racconto è tratto da “La logica dell’infinito”. L’autore è Riccardo Nota d’Elogio, avvocato e fondatore di VOLO, realtà che aiuta a dare continuità a ciò che conta davvero: desideri, valori e progetti tradotti in azioni concrete nel tempo, attraverso un mandato personalizzato.

“La logica dell’infinito” è disponibile al link in bio.

La vita è un percorso fatto di valori, passioni e scelte che raccontano chi siamo e il segno che desideriamo lasciare ne...
05/06/2026

La vita è un percorso fatto di valori, passioni e scelte che raccontano chi siamo e il segno che desideriamo lasciare nel mondo.

Anche quando il nostro tempo si conclude, ciò che abbiamo lasciato in questa vita non svanisce davvero. Può trasformarsi in qualcosa di più: un messaggio di speranza, un esempio, un punto di partenza per chi resta.

La beneficenza è uno dei modi più concreti per rendere possibile tutto questo. Sostenere una causa, promuovere un’iniziativa, dare vita a un progetto significa creare un ponte tra passato e futuro, capace di incidere in modo reale sulla vita degli altri.

Oggi, grazie a strumenti legali e organizzativi sempre più accessibili, è possibile dare forma a un’eredità che rispecchi davvero ideali e passioni. Pianificare un evento di beneficenza è un gesto altruistico e consapevole per far sì che ciò in cui crediamo continui nel tempo.

Lasciare un’eredità di speranza significa proprio questo: trasformare valori e ideali in azioni capaci di generare un impatto positivo duraturo. Un lascito concreto, che continua a vivere nei progetti che contribuiscono a costruire il futuro.

Da questa visione nasce Volo: con l’obiettivo di aiutare le persone a dare continuità a ciò che conta davvero, trasformando intenzioni e valori in qualcosa che resta.

Scopri di più su www.volotobe.it

25/05/2026

Non avevo paura di andarmene.
O forse sì.
Ma non era la fine a farmi più paura.
La verità è che avevo paura di ciò che avrei lasciato incompiuto.
Di tutte quelle cose che senti di dover ancora proteggere, accompagnare, vedere crescere.
Avevo paura di lasciare mio figlio davanti a qualcosa che avevo visto nascere lentamente nei suoi occhi.
Un desiderio ancora fragile.
Un’idea senza forma.
Una strada che lui sentiva giusta, ma che non sapeva ancora come percorrere.
Ne parlava ogni tanto, Matteo.
Quasi sottovoce.
Come si parla delle cose che fanno paura perché contano davvero.
Diceva che avrebbe voluto creare una fondazione.
Aiutare chi stava vivendo quello che stavamo vivendo noi.
Fare in modo che nessuno si sentisse così solo davanti alla malattia.
E mentre parlava io lo guardavo.
Guardavo il modo in cui cercava le parole.
Il modo in cui abbassava lo sguardo dopo aver detto qualcosa di troppo importante per essere pronunciato con leggerezza.
Io lo ascoltavo.
Non gli dicevo molto.
Non perché non avessi parole.
Ma perché volevo che esprimesse fino in fondo ciò che aveva dentro.
Ci sono momenti in cui un padre capisce che non deve guidare.
Deve solo esserci.
Ascoltare abbastanza da permettere all’altro di riconoscersi.
Quello che abbiamo sempre condiviso, rAvevo capito che quel pensiero non era solo un pensiero.
Non era un’idea passeggera.
Era una parte di lui.
Una parte buona, luminosa, importante.
Qualcosa che nasce raramente nelle persone.
Qualcosa che non riguarda il successo, il riconoscimento o l’ambizione.
Ma il desiderio sincero di lasciare il mondo un po’ meno duro di come lo hai trovato.

Poi la vita ha cambiato i piani.
Ci sono istanti in cui comprendi che il tempo non è infinito davvero.
Lo sai da sempre, ma a un certo punto smette di essere un pensiero astratto.
Diventa reale.
Ho realizzato che non avrei potuto restare accanto a lui come avrei voluto.
Non avrei visto quella fondazione nascere.
Non avrei visto le prime persone entrare in una stanza cercando ascolto, cura, speranza.
Non avrei visto Matteo trovare la forza di trasformare il dolore in qualcosa di vivo.
Ma potevo ancora fare una cosa.
Potevo credere io, per primo, in quel desiderio.
Potevo proteggerlo fin quando lui non avrebbe avuto la forza di realizzarlo.
Potevo indicargli la strada anche dopo la mia assenza.
Così ho scelto.
Ho scelto che una parte di ciò che lasciavo diventasse cura.
Ricerca.
Aiuto.
Possibilità.
Ho scelto che il mio ultimo gesto non fosse soltanto un addio.
Ma un modo per continuare a prendermi cura di lui e degli altri.
Ho scelto di affidare a VOLO quel desiderio, perché potesse essere custodito, rispettato e trasformato in azione quando io non avrei più potuto farlo.
E forse è questo che facciamo davvero quando amiamo qualcuno.
Cerchiamo un modo per restare anche dopo.
Non sarò lì a vedere dove arriverà.
Ma so che, in qualche modo, ci sarò.
Ci sarò in ogni persona che si sentirà meno sola.
In ogni possibilità donata a chi continua a lottare.
In ogni gesto che nascerà da quel desiderio.
Continuare a muovere qualcosa nel mondo.
Continuare a generare vita, anche quando la nostra sembra essersi fermata.
Volo nasce da un’idea di Riccardo Nota d’Elogio per trasformare il modo in cui guardiamo al dopo.
Non come una fine, ma come uno spazio in cui i desideri possono continuare a vivere e la memoria può diventare azione, oltre i limiti della vita.

Volo dà vita ad una nuova cultura dell’eredità in cui sogni, visioni e desideri non si esauriscono nel tempo,
ma continuano a circolare, trasformarsi, lasciare traccia.

21/05/2026

Volti diversi.
Storie diverse.
Qualcuno racconta.
Qualcuno ascolta.
Tutti, in fondo, sperano in qualcosa che li tenga ancora vicini a ciò che amano.
Per un attimo resto in silenzio, seduto in fondo alla sala.
Non dico nulla.
Guardo le persone davanti a me una ad una.
C’è chi abbassa gli occhi.
Chi stringe le mani.
Chi trattiene le lacrime cercando di restare composto.
Chi ascolta come se certe parole le conoscesse già, perché il dolore, in certe forme, parla la stessa lingua per tutti.
E mentre osservo questa stanza piena di vite, faccio fatica a credere che tutto sia nato da una frase detta a mio padre in un giorno qualunque.
Un momento semplice.
Uno di quelli che sembrano passare senza lasciare traccia e che invece, senza che tu lo sappia, cambiano tutto.
Nel periodo in cui combatteva contro la sua malattia, gli avevo raccontato un pensiero che portavo dentro da tempo.
Non l’avevo mai detto davvero ad alta voce prima di allora.
«Vorrei creare una fondazione.
Vorrei aiutare chi sta vivendo quello che stiamo vivendo noi.
Vorrei che nessuno si sentisse così solo.»
Ricordo ancora il silenzio dopo quelle parole.
Non un silenzio vuoto.
Un silenzio pieno di cose che non serviva spiegare.
Non era ancora un progetto.
Non aveva un nome, una sede, una forma.
Non c’erano piani, investimenti o strategie.
Era solo un desiderio.
Uno di quelli che senti giusti nel profondo,
Tutti quelli che almeno una volta si sono sentiti fragili, soli, impotenti.
E guardando queste persone, oggi, capisco che non riguarda più solo me.
Non riguarda più solo lui.
Perché quando un dolore smette di chiudersi nel silenzio e diventa qualcosa che aiuta gli altri, allora cambia forma.
Non sparisce.
Ma smette di distruggere soltanto.
Grazie a mio padre, qualcuno continuerà a lottare.
Qualcuno si sentirà meno solo.
Qualcuno avrà ancora tempo.
E a volte il tempo è il regalo più grande che possiamo lasciare a qualcuno.
Forse è questo che significa restare.
Non esserci più nello stesso modo.
Ma continuare a generare vita.
Continuare a lasciare traccia nelle persone, nelle scelte, nei gesti che sopravvivono alla nostra assenza.
Volo nasce da un’idea di Riccardo Nota d’Elogio per trasformare il modo in cui guardiamo al dopo.
Non come una fine, ma come uno spazio in cui i desideri possono continuare a vivere e la memoria può diventare azione, oltre i limiti della vita.

Volo dà vita ad una nuova cultura dell’eredità in cui sogni, visioni e desideri non si esauriscono nel tempo,
ma continuano a circolare, trasformarsi, lasciare traccia.

“Per cosa viviamo? Viviamo per produrre materiale da ricordare. Viviamo di memoria. La memoria è sia la macchina, sia il...
18/05/2026

“Per cosa viviamo?
Viviamo per produrre materiale da ricordare.
Viviamo di memoria. La memoria è sia la macchina, sia il carburante, è la materia di cui siamo fatti davvero.”

Nel cuore del Golfo di Napoli, Sara ed Ernesto si ritrovano in un nostalgico e profondo tuffo nel passato.
Non una nostalgia che trattiene ma che accompagna con dolcezza con immagini e voci che tornano all’improvviso e che, per un istante, rendono il passato presente.

È in quel momento che i due arrivano a chiedersi “per cosa viviamo?”. La risposta di Ernesto non tarda ad arrivare, diretta, senza filtri.

Viviamo di memoria.
Di ciò che abbiamo amato, di ciò che abbiamo scelto, di quello che resta dentro di noi e, a volte, anche dentro gli altri. Perché la memoria è ciò che dà senso al tempo, che tiene insieme le persone, che rende possibile la continuità di un legame anche quando le distanze aumentano, le stagioni cambiano, la vita porta altrove.

Il dialogo tra Sara ed Ernesto è tratto da “La logica dell’infinito”, di Riccardo Nota d’Elogio, avvocato e fondatore di VOLO: una realtà che dà futuro alla memoria e aiuta a dare continuità a ciò che conta davvero, trasformando desideri, valori e progetti in azioni concrete nel tempo, attraverso un mandato personalizzato.

“La logica dell’infinito” è disponibile su www.volotobe.it

12/05/2026

Non avevamo deciso niente.
Dopo quella notizia,
tutto era rimasto fermo.
In sospeso.
Come se anche solo pensarci fosse troppo.
Per questo, quando ho visto quella busta,
ho pensato che non fosse destinata a me.
Era semplice.
Senza segni.
Una di quelle cose
che non chiedono attenzione,
che restano in disparte,
in attesa di essere notate.
Poi il mio nome sopra, inequivocabile.
Non c’era errore possibile.
Per questo, quando ho visto quella busta,
ho pensato che non fosse destinata a me.
Era semplice.
Senza segni.
Poi il mio nome sopra, inequivocabile.
L’ho aperta piano.
Dentro, un biglietto.
E una prenotazione.
na destinazione che conoscevo bene.
Una di quelle che avevamo messo da parte,
perché significava far finta che ci fosse ancora tempo.
Ho preso il biglietto.
Ancora prima di leggere,
l’avevo già riconosciuta.
La calligrafia di Andrea, mio marito.
Calma. Decisa.
La stessa dei fogli lasciati sul frigo,
quando usciva prima di me.
Quelle parole veloci,
che però restavano.
“Dicevi sempre che senza di me non saresti andata da nessuna parte,
ma io continuerò ad esserci. Ogni volta.”
Mi sono fermata.
Non ho riletto subito.
Sono rimasta lì,
con quel foglio tra le mani.
Poi ho guardato meglio.
C’era un’altra riga.
La stessa data, ogni anno.
E ho capito.
Non mi stava lasciando solo una destinazione.
Mi stava lasciando il modo di non sentirmi sola.
Nel giorno che più di tutti
mi avrebbe ricordato lui.
Come se non fosse cambiato nulla.
Come se stessimo ancora decidendo insieme.
Volo nasce da un’idea di Riccardo Nota d’Elogio e offre un servizio innovativo e specializzato, fondato su un mandato formalizzato che racchiude sogni e desideri destinati a trovare compimento nel tempo.
L’impegno di VOLO è quello di comprendere, custodire ed onorare le volontà dei propri mandanti
con un patto che va oltre la vita.

Come garantire continuità alle tue volontà: Mandato Post Mortem ExequendumMandato Post MortemE se fosse possibile garant...
05/05/2026

Come garantire continuità alle tue volontà: Mandato Post Mortem Exequendum

Mandato Post Mortem

E se fosse possibile garantire continuità alle tue volontà, oltre il tempo?

Ci sono progetti, valori e desideri che non si esauriscono, e che meritano di essere portati a compimento, anche quando non è più possibile farlo in prima persona.
Per questo esistono strumenti pensati proprio per dare seguito a ciò che conta davvero. Il mandato post mortem exequendum permette di affidare le proprie volontà a qualcuno che possa realizzarle nel tempo, trasformandole in azioni concrete, nel pieno rispetto di quanto espresso.
Non si tratta solo di definire cosa accadrà, ma di farlo con precisione, lasciando spazio anche alla flessibilità e garantendo la riservatezza necessaria.
Un modo per assicurarsi che ciò che hai scelto non resti solo un’intenzione, ma continui davvero.

Volo nasce anche da questa esigenza: offrire uno spazio in cui le tue volontà possano essere raccolte, custodite e realizzate nel tempo.

Scopri di più su volotobe.it/oltre

30/04/2026

“Prima o poi lo faremo.”
Lo dicevamo sempre così.
Come si dicono le cose che si vogliono davvero ma che fanno abbastanza paura da essere puntualmente rimandate.

Finiva sempre allo stesso modo.
Io ridevo.
Cambiavo discorso.
Facevo finta che bastasse quello.
E lei mi lasciava fare.
Senza chiedere di più.

Ho sempre pensato che ci sarebbe stato tempo.
Tempo per sentirmi pronta.
Tempo per trovare il coraggio.
Per fare quel passo.
Ma il tempo non è qualcosa che puoi scegliere.
E quando l’ho capito,
non era più una possibilità.

Volevo lasciare a Marta, la mia migliore amica, qualcosa che a me è mancato.
E che sicuramente non sarebbe mancato a lei.

Non un ricordo.
Qualcosa che potesse continuare.
Che non si fermasse con me.
Ma non sapevo come fare.

Poi VOLO.
Insieme abbiamo trasformato
quella promessa in qualcosa di reale.
Qualcosa da vivere.

Quel salto he non ho avevo mai fatto ma che ho sempre sognato.

Presto non ci sarò più.
Eppure, ogni volta che Marta troverà il coraggio di volare, io continuerò ad esserci.

Volo nasce da un’idea di Riccardo Nota d’Elogio e offre un servizio innovativo e specializzato, fondato su un mandato formalizzato che racchiude sogni e desideri destinati a trovare compimento nel tempo.

L’impegno di VOLO è quello di comprendere, custodire ed onorare le volontà dei propri mandanti
con un patto che va oltre la vita.

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Via Amari 18
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