Avvocato Gaetano Pacifico

Avvocato Gaetano Pacifico Diritto del Lavoro; Diritto di Famiglia; Diritto Bancario; Diritto Civile

Assegno divorzile e autosufficienza dell'ex: perché la revoca non è mai automatica (ma la riduzione sì)Molti clienti arr...
05/06/2026

Assegno divorzile e autosufficienza dell'ex: perché la revoca non è mai automatica (ma la riduzione sì)
Molti clienti arrivano in studio convinti che, nel momento in cui l'ex coniuge trova un lavoro o diventa economicamente autosufficiente, l'obbligo di versare l’assegno divorzile decada automaticamente.
La realtà giuridica è ben diversa. La Suprema Corte di Cassazione ha consolidato un orientamento chiaro: l’autosufficienza economica del beneficiario legittima quasi sempre una riduzione dell'importo, ma raramente conduce alla revoca totale dell'assegno.Ecco come i giudici di legittimità orientano oggi le decisioni nei tribunali italiani.
La giurisprudenza ha definitivamente superato il vecchio concetto dell'assegno come mero "sostentamento dello stato di bisogno". Oggi l'assegno divorzile ha una natura perequativo-compensativa.Cosa significa concretamente il principio?: Anche se l'ex coniuge oggi guadagna abbastanza per vivere dignitosamente, l'assegno resta dovuto se serve a compensare il sacrificio professionale fatto durante il matrimonio.
Si valuta se la rinuncia alla carriera (es. per accudire i figli o la casa) abbia permesso all'altro coniuge di accumulare il proprio patrimonio e progredire nel lavoro.L'autosufficienza azzera la quota assistenziale dell'assegno, ma non tocca la quota compensativa, che spetta di diritto come riconoscimento del contributo dato alla famiglia.Quando si può chiedere la revisione?Per ottenere una modifica delle condizioni di divorzio (art. 9 L. 898/1970), non basta un generico mutamento delle condizioni economiche. È necessaria un'analisi dettagliata di:
Durata del matrimonio: Più l'unione è stata lunga, più è forte il vincolo compensativo.
Età e potenziale lavorativo: Un'autosufficienza raggiunta a 30 anni ha un peso diverso rispetto a una stabilità economica trovata a 55 anni.Nessuna rendita parassitaria: La Cassazione nega l'assegno solo se il coniuge debole rifiuta ingiustificatamente opportunità di lavoro adeguate.
Nelle cause di revisione dell'assegno non esistono formule matematiche. Ogni situazione richiede una strategia sartoriale e un rigoroso onere della prova per dimostrare il nesso causale tra le scelte passate e l'attuale disparità economica.

Demansionamento nel pubblico impiego: la Cassazione conferma il risarcimento per i collaboratori sanitari adibiti a mans...
20/05/2026

Demansionamento nel pubblico impiego: la Cassazione conferma il risarcimento per i collaboratori sanitari adibiti a mansioni inferiori.
"... Nel pubblico impiego privatizzato, l'adibizione del lavoratore a mansioni inferiori rispetto a quelle di assegnazione è legittima solo se tali mansioni non sono completamente estranee alla sua professionalità, se ricorre un'obiettiva esigenza organizzativa o di sicurezza del datore di lavoro e se, inoltre, la richiesta di tali mansioni inferiori avviene in via marginale rispetto alle attività qualificanti dell'inquadramento professionale del prestatore o, quando tale marginalità non ricorra, fermo lo svolgimento prevalente delle menzionate attività qualificanti, lo svolgimento di mansioni inferiori sia meramente occasionale. Il danno da demansionamento può essere provato anche mediante presunzioni semplici, purché gli elementi indiziari siano gravi, precisi e concordanti, e la sua quantificazione può avvenire in via equitativa, anche utilizzando il criterio basato su una percentuale della retribuzione, in relazione alla durata e alla rilevanza qualitativa del demansionamento, nonché alla pubblicità dello stesso. ..."
La Corte ha riconosciuto che gli infermieri erano stati impiegati per anni nello svolgimento continuativo di attività quali igiene dei pazienti, rifacimento letti, trasporto degenti, movimentazione pazienti e gestione materiale sanitario, mansioni estranee al profilo professionale infermieristico se svolte con carattere prevalente e strutturale.
Secondo la Cassazione: le mansioni inferiori possono essere richieste solo in presenza di esigenze organizzative concrete e in modo residuale.
l’utilizzo sistematico e programmato di personale infermieristico per coprire carenze di OSS lede la dignità e la professionalità del lavoratore.

( CORTE DI CASSAZIONE , Ordinanza n. 14249/2026 del 14-05-2026)

Pensione di reversibilità divisa tra più coniugi.Cosa succede alla pensione di reversibilità se il coniuge che viene a m...
04/05/2026

Pensione di reversibilità divisa tra più coniugi.
Cosa succede alla pensione di reversibilità se il coniuge che viene a mancare era stato già sposato in precedenza? I casi di contenzioso tra ultimo coniuge del defunto ed ex coniuge sono all’ordine del giorno, ma ora interviene la Corte di Cassazione con una recente sentenza per individuare i criteri per la ripartizione della pensione di reversibilità.
Il principio fissato nella sentenza n. 3955/2026 è netto: la durata del vincolo matrimoniale è il parametro primario e imprescindibile nella suddivisione della pensione di reversibilità tra più aventi diritto.
la Cassazione non afferma che la durata del matrimonio sia l'unico fattore rilevante. Sarebbe eccessivo e rischierebbe di produrre risultati ingiusti in casi particolari. Accanto al dato temporale, il giudice può e deve considerare una serie di elementi correttivi, che la sentenza individua con chiarezza:
le condizioni economiche delle parti, ossia la situazione patrimoniale e reddituale di ciascuna: chi si trova in maggiore difficoltà merita una tutela proporzionalmente più robusta;
l'importo dell'assegno divorzile già percepito, come indicatore del tenore di vita consolidato e delle aspettative legittime dell'ex coniuge;
la durata di eventuali convivenze prematrimoniali, che può influire sulla valutazione complessiva del rapporto;
i contributi di ciascun coniuge alla vita familiare e alla formazione del patrimonio comune, fattore che considera la storia concreta della coppia al di là del dato anagrafico.
Questi elementi, però, svolgono una funzione meramente correttiva: possono modificare il risultato che deriverebbe dalla sola durata del matrimonio, ma non possono sostituire quest'ultima come base di partenza. La Corte lo dice esplicitamente: l'assegno divorzile non può diventare né un "tetto massimo" per la quota di reversibilità né il parametro esclusivo di calcolo. Chi ha percepito un assegno modesto non perde automaticamente il diritto a una quota significativa di pensione, se ha contribuito per decenni alla vita familiare del defunto.
La sentenza n. 3955/2026 non introduce regole nuove, ma chiarisce con forza come vanno applicate quelle esistenti, e questo ha un peso concreto su migliaia di contenziosi pendenti e futuri.
Cassazione sentenza n. 3955/2026

Affidamento figli.L’affidamento dei figli dopo la separazione è uno degli aspetti più delicati nei procedimenti di dirit...
22/04/2026

Affidamento figli.
L’affidamento dei figli dopo la separazione è uno degli aspetti più delicati nei procedimenti di diritto di famiglia. Quando una coppia si separa, infatti, il giudice deve stabilire come verranno gestiti i rapporti tra i genitori e i figli e in che modo verranno tutelati i minori.
Oggi, nella maggior parte dei casi, si parla di affidamento condiviso: entrambi i genitori continuano a partecipare alle decisioni importanti sulla vita dei figli (scuola, salute, educazione).
Questo NON significa necessariamente tempi identici di permanenza con ciascun genitore, ma una responsabilità comune.
E l’affidamento esclusivo?
viene disposto solo in situazioni particolari, quando il giudice ritiene che uno dei genitori non sia in grado di garantire adeguatamente il benessere del figlio.
Può accadere, ad esempio, quando; uno dei genitori non si occupa del figlio; esistono situazioni di forte conflittualità;
il comportamento di un genitore può essere dannoso per il minore
In questi casi il giudice affida il figlio a un solo genitore, mantenendo comunque il diritto dell’altro genitore di mantenere rapporti con il minore.
È previsto solo in situazioni particolari, quando l’interesse del minore richiede che le decisioni siano prese da un solo genitore.
Come si decide?
Il criterio guida è sempre uno:
l’interesse del minore, valutato caso per caso.
Si considerano, ad esempio:
l’età del figlio
il rapporto con ciascun genitore
la stabilità dell’ambiente familiare
le esigenze scolastiche e personali del minore
Questa la risposta alla domanda “a chi vanno i figli in caso di separazione”.
Al tema del collocamento dei figli è strettamente collegato quello dell’assegnazione della casa familiare e del calcolo del mantenimento, ne parleremo in un'altro post.
Per un primo orientamento sulla tua situazione, puoi contattarmi a [email protected]

La Cassazione, con l’ordinanza n. 6078/2026, interviene su un punto centrale nelle separazioni: il collocamento dei figl...
28/03/2026

La Cassazione, con l’ordinanza n. 6078/2026, interviene su un punto centrale nelle separazioni: il collocamento dei figli.
Il principio affermato è netto: il giudice deve valutare esclusivamente l’interesse concreto del minore, verificando la reale capacità di cura di ciascun genitore. In questo contesto, il collocamento paritario diventa una soluzione praticabile ogni volta in cui le condizioni lo consentano.
Ne deriva un cambio di prospettiva: la capacità genitoriale non è legata al ruolo, ma alla concreta organizzazione della vita e al tempo effettivamente dedicato al minore.

Ripetibile l’assegno divorzile in mancanza dei presupposti - Cass. Civ., Sez. I, ord. 29 gennaio 2026 n. 1999.In tema di...
20/02/2026

Ripetibile l’assegno divorzile in mancanza dei presupposti - Cass. Civ., Sez. I, ord. 29 gennaio 2026 n. 1999.
In tema di assegno divorzile, qualora il giudice di merito accerti l’assenza dei presupposti per il riconoscimento del contributo economico sin dall’origine — per mancata allegazione e prova, da parte dell’ex coniuge richiedente, che l’attuale condizione economica deteriore sia causalmente riconducibile alle scelte familiari condivise durante il matrimonio e al ruolo ivi assunto — l’assegno divorzile deve essere negato. In tale ipotesi trova applicazione la regola generale della piena ripetibilità delle somme già corrisposte a tale titolo a decorrere dal passaggio in giudicato della sentenza sullo status, operando la condictio indebiti, poiché la rivalutazione ex tunc concerne la condizione del richiedente e accerta l’inesistenza originaria del diritto all’assegno.
La Corte afferma che:
l’assegno divorzile non ha natura meramente assistenziale, ma richiede la verifica dell'apporto dato dal coniuge richiedente alla vita familiare e dell’eventuale sacrificio delle proprie capacità reddituali;
sussiste l’onere di allegazione e prova: il coniuge che domanda l’assegno deve dimostrare di aver assunto un ruolo familiare concordato che abbia inciso sulla sua capacità lavorativa; che vi sia stato un sacrificio personale con vantaggio per l’altro coniuge o per la famiglia.
Se tale onere non è assolto, difetta ab origine il diritto all’assegno divorzile.
In tale scenario, ai sensi del principio delle Sezioni Unite, le somme percepite devono essere restituite, operando la condictio indebiti, perché la rivalutazione giudiziale riguarda la posizione del richiedente e non dell'obbligato.

L’INIDONEITÀ SOPRAVVENUTA DEL DIPENDENTE ALLA MANSIONE E OBBLIGO DI ACCOMODAMENTI RAGIONEVOLIIn tema di inidoneità fisic...
12/02/2026

L’INIDONEITÀ SOPRAVVENUTA DEL DIPENDENTE ALLA MANSIONE E OBBLIGO DI ACCOMODAMENTI RAGIONEVOLI
In tema di inidoneità fisica sopravvenuta del lavoratore derivante da una condizione patologica di lunga durata, i doveri sussistenti in capo al datore di lavoro, che vincolano il suo potere di recesso e quindi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, non si limitano al consolidato obbligo di repêchage.
Non basta quindi all’azienda dimostrare l’impossibilità di reimpiego del lavoratore in mansioni diverse, anche inferiori, compatibili con il suo stato di salute, al fine di salvaguardarne l’occupazione.
Con sentenza n. 6497/2021 la Corte di Cassazione ha recentemente ribadito come occorra altresì far corretta applicazione dell’art. 3 co. 3bis D. Lgs. 216/2003, che impone a datori pubblici e privati l’adozione nei confronti di persone con disabilità di “accomodamenti ragionevoli” nei luoghi di lavoro, per garantirne la parità di trattamento.
Il concetto di “accomodamento” ricomprende i provvedimenti intesi all’inclusione professionale mediante misure di carattere tecnico-materiale come la sistemazione o l’adattamento di locali, strutture e attrezzature per consentire l’accesso e lo svolgimento della prestazione lavorativa, o attraverso interventi di carattere organizzativo quali la riduzione o la rimodulazione dell’orario di lavoro, il cambiamento dei turni, la diversa ripartizione di compiti e mansioni tra i dipendenti, la fornitura di mezzi di formazione o inquadramento.

Quando il mantenimento diventa insostenibile, il giudice può ridurlo!Con l’ordinanza n. 14358 del 29 maggio 2025, la Cor...
13/01/2026

Quando il mantenimento diventa insostenibile, il giudice può ridurlo!
Con l’ordinanza n. 14358 del 29 maggio 2025, la Corte di Cassazione ha affermato un principio di grande rilevanza per i genitori separati in difficoltà economica: l’assegno di mantenimento va parametrato non solo ai bisogni dei figli e del coniuge beneficiario, ma deve essere sostenibile per il genitore obbligato.
In altre parole, se il padre (o madre) dimostra una concreta incapacità economica sopravvenuta, può chiedere una rideterminazione dell’assegno.
La Corte ha ribadito che, in base all’art. 337-ter c.c., ciascun genitore deve contribuire al mantenimento dei figli in misura proporzionale alle proprie capacità economiche attuali.
Per la Suprema Corte ogni cambiamento della situazione reddituale merita attenzione e valutazione puntuale.
L’assegno di mantenimento deve essere sostenibile: Il contributo economico non può compromettere la dignità e la sopravvivenza economica del genitore obbligato.
L’ordinanza della Cassazione n. 14358/2025 rappresenta una svolta importante in materia di diritto di famiglia: per la prima volta si afferma con forza che l’assegno di mantenimento non può ridurre un genitore in povertà.
Ogni contributo deve essere equilibrato, proporzionato e rispettare i diritti fondamentali di entrambi i genitori, senza penalizzare chi si trova in oggettiva difficoltà economica, ma vuole comunque garantire il proprio ruolo nella vita dei figli.
Cassazione n. 14358/2025

Cassazione: quali sono le caratteristiche delle collaborazioni etero-organizzate?03/11/2025Con la sentenza n. 28772 del ...
19/12/2025

Cassazione: quali sono le caratteristiche delle collaborazioni etero-organizzate?
03/11/2025
Con la sentenza n. 28772 del 31.10.2025, la Cassazione afferma che, ai fini della qualificazione di una collaborazione come etero-organizzata, è sufficiente che l’organizzazione, i tempi e i luoghi del lavoro siano imposti dal committente, anche mediante un algoritmo (sul medesimo tema si veda: Cassazione: è lavoratore subordinato il rider inquadrato come collaboratore a progetto).
La Cassazione - confermando quanto stabilito dalla Corte d’Appello - rileva preliminarmente che il carattere esclusivamente personale della prestazione lavorativa, richiesto dalla norma che ha introdotto le collaborazioni etero-organizzate, può essere negato solo in presenza dell'eventuale facoltà del collaboratore di avvalersi di propri ausiliari.
Per i Giudici di legittimità, inoltre, ai fini dell’integrazione della fattispecie di cui all’art. 2 del D.Lgs. 81/2015, è sufficiente la non occasionalità della prestazione, non essendo rilevante solo la media mensile dei turni effettivamente svolti, ma anche il numero di quelli opzionati dal lavoratore (posto che l’azienda ha la facoltà di assegnare la consegna a un rider diverso da quello che si era prenotato).
Secondo la sentenza, infine, se da un lato resta irrilevante il fatto che la bicicletta sia di proprietà dei lavoratori, dall’altro lato assume carattere decisivo la circostanza che la società (pur mediante algoritmi) eserciti il potere di determinare i tempi e il luogo di lavoro.
Su tali presupposti, la Suprema Corte rigetta il ricorso della società, confermando la natura etero-organizzata delle collaborazioni intrattenute con i riders.

Cassazione sentenza n. 28772 del 31.10.2025

Buoni pasto, spettano a tutti dopo sei ore di lavoro con pausa!Con l’ordinanza n. 25525/25, la Suprema Corte stabilisce ...
22/09/2025

Buoni pasto, spettano a tutti dopo sei ore di lavoro con pausa!
Con l’ordinanza n. 25525/25, la Suprema Corte stabilisce che il buono pasto nella Pa è un diritto legato alla pausa dopo 6 ore di lavoro, senza distinzione tra turnisti e non.
Il buono pasto non è un beneficio legato al tipo di orario, ma un diritto connesso alla durata della prestazione lavorativa e alla necessaria fruizione di una pausa per recuperare le energie psicofisiche, pertanto tutti i dipendenti pubblici, senza distinzione tra turnisti e non, ne hanno diritto a condizione che la loro giornata lavorativa superi le sei ore e preveda una pausa pranzo.

Cassazione ordinanza n. 25525/25

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