Angelo Greco

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Angelo Greco Avvocato, imprenditore, scrittore. Fondatore e direttore di laleggepertutti.it

16/10/2026

La corte di appello di Milano ribalta la sentenza di primo grado che aveva statuito che dopo 30 secondi non si può più parlare di violenza perché il consenso si può presumere. E invece non è vero che chi attende ci sta. Il fenomeno del cosiddetto freezing porta la vittima a immobilizzarsi

Sei vittima di phishing? La banca deve restituire i tuoi soldi in modo immediato, anche se hai commesso un errore per di...
16/10/2026

Sei vittima di phishing? La banca deve restituire i tuoi soldi in modo immediato, anche se hai commesso un errore per disattenzione. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea con un’importante sentenza (causa C-70/25).

La vicenda nasce da una truffa online. Una donna mette in vendita un oggetto su internet e riceve un link falso da un finto acquirente. Il sito in cui atterra è identico a quello della sua banca. La vittima inserisce le proprie credenziali e il truffatore le ruba circa 700 euro dal conto.

Il giorno dopo, la donna denuncia la frode. La banca, però, nega il rimborso. La giustificazione? La cliente è colpevole di negligenza grave, poiché non ha custodito le password in modo corretto. La questione finisce prima in tribunale e poi davanti ai giudici europei.

La decisione della Corte fissa un paletto fondamentale a tutela dei risparmiatori. Davanti a un pagamento non autorizzato, la banca deve rimborsare la somma senza attese, a patto che il cliente denunci subito il furto. Esiste un’unica eccezione: il sospetto fondato di una frode architettata dal cliente stesso. Ma se la vittima è stata solo incauta, la banca deve comunque restituire subito il denaro.

Il diritto europeo separa in modo netto il momento del rimborso da quello della responsabilità finale. Prima l’istituto copre il buco nel conto. Solo in un secondo momento la banca può chiedere indietro i soldi, ma con un onere preciso: deve dimostrare in modo chiaro la violazione dolosa o la negligenza grave del correntista.

Spetta alla banca fornire le prove. Le regole europee evitano così di scaricare sul cittadino i costi alti e i disagi enormi necessari per far valere i propri diritti.

FARE IL SALUTO ROMANO NON È SEMPRE REATO: 23 ASSOLUZIONI E ALTRE CONDANNE. PERCHÉ?Milano, 29 aprile 2019. Un corteo per ...
16/10/2026

FARE IL SALUTO ROMANO NON È SEMPRE REATO: 23 ASSOLUZIONI E ALTRE CONDANNE. PERCHÉ?

Milano, 29 aprile 2019. Un corteo per Sergio Ramelli, uno che chiama il «presente», braccia tese che rispondono.

Ventitré persone a processo. Assolte in primo grado. Assolte in appello.

Lo stesso gesto, in altre commemorazioni, è costato condanne. Alcune definitive.

Prima di indignarvi in un senso o nell'altro, leggete la norma. È l'articolo 5 della legge 645 del 1952, la legge Scelba: «Chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste è punito con la pena della reclusione sino a tre anni e con la multa da 206 a 516 euro».

Letta così, sembra che basti il braccio. E invece no.

Il reato sta dentro una legge che ha un solo scopo, scritto nel titolo e nel primo articolo: impedire la riorganizzazione del partito fascista. Da decenni la Cassazione legge l'articolo 5 con quel filtro. Il gesto è punito quando mette in pericolo quello scopo. Non in astratto. In concreto.

Le Sezioni Unite lo hanno scritto nero su bianco con la sentenza n. 16153 del 2024: il saluto romano in una commemorazione è reato se, in quel luogo e in quel momento, c'è un pericolo concreto che la cosa serva a ricostruire il partito. Se ci sono altri presupposti, può entrare in gioco anche la legge contro le manifestazioni discriminatorie.

Traduco: il giudice non deve guardare solo il braccio. Deve guardare la piazza.

Quante persone. Chi le ha convocate. Se c'erano volantini, iscrizioni, simboli di un'organizzazione che esiste e recluta. Se il rito era un rito, chiuso in se stesso, o la vetrina di qualcosa che continua dopo.

A Milano i giudici hanno trovato il simbolo, e lo hanno detto: quel saluto è fascista. Non hanno trovato il resto. Niente proselitismo, niente attività organizzativa, niente che facesse di quel corteo un pezzo di una ricostruzione. Il pericolo, nella loro valutazione, non c'era. Quindi niente reato.

Altrove, altri giudici, davanti a gesti identici, hanno trovato il resto. E hanno condannato.

Un conto è il gesto. Un conto è il pericolo. La legge punisce il secondo, e il secondo non si vede nella foto, si vede nel fascicolo.

Per questo due braccia tese, uguali al millimetro, possono finire una in archivio e l'altra in una sentenza di condanna. Non è un giudice buono e uno cattivo. È una norma che chiede di pesare un contesto, e i contesti non pesano mai uguale.

Chi vuole una regola che vale per tutti allo stesso modo ha un argomento: così il cittadino non sa prima cosa rischia. Chi vuole il pericolo concreto ha l'altro: così non si manda in carcere nessuno per un gesto vuoto.

La legge Scelba ha scelto la seconda strada nel 1952. Settantaquattro anni dopo, i tribunali stanno ancora misurando le piazze.

NUOVO CODICE DELLA STRADA: PATENTE NON PIÙ OBBLIGATORIAIl Governo ha approvato lo schema del nuovo Codice della strada, ...
15/10/2026

NUOVO CODICE DELLA STRADA: PATENTE NON PIÙ OBBLIGATORIA

Il Governo ha approvato lo schema del nuovo Codice della strada, che riscrive numerose disposizioni sulla circolazione e modifica il sistema delle sanzioni.

Le novità riguardano milioni di automobilisti.

Le multe più comuni vengono arrotondate al ribasso: le sanzioni minime di 26 e 42 euro scendono rispettivamente a 25 e 40 euro. Quelle da 83 e 87 euro diventano di 80 euro.

Cambiano anche le modalità di controllo. Non sarà più necessario portare materialmente in automobile la patente e la carta di circolazione, perché gli agenti potranno verificarle attraverso le banche dati.

Per le infrazioni accertate a distanza, senza contestazione immediata, il termine ordinario per notificare il verbale scenderà da 90 a 45 giorni.

Più severa, invece, la disciplina per chi circola senza assicurazione: il testo introduce il divieto di circolazione a tempo indeterminato fino alla regolarizzazione.

Per le biciclette a propulsione elettrica che non rientrano nella categoria delle normali biciclette a pedalata assistita vengono previsti casco e contrassegno identificativo.

Il progetto introduce inoltre una maggiore proporzionalità delle multe per eccesso di velocità, collegandole all’entità del superamento.

Attenzione: queste regole non sono ancora in vigore. Il Consiglio dei ministri ha approvato uno schema che deve completare l’iter previsto per la sua adozione definitiva. Le modifiche non possono quindi essere applicate immediatamente dagli organi di polizia.

15/10/2026

Un passo del nuovo testamento ci fa comprendere come ragionavano gli Stati una volta e quale profonda trasformazione è avvenuta con la nostra costituzione. Si pensi che una volta, per il fascismo, tutto doveva essere sacrificato sull’altare della patria. Anche l’interesse e la vita del singolo

15/10/2026

A partire da quale somma si rischia un pignoramento mobiliare, della casa o del conto corrente? Ecco cosa dice la legge per chi non paga i debiti

BONUS NATALE 2026: 155 EURO IN PIÙ SULLA PENSIONE DI DICEMBRE. CHI NE HA DIRITTO?A dicembre alcuni pensionati riceverann...
15/10/2026

BONUS NATALE 2026: 155 EURO IN PIÙ SULLA PENSIONE DI DICEMBRE. CHI NE HA DIRITTO?

A dicembre alcuni pensionati riceveranno, oltre alla pensione e alla tredicesima, un pagamento aggiuntivo di 154,94 euro. Ma attenzione: non spetta a tutti quelli che percepiscono una pensione bassa. E in alcuni casi l’INPS può persino chiedere la restituzione delle somme versate.

Vediamo chi può riceverlo.

COS’È IL BONUS NATALE?

È una somma aggiuntiva introdotta dall’articolo 70 della legge 388/2000. Non è quindi un nuovo bonus del Governo, ma una misura che esiste dal 2001 e viene riconosciuta ogni dicembre ai pensionati in possesso di determinati requisiti economici.

Non va confusa con la quattordicesima: per il bonus Natale non è prevista un’età minima di 64 anni.

QUANTO BISOGNA PRENDERE DI PENSIONE?

Per il 2026 le soglie INPS sono queste:

* Pensione annua fino a 7.954,05 euro: bonus intero di 154,94 euro, se sono rispettati anche i requisiti reddituali.
* Pensione annua superiore a 7.954,05 euro, ma inferiore a 8.108,99 euro: bonus ridotto.
* Pensione annua superiore a 8.108,99 euro: nessun bonus.

Per esempio, chi percepisce una pensione annua di 8.000 euro riceverà soltanto 108,99 euro, perché il bonus non può portare l’importo complessivo oltre 8.108,99 euro.

Se il pensionato percepisce più pensioni, gli importi vengono sommati.

ATTENZIONE ANCHE AGLI ALTRI REDDITI

Non basta avere una pensione bassa. Bisogna rispettare anche questi limiti annui:

* Pensionato non coniugato: reddito personale non superiore a 11.931,08 euro.
* Pensionato coniugato o unito civilmente: reddito complessivo della coppia non superiore a 23.862,15 euro.

In quest’ultimo caso deve comunque essere rispettato anche il limite personale di 11.931,08 euro.

Non serve presentare l’ISEE: il controllo riguarda i redditi rilevanti ai fini della prestazione.

CHI È ESCLUSO?

Il bonus non spetta ai titolari di trattamenti puramente assistenziali, come l’assegno sociale, la pensione sociale e le prestazioni di invalidità civile.

Sono escluse anche altre categorie di trattamenti individuate dall’INPS.

BISOGNA PRESENTARE DOMANDA?

No. L’INPS riconosce automaticamente il bonus a dicembre, sulla base dei dati disponibili.

Per verificare l’accredito basta consultare il cedolino sul portale MyINPS.

Chi ritiene di averne diritto, ma non riceve il pagamento, può presentare domanda di ricostituzione della pensione, anche tramite patronato.

ATTENZIONE: IL BONUS PUÒ ESSERE REVOCATO

L’INPS può effettuare controlli anche dopo il pagamento. Se scopre che i limiti di reddito erano stati superati, può chiedere la restituzione.

È già successo: nel 2026 l’Istituto ha avviato il recupero di bonus indebitamente versati nel 2021, con trattenute sulle pensioni distribuite in dodici rate mensili.

Il pagamento di dicembre può quindi essere provvisorio.

Salva questo post e condividilo con chi percepisce una pensione bassa: potrebbe avere diritto ai 154,94 euro senza dover presentare alcuna domanda.

CONIGLIO, CODARDO, TROGLODITA. NON È REATO. SE È VERO.Le ragazze di OnlyFans, da oggi, hanno un problema in più.Fino a i...
15/10/2026

CONIGLIO, CODARDO, TROGLODITA. NON È REATO. SE È VERO.

Le ragazze di OnlyFans, da oggi, hanno un problema in più.

Fino a ieri funzionava così: post provocatorio, sotto arrivano i commenti, qualcuno scrive l'aggettivo che richiama il mestiere più antico del mondo, parte la querela e, spesso, arriva il risarcimento. Un meccanismo rodato, con avvocati che ci campano.

Poi la Cassazione ha deciso un caso che con OnlyFans non c'entra niente, e che però cambia la misura di tutto.

Tre parole, un manager, un'aula della Cassazione.

«Coniglio.» «Codardo.» «Ignavo.» Il destinatario è un dirigente che aveva rifiutato un confronto pubblico. Si era defilato, e l'altro glielo ha detto davanti a tutti. Poi il colpo finale: «Troglodita del diritto, dell'economia e della finanza», per via di alcuni errori nell'interpretazione delle norme.

Querela. Processo. Assoluzione con formula piena. Sentenza n. 35656 del 2026.

Ora ve lo dico come lo spiegavano a noi, al primo anno di università. L'articolo 595 del codice penale, primo comma: «Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032». Traduco: se parli male di qualcuno davanti ad altri, paghi.

Poi c'è la scappatoia, che si chiama diritto di critica. Ha tre porte, e bisogna passarle tutte. La verità del fatto. L'interesse del pubblico a saperlo. La continenza, cioè la moderazione nelle parole.

La terza porta era quella che fregava tutti. Potevi avere ragione da vendere, ma se davi del coniglio a qualcuno il giudice ti fermava lì: il fatto è vero, il modo no. Un conto è dire che uno ha evitato il confronto. Un conto è chiamarlo coniglio. Per trent'anni sono stati due reati diversi, anzi uno solo e una cosa lecita.

La Cassazione, in questa sentenza, ha guardato le tre parole e poi ha guardato i fatti. Il manager si era davvero sottratto al confronto. Aveva davvero sbagliato a leggere le norme. Le parole erano dure, ma stavano attaccate a cose accadute. Non erano insulti caduti dal cielo, erano giudizi su comportamenti. E un giudizio su un comportamento, se il comportamento c'è stato, si può dire anche con una parola br**ta.

I colleghi avvocati staranno già scuotendo la testa. Lo so. Lo faccio anch'io.

Perché adesso la porta della continenza sembra più larga di come la ricordavamo. Non è sparita. Ma coniglio, codardo e troglodita ci sono passati, e questo cambia la misura di quello che si può dire a una persona davanti agli altri.

Chissà cosa succede nei commenti sotto i post, dove di parole del genere ne girano a migliaia al giorno, e dove molti, finora, hanno chiesto risarcimenti e spesso li hanno ottenuti.

Il manager ha perso la causa. Il troglodita, dice la Corte, era lui.

14/10/2026

Il nuovo leader

LA NORMA CHE C’È PERCHÉ MANCA UNA SOCIETÀ CIVILENessuna legge dice di onorare i maestri. Ma c’è qualcosa che le somiglia...
14/10/2026

LA NORMA CHE C’È PERCHÉ MANCA UNA SOCIETÀ CIVILE

Nessuna legge dice di onorare i maestri. Ma c’è qualcosa che le somiglia e che negli ultimi anni il legislatore ha dovuto rafforzare.
Il docente, nelle aule, è un pubblico ufficiale. Lo dice la giurisprudenza da decenni, in base all’art. 357 del Codice penale.
Chi lo insulta mentre fa lezione risponde di oltraggio, art. 341-bis.

Nel 2018, in un istituto tecnico di Lucca, alcuni studenti filmarono se stessi mentre circondavano un professore e gli dicevano, con il telefono in mano, di mettere sei a uno di loro. Il video fece il giro del Paese. I ragazzi furono sospesi, e qualcuno p***e l’anno.

Da allora i casi non sono diminuiti: padri che entrano a scuola per prendere a schiaffi il professore della figlia, madri che organizzano la chat di classe come un tribunale permanente contro la maestra.

Nel marzo 2024 è arrivata una legge, la n. 25, che aggiunge al Codice penale un’aggravante per chi usa violenza o minaccia contro il personale scolastico, raddoppia quasi la pena se a farlo è un genitore, e istituisce una giornata nazionale, il 15 dicembre, «di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti del personale scolastico».

Una giornata nazionale per ricordare di non picchiare i maestri. Siamo arrivati a questo.

Nello stesso anno, con la legge n. 150 del 2024, è tornato a contare il voto in condotta: con il cinque si è bocciati, con il sei si rimanda a settembre con un compito di educazione civica. Per decenni era stato un numero scritto per abitudine. Adesso è di nuovo un giudizio sul rispetto. La scuola, che è il primo luogo in cui si impara che esiste un’autorità che non è tua madre, ha dovuto rimettere la parola rispetto in una norma, perché nelle case non si trovava più.

La confusione dei giovani di oggi è figlia della latitanza degli educatori, maestri mancati che son cascati con tutte le scarpe dentro la tentazione di occuparsi di se stessi. Abbiamo padri che si sono concessi il diritto di non essere tali e di continuare a fare i giovani gaudenti quando dovevano essere dei punti fermi per i figli; abbiamo madri che non hanno messo confini al proprio territorio (F. Rosini, “L’arte della buona battaglia”).

La frattura fra le generazioni non l’hanno aperta i figli. L’hanno aperta i padri che non volevano fare i padri.
Ricordiamolo anche se non ci sarebbe bisogno in una civiltà evoluta. I genitori devono educare, dare l’esempio, non trattare i figli come una proprietà. Un padre che non ha mai detto no, una madre che ha fatto i compiti al posto del figlio fino alla maturità, non hanno dato peso a nessuno. Hanno solo evitato il peso.

E la frattura si vede anche in tribunale, dalla parte opposta. Ci sono genitori che a settant’anni mantengono ancora figli di quaranta. La Cassazione, nel 2020, ha detto una cosa che i padri aspettavano da tempo: il figlio adulto che non lavora deve dimostrare di aver cercato un lavoro, e se non lo fa, il mantenimento finisce.

Onorare il padre, qui, vuol dire anche smettere di vivere sulle sue spalle. E ci sono i nonni, che in questo Paese sono il più grande servizio di welfare mai esistito, non pagato e non scritto in nessuna legge: prendono i nipoti a scuola, li tengono fino alle sette, li portano a nuoto, e poi, quando non ce la fanno più, scoprono che la porta la guardano loro.

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Via Giovanni Gentile Via , 12
Cosenza
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