Studio Legale Avv. Antonietta Petrosino per la Tutela dei diritti umani

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Studio  Legale Avv. Antonietta Petrosino  per la Tutela dei diritti umani Tutela dei diritti umani.

Assistenza a soggetti privati (persone fisiche e giuridiche) che si pretendono vittime di violazioni dei diritti umani, sia a livello nazionale che internazionale.

06/06/2026
06/06/2026

Articolo del 05/06/2026 - Decreto giustizia e migrazione: cosa cambia per avvocati, asilo e frontiere

05/06/2026

Accordo provvisorio tra Consiglio e Parlamento UE su rimpatri più rapidi per cittadini di Paesi terzi in soggiorno irregolare. Hub di ritorno e European Return Order.

05/06/2026
04/06/2026

Approvata da Consiglio e Parlamento l'ultima pagina del Patto migrazione e asilo: via libera al modello Italia-Albania (in versione limitata). Dalle procedure accelerate alle quote aggirabili pagando 20mila euro, ecco cosa prevedono le nuove norme di Bruxelles che superano il regolamento Dublino.

Leggi l'articolo di Francesco Crippa
👉 https://www.vita.it/guida-al-nuovo-patto-ue-sui-migranti-come-funziona-leuropa-fortezza/

29/05/2026

Tribunale Roma riconosce status rifugiata a donna tunisina per violenza domestica e stigma sociale. Analisi sentenza su persecuzione genere e gruppo sociale.

27/05/2026

Pronunciamento del Consiglio di Stato: l'applicazione rigida delle norme esclude dal concesso del titolo di italiano chi ha il solo assegno di invalidità e perciò non può lavorare per ragioni di salute. Il presidente di Ledha, Manfredi: «Faccia scuola» https://buff.ly/hQGaLWN

27/05/2026

C’è una sentenza, depositata in questi giorni, che vale la pena raccontare per ciò che questa sentenza significa e rappresenta: il coraggio di una madre e di una figlia minorenne, vittima di violenza da parte del suo fidanzato, che supera oltre ogni ostacolo e paura.

Partiamo proprio dalla sentenza.
Un anno e sei mesi di reclusione, con sospensione condizionale subordinata al risarcimento del danno, a una provvisionale immediatamente esecutiva di diecimila euro in favore della vittima e all’obbligo di intraprendere un percorso di consapevolezza con incontri bisettimanali presso strutture specializzate. In caso di inadempimento, la sospensione viene meno e la pena diventa effettiva. I capi d’imputazione: maltrattamenti, atti persecutori ex art. 612 bis del codice penale, con le aggravanti del reato informatico e della minore età della persona offesa.

Dietro questa formula tecnica c’è una storia che molte madri, e molte ragazze, riconosceranno. Una relazione cominciata quando lei era ancora minorenne, lui maggiorenne. Poi il restringimento progressivo del perimetro di vita: niente gita scolastica, niente tempo in cortile durante la ricreazione, videochiamata obbligatoria ogni volta che usciva di casa. Gli insulti. Le mani addosso. I lividi.

Ed è così che la madre, ignara di tutto, ha scoperto la tremenda storia che stava logorando sua figlia nel corpo e nell’anima.
La vicenda diventa anche la storia di una madre. Una madre che si è accorta. Che ha fatto domande. Che ha cercato un avvocato, ha ascoltato, e poi ha scelto, insieme alla figlia, la strada più difficile, denunciare.

Io ho sentito tutto il peso e la responsabilità di questa storia e assieme a un collega abbiamo seguito e assistito la madre e la ragazza dal primo giorno fino all’emissione della sentenza.

Il procedimento è durato quasi due anni. L’imputato ha scelto il rito abbreviato, e parte delle prove raccolte non è entrata nel dibattimento. Eppure la condanna è arrivata, nei confronti di un soggetto incensurato, con un impianto probatorio che ha tenuto.

Vale la pena dirlo chiaramente, perché troppo spesso si sente il contrario: denunciare serve. La giustizia non è sempre veloce, non è spesso semplice, non risarcisce ciò che è stato tolto. Ma fa il suo percorso. E in fondo a quel percorso c’è una sentenza che riconosce, che nomina, che impone all’autore della violenza non solo una pena ma un cammino — quello degli incontri bisettimanali con psicologi ed esperti — per ricostruire la consapevolezza di ciò che ha fatto.

Staccarsi da una relazione di questo tipo è difficilissimo, anche quando da fuori sembra ovvio. C’è un legame che lega proprio dove ferisce, e c’è bisogno di un’équipe — psicologica, legale, familiare — che accompagni passo dopo passo. In questo caso quell’équipe c’è stata, e non si è risparmiata.

A chi sta leggendo e si riconosce, anche solo in un dettaglio dico solo una cosa: parlatene. Con una persona di fiducia, con un legale, con un centro antiviolenza. Il primo passo è il più faticoso. Tutti gli altri si possono fare insieme.

11/02/2026

Anche i figli di “madri intenzionali” potranno avere la pensione di reversibilità. In Italia non esiste una legge specifica sul tema e per questo il tribunale di Trieste è intervenuto sul caso di Federica Fontana, nota archeologa, morta a 61 anni il 19 maggio 2024 dopo una lunga malattia. I giudici hanno riconosciuto Fontana madre a tutti gli effetti delle figlie che la donna aveva avuto con la moglie Emanuela Murgia. L’archeologa non aveva potuto riconoscerli in vita, perché la legge non lo consentiva.

Era stata la vedova ad avviare il procedimento in base a una “azione di stato”, atto solitamente usato per il riconoscimento della paternità. A riportare la vicenda è il Corriere della Sera, che ha intervistato Emanuela Murgia. “È stata mia figlia maggiore a farmi capire che dovevo farlo, ha firmato un disegno con il doppio cognome, anche se all’anagrafe aveva solo il mio - racconta -. L’ho visto come un modo di affermare la sua appartenenza”.

La primogenita della coppia è nata nel 2017 a seguito di una fecondazione assistita in Spagna. La seconda, con lo stesso metodo, nel 2021. Dopo la scoperta della malattia nel 2022, le due donne si sono unite civilmente, “ma dopo che Federica è morta mi sono resa conto che le bambine erano tagliate fuori da un sacco di cose: dalle borse di studio per orfani alla pensione di reversibilità della mamma”, ha spiegato Murgia. Così, ha deciso di fare richiesta di riconoscimento in Tribunale”. Il procedimento è stato seguito pro bono dalle avvocate di Rete Lenford – Avvocatura per i diritti Lgbtqia+, Patrizia Fiore, Manuel Girola, Valentina Pontillo e Giulia Patrassi Leopardi – in quanto iniziativa strategica per l’affermazione dei diritti dei figli delle coppie dello stesso sesso.

07/02/2026

Ai fini dell'addebito della separazione, può costituire un'idonea fonte di prova dell'infedeltà del coniuge la produzione della trascrizione della registrazione ...

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Martedì 16:30 - 19:30
Mercoledì 09:00 - 19:30
Giovedì 09:00 - 19:30
Venerdì 09:00 - 19:30

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