01/08/2026
Una riflessione da chi vive questo territorio ogni giorno.
Faccio seguito ai miei precedenti post e alle riflessioni nate dopo l'incontro del 12 luglio con l'Amministrazione Comunale.
Chi mi conosce sa che, quando parlo, lo faccio con passione. A volte anche con troppa enfasi, ma mai per interesse personale. Lo faccio perché amo profondamente questo territorio, dove vivo e lavoro da oltre trent'anni.
Ogni giorno percorro Caletta, Castiglioncello e Rosignano in bicicletta. Incontro residenti, commercianti, proprietari e turisti provenienti da tutta Italia e anche dall'estero. Ascolto le loro impressioni e, attraverso il mio lavoro, cerco ogni giorno di promuovere e valorizzare questo territorio.
Noi piccoli imprenditori, se vogliamo continuare a vivere del nostro lavoro, non possiamo permetterci di rimanere fermi. Studiamo, investiamo, ci aggiorniamo, utilizziamo nuovi strumenti, realizziamo fotografie, video e cerchiamo continuamente nuove strade.
Qualche giorno fa sono stata contattata da una persona che vive in Islanda e vorrebbe trasferirsi qui per un anno.
Ogni volta che ricevo richieste di questo tipo provo una grande soddisfazione, ma subito dopo mi pongo una domanda:
Stiamo davvero facendo tutto il possibile per valorizzare il territorio che abbiamo?
Le fotografie che pubblico oggi non vogliono essere una polemica.
Sono una domanda.
Da cittadina che paga le tasse e da professionista che ogni giorno accompagna persone a conoscere questo territorio, vorrei capire:
Come funziona il sistema?
Perché un contenitore per la raccolta degli abiti pieno, una pista ciclabile invasa dal fogliame e dalla vegetazione, aghi di pino, una rotatoria all'ingresso dell'ospedale con un tombino danneggiato da anni, un ingresso all'ospedale con erba alta e scarsa manutenzione, un sottopasso ciclopedonale in condizioni di evidente degrado o uno spartitraffico ormai trasformato in un piccolo giardino spontaneo possono rimanere così, proprio nelle vie principali del paese, nel pieno della stagione turistica?
Non sto cercando un colpevole.
Sto cercando una spiegazione.
Ogni anno sentiamo parlare del bando per il taglio dell'erba. Ma mi chiedo: nel 2026, con gli strumenti e la programmazione che abbiamo a disposizione, è davvero possibile arrivare in piena estate con situazioni ancora irrisolte?
Non sarebbe più logico preparare il paese prima dell'arrivo dei turisti?
Come abbiamo fatto presente anche durante l'incontro, forse una strada potrebbe essere anche quella di osservare e prendere esempio da quei comuni vicini a noi che sono riusciti a organizzarsi meglio.
Non per copiare, ma per imparare.
Perché guardare chi ha trovato soluzioni migliori non significa perdere la propria identità, significa avere l'umiltà di migliorarsi.
Durante l'incontro qualcuno mi ha rivolto una domanda:
"Silvia, pensi che se fossi tu ad amministrare le cose andrebbero meglio?"
In quel momento non ho risposto.
Non perché non avessi un pensiero, ma perché credo che ogni ruolo debba essere rispettato e perché, in certi momenti, la passione rischia di trasformarsi in rabbia.
La mia risposta però nasce da una convinzione semplice.
Non so se farei meglio.
Ma so che, se dopo anni vedessi sempre gli stessi problemi senza riuscire a risolverli, avrei l'onestà di chiedermi se sono la persona giusta per quel ruolo.
Perché amministrare un territorio significa assumersi una responsabilità verso chi ci vive, chi ci lavora, chi investe e chi paga le tasse.
Io continuerò a fare la mia parte, come ho sempre fatto.
Continuerò ad accogliere i clienti con il sorriso, a promuovere il nostro mare, le nostre pinete, i nostri tramonti e tutte le bellezze che questo territorio ci regala.
Ma continuerò anche a fare domande.
Perché il nostro territorio non ha bisogno di diventare qualcosa di diverso.
Ha bisogno, semplicemente, di essere custodito, curato e rispettato.
E questo, a mio avviso, è il progetto più importante di tutti.