Mediatore Dott.ssa Vincenza Gallo

Mediatore Dott.ssa Vincenza Gallo In fondo i più grandi conflitti non sono tra due persone, ma tra una persona e se stessa.
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🪷 Mediatore penale e penale minorile, culturale, scolastico e familiare.

🧸"Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme, con la mediazione del mondo” 🪷____________________________

Mediare è una sfida: devi saper vestire i panni dell'altro senza spogliarti dei tuoi. È questo ciò che faccio: vi aiuto a trovare un compromesso, quando in gioco ci sono interessi di

versi. Assicuro a ciascuno dei contendenti la soddisfazione di pensare di aver avuto ciò che non gli spettava e di non essere stato privato di nulla tranne che di ciò che gli era dovuto.

Inseguiamo l'amore tutta la vita.  Poi nasce quella minuscola creatura che per alcuni anni ci amerà con tutta se stessa,...
03/07/2026

Inseguiamo l'amore tutta la vita.
Poi nasce quella minuscola creatura che per alcuni anni ci amerà con tutta se stessa, ci vorrà sempre accanto (mamma stai qui con me, mamma vieni), vorrà condividere ogni momento con noi (mamma guarda, mamma giochi? mamma leggi?) vorrà noi per abbandonarsi al sonno e appena si risveglia.

É un amore così grande che ci travolgerá, forse perché nessuno mai ci ha amato così. ❤️

Vale la pena riconoscerlo e assaporarlo anche se a volte saremo tanto stanche e la società si ostinerá a chiamare vizi questo amore, perché resterà un'esperienza unica nella vita.

Una parentesi di intensità che riempie il cuore. 💖


In Giappone esiste una parola che descrive perfettamente quello che provano molti Millennials. Si chiama Yūgen (幽玄).Non ...
01/07/2026

In Giappone esiste una parola che descrive perfettamente quello che provano molti Millennials.

Si chiama Yūgen (幽玄).

Non significa semplicemente nostalgia.

È quella bellezza silenziosa che ti attraversa il cuore quando capisci che qualcosa era speciale… solo dopo che è finita.

Forse è per questo che basta sentire le prime note di Rossana, il manga giapponese こどものおもちゃ (Kodomo no Omocha, “Il giocattolo dei bambini”).

All’improvviso non siamo più adulti.

Torniamo a quei pomeriggi davanti alla televisione.

A quando aspettavamo che Sana Kurata (倉田 紗南) trovasse finalmente il coraggio di dire ciò che provava a Akito Hayama (羽山 秋人), conosciuto da molti di noi come Erik.

Loro non erano una coppia perfetta.

Erano due ragazzi che imparavano a crescere.

A ferirsi.
A proteggersi.
Ad amarsi senza sapere davvero come si fa.

Forse è anche per questo che ci sono rimasti dentro.

Perché, in fondo, eravamo un po’ come loro convinti che il tempo fosse infinito.

Che gli amici sarebbero rimasti sempre gli stessi.
Che i nostri genitori sarebbero stati giovani per sempre.
Che il futuro sarebbe arrivato con calma.

Poi siamo diventati adulti.

E abbiamo scoperto che la cosa più difficile non è lasciarsi il passato alle spalle.

È accorgersi che una parte di noi è rimasta lì.

Tra una sigla cantata a memoria.

Un anime visto dopo scuola.

Una storia d’amore che, forse, ci ha insegnato più di quanto avessimo capito allora.

Forse è questo lo Yūgen.

Non il desiderio di tornare indietro.

Ma quella dolce malinconia che nasce quando un ricordo riesce ancora a farti ba***re il cuore.

Perché alcune storie non finiscono quando scorrono i titoli di coda.

Continuano a vivere dentro di noi.

E basta una canzone.
Un tramonto.
O un viaggio in Giappone…

per ricordarci che la bambina che eravamo non se n’è mai andata davvero.

Yūgen (幽玄).

Forse crescere significa proprio questo: imparare ad amare i ricordi, anche sapendo che non potranno mai tornare. 🌸

Non stai fallendo.Stai diventando. 🤍Il post-partum non cambia solo il tuo corpo —rimodella il tuo cuore, la tua mente, i...
18/02/2026

Non stai fallendo.
Stai diventando. 🤍

Il post-partum non cambia solo il tuo corpo —
rimodella il tuo cuore, la tua mente, il tuo intero mondo.

È svegliarsi ogni due ore… e presentarsi comunque.
È sorridere al tuo bambino mentre dentro combatti la stanchezza.
È amare profondamente… e sentirsi sopraffatta nello stesso momento.

È conoscere una nuova versione di te stessa
in un corpo che a volte sembra non appartenerti più,
con emozioni che salgono e scendono senza preavviso.

Questo periodo può mettere alla prova anche una relazione.
Perché una neomamma non ha solo bisogno di aiuto —
ha bisogno di comprensione.

Ha bisogno di qualcuno che veda il peso invisibile che porta.
Di qualcuno che dica: “Riposa. Ci penso io.”
Di qualcuno che scelga la dolcezza invece della critica.
La presenza invece della distanza.
La compassione invece dei consigli non richiesti.

Il post-partum non è debolezza.
È trasformazione.

E con il giusto sostegno,
questa stagione difficile diventa un legame più forte —
non una frattura.

Sii gentile con lei.
Sii gentile con te stessa.

Tutto troverà equilibrio.
Tutto guarirà.
Andrà tutto bene. 💛




Seguite questa pagina dai contenuti interessanti 🤩
16/02/2026

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Caro attacco di panico,ti scrivo mentre mi prendi.Mentre arrivi senza bussare, senza chiedere permesso, senza avvisare.T...
03/02/2026

Caro attacco di panico,

ti scrivo mentre mi prendi.
Mentre arrivi senza bussare, senza chiedere permesso, senza avvisare.
Ti presenti come se avessi un diritto su di me, come se fossi tu a comandare.

All’inizio fai sempre la stessa cosa: mi stringi il petto, mi rubi il respiro, mi confondi i pensieri.
Mi fai credere che stia succedendo qualcosa di terribile, che stia per crollare, che non ne uscirò.
Mi parli con la voce dell’urgenza e della paura.
E io, per un attimo, ti credo.

Ma ascoltami bene: ti conosco.
So chi sei.
So come ti muovi.
So che ti piace travestirti da pericolo, ma sei solo un’esplosione di allarme, un incendio senza fiamme.

Tu sei rumore.
Sei un temporale che passa.
Sei un’onda alta che spaventa, ma che non può restare per sempre.

Mi fai tremare, mi fai sudare, mi fai sentire piccolo.
Mi fai pensare: “Sto impazzendo”, “Sto morendo”, “Non ce la faccio”.
E invece no.
Io ce la faccio anche quando non mi sembra.
Perché ogni volta che arrivi… io resto.
E ogni volta che provi a spezzarmi… io resisto.

Tu mi prendi, sì.
Ma non mi possiedi.

E oggi voglio dirtelo chiaramente:
non sei una profezia.
Non sei una verità.
Non sei il mio destino.

Sei solo una reazione del mio corpo che ha imparato a proteggermi nel modo sbagliato.
Sei un messaggio urlato da un sistema che ha paura, anche quando non ce n’è bisogno.

Allora fai pure il tuo spettacolo:
batti forte, stringi, corri, confondi.
Io ti guardo in faccia.
Io resto qui.
Io respiro come posso, anche se sembra poco.
E quel poco basta.

Perché ho imparato una cosa:
non devo vincerti.
Devo solo attraversarti.

E tu, attacco di panico, per quanto ti impegni…
passi sempre.

Quando te ne andrai, come hai sempre fatto, io sarò ancora qui.
Stanco magari.
Scosso, sì.
Ma vivo.
Intero.
E un po’ più forte.

Quindi prendimi pure, se devi.
Ma ricordati:
io non sono la tua vittima.
Sono la persona che sopravvive alla tua tempesta.

E adesso, mentre urli, io ti rispondo piano:
non mi fai paura come prima.

Firmato,
io, che resto.

Infinitamente grazie al Presidente Gianfranco Morelli, al Direttore Aldo Morelli e a tutta la famiglia del Corriere Spor...
18/01/2026

Infinitamente grazie al Presidente Gianfranco Morelli, al Direttore Aldo Morelli e a tutta la famiglia del Corriere Sportivo di Calabria!

“Quando Dio vuole cambiare la storia, non manda un esercito, manda un bambino".

♥️💙🐺

19/12/2025




A parte che non è vero che le riconosci le persone che soffrono, non è vero.Ridono ad alta voce, cercano anche di stare ...
16/12/2025

A parte che non è vero che le riconosci le persone che soffrono, non è vero.
Ridono ad alta voce, cercano anche di stare in compagnia, danno forza agli altri e si scusano se non sono perfette. Non è vero che le persone che soffrono piangono, a volte neanche piangono più, ti ridono in faccia piuttosto che farti sapere come stanno. Sono persone fragili, che neanche capisci se sorridono a te o a sè stesse.




«No, non è tossico dire al tuo partner ciò che ti dà fastidio.E non è tossico nemmeno parlare di ciò che ti fa male, di ...
04/12/2025

«No, non è tossico dire al tuo partner ciò che ti dà fastidio.
E non è tossico nemmeno parlare di ciò che ti fa male, di ciò che ti mette a disagio, di ciò che ti fa stare male.
Questo si chiama comunicazione. Si chiama fiducia.

Perché quando stai con qualcuno, non si tratta solo di condividere le cose belle, gli abbracci e i “ti amo”.
Si tratta anche di poter dire: “Questo non mi è piaciuto”, “Questo mi ha fatto male”, “Questo mi ha fatto sentire insicuro”.

Non è essere drammatici. Non è esagerare.
È avere il coraggio di aprirsi con la persona che ami. Perché trattenere ciò che provi solo per paura di dare fastidio, quello sì che è pericoloso.
Quello sì che avvelena una relazione, poco a poco.
Il silenzio accumulato finisce per diventare un grido dentro il petto.

Non è tossico chiedere di essere ascoltati.
Non è tossico voler sentirsi al sicuro, rispettati e valorizzati.
E nemmeno è tossico aver bisogno che ti spieghino qualcosa che non hai capito o che ti ha ferito.

Tossico è tenersi tutto dentro, pensare che devi ingoiare i dubbi perché “se lo dico si arrabbierà” o “penserà che sono pesante”.
Tossico è credere che parlare con il tuo partner possa rovinare tutto.

Quando in realtà, ciò che rovina davvero una relazione è proprio non parlare.
Tacere. Fingere che vada tutto bene quando non è così.

Le cose si parlano.
Le emozioni si riconoscono.
I problemi si affrontano insieme.

E se qualcuno ti fa sentire che esprimere ciò che provi è “essere tossico”,
allora forse non è la persona con cui dovresti costruire nulla.»




Indirizzo

Via Don Carlo De Cardona, 11
Cosenza
87100

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