23/02/2021
LA TARIFFA ORARIA DELL’AVVOCATO
Cerchiamo di capire quanto possa valere un’ora di lavoro di un avvocato.
Nel 2019, con riferimento ai grandi studi legali d’affari milanesi, la Rivista legalcommunity.it ha elaborato un dato medio in base alla del legale.
Nel caso di counsel, salary partner e lead partner, i compensi orari sono pari nell’ordine a 300, 350 e 450 euro l’ora, in pochi i casi i lead partner, secondo la ricerca, “possono ancora fatturare più di 600. Il costo orario di un associate varia da 150 a 270 euro a seconda che si tratti di un junior o di un managing associate. I praticanti costano mediamente 115 euro l’ora”.
La varia, oltre che in base all’anzianità del legale certamente in base alla posizione geografica in cui è sito lo studio e in base al prestigio dello stesso.
Mediamente al nord si attesta, secondo una nostra stima, dai 400 a 200 Euro/ora, al centro sui 300/150, al sud e isole 300/100.
La a si applica specialmente nelle o di .
Per l’attività fuori studio normalmente le tariffe vengono incrementate del 20%, oltre il rimborso delle spese.
Difficilmente la tariffazione oraria viene utilizzata nel contenzioso. Come avvocati, in questo caso, dobbiamo ragionare in termini di “obbligazione di mezzi”, perché nel giudiziale gli avvocati non hanno il pieno controllo della pratica, essendo coinvolti soggetti terzi, giudici, controparti etc. Nel contenzioso civilistico, pertanto, la determinazione del compenso, è in genere affidata ai c.d. parametri ministeriali forensi ex DM 55/2014, che sono subentrati (certamente semplificandolo) al rimpianto sistema delle tariffe obbligatorie.
La problematica afferente alla degli e del preventivo la tratteremo in un prossimo intervento.
Tornando al sistema della tariffazione oraria, si deve notare che alcuni studi la ritengono ormai superata, poiché comporta un dislivello di interessi col cliente, che può pensare che l’avvocato sia è spinto a essere meno efficiente e più lento. Spesso il cliente tende ad essere meno partecipe all'opera del legale, pensando di dover sostenere maggiori costi. L’avvocato, secondo tale prospettiva, sarebbe incentivato ad impiegare più tempo per guadagnare di più.
Invero, la tariffazione oraria richiede fiducia nei compilati dall’ e un suo maggior lavoro perché si devono registrare le attività svolte. Inoltre, la parcella diviene imprevedibile e incerta, diventando così una spersa non pianificabile da parte del cliente, che ha spesso l’esigenza di conoscere il costo complessivo della prestazione.
“La tariffa oraria è imprevedibile e incerta. È antitetica rispetto ai principi di prevedibilità, pianificazione e certezza” sostiene Stefano Battaglini su 4Clegal. In tal senso, si era, infatti, già espresso Richard Allen, consulente senior di Burcher Jennings, esperto di legal pricing e acceso sostenitore del superamento dell’hourly rate, che spinge spesso i professionisti ad abbassare le pretese di partenza, pur di ottenere l’incarico, ma finisce inevitabilmente per creare problemi. Le alternative, dice Allen, sono molte più di quelle che si possono immaginare. le cosiddette alternative fee arrangements (AFA), quali il per o fase del progetto, la tariffa oraria con , “a successo” e abbonamento mensile.
Fermo restando che, a norma dell’art. 2233 c.c. il compenso deve essere commisurato all’importanza, complessità e valore della pratica, lo stesso deve essere concordato per iscritto, il ché renderà più trasparente il rapporto cliente/avvocato oltre che più semplice il recupero delle proprie competenze, ove dovesse sopravvenire un contenzioso con il proprio assistito, eventualità questa, che, purtroppo, si sta verificando sempre più frequentemente.