02/06/2026
In Italia il futuro di un bambino dipende sempre più dal luogo in cui nasce. La nuova indagine del Sole 24 Ore mostra un Paese spaccato: ci sono territori dove scuole, parchi, palestre, centri culturali e servizi sanitari sono raggiungibili a piedi in pochi minuti, e altri dove ogni attività diventa una corsa a ostacoli.
Non conta solo quanti servizi esistono, ma quanto siano vicini e accessibili. Dove esistono reti sociali forti, sicurezza e senso di comunità, i ragazzi crescono con maggiori opportunità e aspettative. Dove invece mancano spazi, sostegno e inclusione, aumentano isolamento, povertà educativa e dispersione scolastica.
Il paradosso è che anche nelle città considerate più vivibili esistono periferie dimenticate. Secondo Save the Children, un minore su dieci nelle città metropolitane vive in aree di forte disagio socio-economico, dove si concentra oltre il 40% delle famiglie in povertà relativa e l’abbandono scolastico raddoppia.
Per questo la qualità della vita dei giovani dovrebbe diventare il vero metro con cui giudicare le politiche pubbliche. Servono spazi educativi di prossimità, aperti tutto l’anno, e decisioni politiche che valutino sempre l’impatto sulle nuove generazioni.
Perché se un territorio non è vivibile per un bambino, prima o poi non lo sarà più per nessuno.
Sei d’accordo che in Italia conti molto il luogo in cui nasci per fare carriera?