Raffaella Amato - Avvocato Specialista in Criminologia Clinica

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14/02/2021

Uno dei possibili metodi di trattamento rieducativo nell'ottica dell’osservazione scientifica della personalità e del trattamento criminologico. A cura dell'...

https://youtu.be/B9HO2wbFLG4Su You tube il mio video in tema di trattamenti criminologici in ambito penitenziario.
16/01/2021

https://youtu.be/B9HO2wbFLG4

Su You tube il mio video in tema di trattamenti criminologici in ambito penitenziario.

Uno dei possibili metodi di trattamento rieducativo nell'ottica dell’osservazione scientifica della personalità e del trattamento criminologico. A cura dell'...

08/12/2019

La conflittualità adolescenziale come fattore sulla devianza

L'orientamento sociale è la prospettiva che sottolinea il rapporto tra il giovane e la società ed esplora gli ostacoli che l’adolescente incontra nel rapportarsi alla società, ostacoli che sono riferibili in parte a tensioni individuali ed in parte a fattori esterni.
L'adolescente si trova in difficoltà perchè continua a dipendere, soprattutto per ragioni economiche, da una famiglia in cui non può che vivere una situazione di emarginazione, dato che manca in lui ogni potere decisionale e propositivo.
L'adolescenza, cioè, sembra essere vissuta come una sorta di lunga infanzia, o come una moratoria psicosociale (Erickson), come uno stato in cui da un lato si è già adulti, ma dall'altro non si ha ancora la possibilità reale di inserirsi e di incidere in maniera autonoma sulla realtà sociale.
Questa condizione, naturalmente, ha effetti negativi sia per i giovani che per la società.
Per l'adolescente, l'impossibilità di confrontarsi con una realtà vera e la necessità di permanere in situazione di deresponsabilizzazione relativa, implicano una notevole difficoltà ad accumulare sicurezze interne circa il proprio valore e le proprie competenze.
Per la società, il danno è che si smarrisce il grande potenziale innovativo delle giovani generazioni: il confronto generazionale si esaurisce in limitati conflitti familiari o in contestazioni e comportamenti distruttivi antisociali o più propriamente delinquenziali.

08/12/2019

Il ruolo della famiglia nella devianza (continuazione)

La maggiorparte delle prime ricerche sull'argomento mostra che i giovani provenienti da famiglie disgregate sono molto più coinvolti nella delinquenza rispetto a quelli che vivono in famiglie intatte.
In seguito altre ricerche hanno dimostrato l'importanza della stabilità, ma soprattutto della coesione della famiglia nella protezione dei figli dalla delinquenza.
Recentemente Aebi ha fatto una ricerca su un campione casuale di 970 giovani di età compresa tra i 14 e i 21 anni per valutare la relazione tra la struttura familiare e i più frequenti comportamenti devianti dei giovani che distingue in 5 categorie:
1) il furto (di denaro, di oggetti o di veicoli);
2) i comportamenti violenti (danneggiamento, porto d'armi, minacce, partecipazione a risse, lesioni volontarie, incendi);
3) la devianza legata alle sostanze stupefacenti (consumo o vendita di droghe leggere o pesanti);
4) la devianza tipicamente giovanile (guida senza patente, graffiti);
5) gli altri comportamenti problematici (fughe, assenteismo da scuola).
I risultati della ricerca mostrano che l'impatto della disgregazione della famiglia è significativo solo per alcune condotte giovanili di tipo deviante, mentre per i comportamenti più gravi di tipo delinquenziale, essa è molto più debole o addirittura inesistente. In particolare è stata riscontrata una correlazione elevata della rottura familiare con l'uso di droghe leggere, ed una correlazione molto bassa con i reati violenti.
Per quanto concerne il motivo della disgregazione familiare, dalle ricerche effettuate risulta che il suo impatto è lievemente più forte, ma in misura non significativa, quando essa deriva dalla separazione dei genitori piuttosto che dalla morte di essi. La ragione di tale differenza risiede però nella conflittualità e nella ostilità che accompagnano la separazione coniugale o il divorzio piuttosto che nell'atto in sè: tanto è vero che un elevato livello di conflittualità ha una relazione significativa con problemi di tipo scolastico, con comportamenti devianti, con problemi di tipo psicopatologico come l'iperattività e la depressione.
Mentre solitamente la separazione o il divorzio con un basso livello di conflittualità rappresenta solo un periodo di crisi transitoria tra un equilibrio familiare ed un altro durante il quale le relazioni familiari si modificano, con la necessità di continui adattamenti alle nuove realtà.
È importante inoltre valutare i cambiamenti di status economico a cui vanno incontro i genitori separati, poichè il divorzio può comportare, tra altro, un abbassamento del livello economico del nucleo familiare in cui vive il minore.
Nell'ambito delle famiglie disgregate, infine, gli autori confrontano quelle ricostituite con quelle monoparentali, ma non rilevano un più elevato livello di delinquenza nelle prime, anche se l'inserimento nella famiglia di un nuovo componente in qualità di sostituto genitoriale può aumentare l'effetto della rottura familiare sulla devianza giovanile aggiungendo nuovi motivi di conflittualità oltre a quelli già esistenti.

08/12/2019

Il ruolo della famiglia nella devianza

Le famiglie numerose, nelle quali sono presenti almeno quattro figli, sono state indicate in letteratura come quelle a maggiore rischio di delinquenza giovanile. Ad influenzare tale correlazione sono in realtà altri fattori, quali ad esempio il fatto che nelle famiglie numerose il controllo e la supervisione da parte dei genitori sui figli sono ridotti oppure il fatto che nel nucleo familiare siano presenti altri fratelli o sorelle che mettono in atto comportamenti devianti.
Anche la giovane età dei genitori è stata associata ad una maggiore probabilità di delinquenza dei figli, soprattutto in quelle famiglie composte da giovani ragazze che diventano madri prima dei 18 anni.
Anche in questo caso, tuttavia, bisogna tener presente che le madri giovani vivono più frequentemente in condizioni socio-economiche precarie e più difficilmente riescono a sorvegliare efficacemente i loro figli o ad impartire loro un'educazione adeguata.
Molti autori hanno indagato l'effetto che l'aumento del lavoro femminile al di fuori della famiglia può produrre sulla evoluzione psicosociale dei figli. Alcuni autori riferiscono, a questo proposito, che tale cambiamento della condizione femminile non pare direttamente connesso con un aumento della delinquenza dei minori, e che l'inserimento durante la giornata in un asilo nido non ha effetti sullo sviluppo fisiologico sempre che la qualità delle cure prestate sia soddisfacente. Il lavoro materno è scarsamente rilevante se la madre è in grado di fornire una adeguata supervisione ai figli.
Tra i fattori strutturali che sono stati esaminati nelle diverse ricerche quello che riguarda la rottura o la disgregazione del nucleo familiare, che va sotto la definizione di broken homes è certamente quello più studiato.
Per broken homes, si intendono le famiglie in cui è presente un solo genitore biologico per separazione o divorzio, o per morte.

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