31/07/2024
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Diritto Penale
IL REATO DI DIFFAMAZIONE è previsto e punito dall'art. 595 c.p., consiste nell'offesa all'altrui reputazione fatta comunicando con più persone, con il mezzo della stampa o tramite i social network a causa della loro capacità di raggiungere un numero indeterminato o apprezzabile di persone.
l reato di diffamazione è integrabile anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie.
I luoghi virtuali preferiti per diffamare sono i social network, Facebook primo tra tutti.
La giurisprudenza della Cassazione al riguardo è costante. Anzi, sempre più spesso la Suprema Corte qualifica come aggravata ai sensi dell'art. 595 comma 3 c.p. la diffamazione che si realizza attraverso i social network, a causa soprattutto della capacità di raggiungere un numero indeterminato o comunque apprezzabile di persone. Ai fini della configurabilità del reato di diffamazione è necessario che la persona offesa non sia presente o, almeno, che non sia stata in grado di percepire l'offesa.
Secondo la S.C. "non vi è dubbio che il delitto di diffamazione possa essere commesso anche a mezzo di Internet, con uso dei social network e che tale ipotesi integra l'ipotesi aggravata di cui al terzo comma della norma incriminatrice" (cfr. Cass. n. 24212/2021).
Gli Ermellini, sempre in un caso di diffamazione sui social, hanno chiarito che non occorre neppure fare nomi e cognomi per integrare il reato di diffamazione se le frasi che solo finalizzate a ledere l'onore e la reputazione consentono l'identificazione della persona offesa (cfr. Cass. n. 10762/2022).
Perfino la CEDU si è espressa più volte in materia, sostenendo che quando la diffamazione si realizza a mezzo social network, ad essere violato è l'art. 8 della CEDU, che tutela la vita privata del singolo in cui deve intendersi ricompreso anche il diritto alla reputazione. Agli Stati pertanto il compito di procedere ad una valutazione continua del bilanciamento tra il diritto appunto alla reputazione e alla libertà di manifestazione del pensiero.