01/02/2026
🔴 Corte di appello di Catanzaro, 31 gennaio 2026.
Inaugurazione dell’anno giudiziario.
Intervento della Camera penale di Cosenza.
👉 Signori Presidenti, Forze dell’ordine, Istituzioni forensi, Autorità e Istituzioni tutte,
ricordiamo lo scorso anno che osservavavamo chi, tra i magistrati presenti, portava in alto la Costituzione e usciva da questa Aula con la coccarda tricolore sulle Toghe in segno di protesta, come se noi tutti, rimasti qui, fossimo contro quella Costituzione.
Quella stessa coccarda continuata a essere portata da alcuni magistrati, anche, nelle aule di udienza, come pubblico simbolo di contrarietà alla riforma della separazione; vessillo identificativo di chi -stava e- sta dalla parte giusta.
E noi Avvocati colpevoli di tollerare tutto questo.
Ma … in fondo … si pensava che la Magistratura, con quella forma di protesta, avesse iniziato un percorso di pubblica denuncia. A prescindere dal tema, condivisibile o meno.
Invece.
Nel corso del 2025, però, abbiamo iniziato la “conta” della mattanza dei suicidi nelle carceri; questa, sì, la vergogna del nostro tricolore.
Tranne noi penalisti dell’Unione delle Camere penali italiane, nessuna pubblica protesta con la Costituzione in mano.
E abbiamo continuato la “conta” delle centinaia di ingiuste privazioni di libertà in questa terra che è vergogna nazionale per numero di risarcimenti per ingiuste detenzioni.
Alla voce del Coordinamento dei penalisti calabrese, però, non si è aggiunta alcuna protesta con la Costituzione nelle mani.
Anzi c’è chi -frontman della battaglia per il “NO”- continua a parlare delle carcerazioni preventive ingiuste come inevitabili effetti collaterali di una giustizia che, però, funziona !
Di recente, è stata nuovamente agitata la Costituzione.
Ma in modo fuorviante e per davvero scorretto: con manifesti e messaggi social a dir poco inqualificabili, perché hanno falsamente attribuito alla riforma della separazione la finalità del controllo dei giudici da parte della politica.
È il momento di “riavvolgere il nastro”.
In questa giornata di alto livello istituzionale dobbiamo “guardarci” come in udienza.
In maniera leale.
Signori Magistrati, giudicanti e requirenti,
fondare Comitati referendari e parteciparvi non rende liberi di abdicare a quel principio di lealtà, anche e soprattutto, comunicativa che avete il dovere di preservare in ossequio alle prerogative che la Costituzione vi riserva.
Noi Avvocati penalisti - CHE SIAMO TUTTI PER IL “SI” - non stiamo conducendo un referendum dell’Avvocatura contro la Magistratura.
Non siamo per il voto “a favore o contro ANM”, che, dopo la sconfitta del NO, rimarrà ovviamente in vita, godendo delle garanzie dell’articolo 18 della Costituzione, ma non avrà, più, la possibilità di “alimentare l’avvilente correntocrazia nell’unico CSM”, come ricordato dal presidente emerito della Consulta Augusto Barbera.
Signori Magistrati, giudicanti e requirenti,
vi chiediamo lealtà, perché seriamente preoccupati che quei manifesti irrimediabilmente sbagliati potrebbero delegittimare proprio la Magistratura, la più alta istituzione a cui tutti i cittadini devono guardare con il più rigoroso rispetto.
Questa è la ragione per cui l’Avvocatura della Camera penale di Cosenza manifesta la più viva preoccupazione per i toni che la Magistratura associata ha impresso a questa campagna referendaria.
Affidarsi al sensazionalismo degli slogan significa abdicare al ruolo tecnico e al patrimonio di credibilità della Magistratura, a cui, invece, deve sempre appartenere compostezza istituzionale.
Ecco, siamo preoccupati che tutto questo possa delegittimare la Magistratura.
E delegittimarla significherebbe dimenticare quanto la democrazia italiana deve al lavoro e al sacrificio di tanti magistrati, compreso Giovanni Falcone, che alla separazione delle carriere credeva e che non fu certamente trattato in modo equo dal CSM dell’epoca.
Grazie dell’ascolto.
Roberto Le Pera - presidente