17/08/2015
L’orca. (Vibo Valentia)
C'erano una volta un re e una regina, che avevano tre figli maschi. Un giorno, mentre mangiavano ricotta, il figlio grande si tagliò un dito e p***e sangue, che si mescolò con la ricotta, per cui disse: «Com'e bella! Vorrei una moglie di sangue e latte". Uno dei fratelli allora dichiarò: "Non preoccuparti, parto per trovartela!". Così la mattina seguente si mise in marcia e, cammina, cammina, arrivò a un romitorio, bussò e da dentro gli chiesero: "Chi è?". "Un cristiano", disse. "Se sei cristiano - rispose l'eremita - fatti il segno della croce-, e gli aprì. Appena entrato, gli raccontò tutto e spiegò perché si era recato in quel luogo. L'eremita gli disse: "Prendi questa ruzzola, lanciala e vai dove si dirigerà perché là è colei che tu cerchi". Il giovane ringraziò e andò via. A metà strada lanciò la ruzzola e la seguì. Essa andò sempre più avanti e, quando giunse dinanzi a un portone, batté forte forte contro di esso; si affacciò la figlia dell'orca, che abitava in quella casa, e gli disse: "Che villania è questa? Chi si permette di ba***re cosi violentemente alla porta altrui?-. Egli rispose: "Ti sto cercando, perché reagisci cosi?". "Come - chiese lei - tu cerchi me?". "Aprimi - rispose quello - e ti dirò come e chi cerco". Allora ella scese, aprì la porta, lo fece entrare e salire al piano di sopra. Sedettero ed il giovane le disse: "Mio fratello si tagliò ed il sangue che usciva dal dito, si mischiò con la ricotta, così egli disse che desiderava una moglie di sangue e latte come voi. Per questo venni quì e non potete chiamarmi villano". "Zitto, zitto - ella rispose - perché sta per giungere mia madre, che è l'orca, e può mangiarti. Nasconditi da qualche parte e domani andremo via». La mattina seguente, infatti, partirono e subito dopo si svegliarono l'orca e l'orco, i quali andarono nella stanza della figlia, ma non la trovarono. Per questo caddero svenuti, ma quando rinvennero disse la moglie: "O Rocco, Rocco, siamo stati traditi, Chissà dove hanno portato nostra figlia! Muoviamoci e cerchiamo di trovarla per strada!». Così partirono volando, perché erano orchi e riuscivano a volare e, mentre volavano, videro dall'alto la figlia ed il figlio del re che si allontanavano da una città dove avevano acquistato due pistole, un pappagallo ed un cavallo. Appena li videro suscitarono una grande tempesta: grandine, lampi e tuoni. L'orca gridava, sbattendo le ali: "O Rocco, Rocco!". "Che vuoi, moglie mia? -. “Il figlio del re sta portando via nostra figlia, ma non fa niente perché porta due pistole e appena le darà al fratello esploderanno e lo uccideranno. Se qualcuno ascolta e lo racconterà diventerà di marmo". La figlia sentì e disse al principe: - Siamo perduti, perché dicono cose terribili". - Non ti preoccupare - egli rispose " perché appena arriveremo sistemerò ogni cosa». Proseguirono il cammino, ma scoppiò una nuova tempesta; tuoni, grandine e vento. "Arrivano, arrivano! Guai a noi!». "O Rocco, Rocco!". "Che vuoi. moglie mia?". "Il figlio del re sta portando via nostra figlia, ma non fa niente perché porta anche un pappagallo, Appena tenterà di darlo al fratello gli caverà gli occhi, e se qualcuno ascolta e lo racconta diventerà di marmo". - Senti, senti - disse la ragazza - Guai a noi!». "Non ti preoccupare - l'altro rispose - Sistemerò ogni cosa". Proseguirono il cammino e, mentre andavano avanti, scoppiò un'altra tempesta. “O Rocco, Rocco!». "Che vuoi, moglie mia? -. "Il figlio del re sta portando via nostra figlia, ma non fa niente perché porta anche un cavallo e appena lo darà al fratello e quello cercherà di cavalcarlo lo butterà per terra e lo ucciderà. Se qualcuno ascolta e lo rac-
conterà, diventerà di marmo. Non abbiamo da fare altro che madarli in rovina». Intanto la giovane e il figlio del re proseguirono la corsa e ad un tratto scoppiò di nuovo una grande tempesta con tuoni, grandine e vento. "Siamo finiti! Arrivano per rovinarci. Guarda, hanno due grosse pietre nella mani e stanno per scagliarle su di noi!-. Le tirarono, infatti, ma caddero al loro fianco e non fecero alcun danno. "Eh. moglie mia, non possiamo far nulla! Voltiamoci!". Così i due orchi tornarono indietro e i due giovani giunsero al palazzo reale, dove furono preparate grandi feste. Dopo avere mangiato, il giovane disse al fratello: "Ti ho penato una coppia di pistole", dopo di che le prese, gliele mostrò da lontano, ma le gettò a terra e si ruppero. Aspettò un poco e disse di nuovo: "Ascolta. Ti ho portato un magnifico uc***lo". -Ti prego fammelo vedere", rispose l'altro. Così il primo glielo mostrò, ma subito lo prese per il becco e gli torse il collo. - Ah! - disse allora il fratello - ah! tu mi offendi. Per ben due volte mi hai preso in giro. Perché allora mi hai portato dei doni?". L'altro aspettò ancora un poco, poi aggiunse: «Ti ho portato anche un bel cavallo". Anche il giovane disse: - Bene, dammelo!". Egli allora prese il cavallo, glielo mostrò e subito dopo lo uccise sparandogli. A quel punto il fratello si dispiacque, ma non disse nulla. Passò del tempo e, irato, sia per la benevolenza che la moglie portava al fratello, sia per quello che gli aveva fatto, lo condannò a morte. Il condannato disse che, prima di andare al supplizio, lo si conducesse in piazza perché potesse dire tutta la verità e ottenne quanto aveva chiesto, Così lo condussero in piazza e lì, davanti a tutti, prese a raccontare quanto gli era accaduto. Alla fine aggiunse: "Popolo mio, sappi che gli avevo portato in dono due pistole, ma mentre tornavo a casa, ta madre di sua moglie, che è l'orca e che ci p***eguitava con suo marito, quando si rese conto che portavo via la figlia, disse al marito: "O Rocco, Rocco il figlio del re sta portando via la figlia dell'orca, ma non fa niente, perché porta anche due pistole e appena le darà al fratello esse spareranno e lo uccideranno. Chi ascolta, e lo dirà, diventerà di marmo"». A quel punto il fratello capì tutto e gli disse: - Stai tranquillo, non aggiungere altro». "E che devo fare! Sto per morire e voglio raccontare tutto". Riprese perciò a parlare e raccontò anche del pappagallo per cui le gambe gli diventarono di marmo. Parlò anche del cavallo e, mentre parlava, diventava sempre più rigido. Infine disse: «Vedi, popolo mio, mio fratello ha tentato anche di infamarmi accusandomi di eccessiva benevolenza nei confronti di mia cognata, mentre ella mi stimava ed amava per tutte le tribolazioni passate assieme. Chi ascolterà e lo racconterà, di marmo diventerà". In quel momento diventò come una statua ed il palazzo reale piombò nel lutto. Il fratello lo fece sistemare in un armadio con due candele accese notte e giorno e stava sempre li davanti piangendo e maledicendo la sua ingratitudine. Un giorno, mentre era nel giardino e piangeva davanti all'armadio, sentì una voce: "Re, re, vuoi che tuo fratello torni com'era?". Ascoltando ciò s'impauri e corse nelle sue stanze, poi riflettendo pensò: - Ho ascoltato buone parole. Sarebbe bello se mio fratello potesse tornare com'era!". Tornò perciò in giardino e sentì di nuovo la voce: - Re, re, vuoi che tuo fratello torni com'era?". - Sì, sì», egli rispose. "Bene, sai che devi fare? Devi uccidere i tuoi figli che hai lasciato nel letto mentre giocavano, e col loro sangue devi ungere tuo fratello, egli allora tornerà com’era". Egli lo fece e quando la moglie tornò a casa, e vide i suoi tre figli uccisi, per il dolore cadde a terra svenuta. Allora scoppiò una grande tempesta con grandine e vento e tuoni. Si spalancarono porte e finestre e la casa tremò tutta. All'improvviso entrarono l'orca e l'orco, i quali presero a picchiare la figlia gridando e dicendo: «Assassina, questo è lo stesso dolore che provammo anche noi quando te ne andasti col figlio del re ma guarda sul letto perché i tuoi figli sono tornati come prima. La voce che tuo marito udì era la nostra, e lo spingeva ad uccidere i figli. Ora vivete felici e contenti perché noi torniamo dove siamo sempre vissuti". La figlia avrebbe voluto trattenerli, ma essi non vollero perché erano abituati a stare tra i boschi.
Quelli vissero felici e contenti e noi stiamo accanto al fuoco
perché dal freddo battiamo i denti.