Avvocati democratici

Avvocati democratici Pagina di politica giudiziaria e forense dell'avvocato Mario Cavallaro

10/08/2025

Agosto mi ispira sempre la versione senile dell'avvocato che piuttosto che guardare i cantieri, per cui avrebbe bisogno di un CTU, si diletta di esternazioni moralistico professional-processuali per cui rispondo ad un collega che mi ha chiesto riferendosi ad un mio post di altro argomento giustamente che fa chi dovrebbe rappresentare la categoria. Ebbene, la lettura dei giornali odierna mi ha dato alcune delle necessarie informazioni che con piacere vi giro. Da Milano Finanza dell'8 agosto ricavo che Cassa Forense sarebbe uno dei sette enti di previdenza che hanno bruciato in pochi anni 140 milioni di euro con un fondo immobiliare in Usa. Ora insieme allo IOR (si proprio l'opaca baracca finanziaria vaticana, ma li ci pensa il Signore, non gli avvocati con i loro contributi) vogliono fare causa per una gestione definita opaca del fondo che si chiama sicuramente ironicamente Optimum. Le perdite? Del 99%. Da un articolo della rivista di economia Eco del mese di agosto (pag. 72) ricavo che sempre Cassa Forense sta partecipando ad una scalata o difesa da una scalata (di chiaro sapore politico) di Mediobanca impegnandosi sempre per milioni che sembra in violazione della regola non giuridica ma almeno tecnica e di buon senso che gli investimenti in azioni siano quanto più possibile diversificati e non si partecipi ad effimere cordate, ma si facciano investimenti almeno a medio se non lungo termine. Ecco, se volevate sapere che fanno i nostri rappresentanti negli organi istituzionali forensi con i nostri soldi ora avete qualche elemento in più. Poi magari faranno benissimo, visto che sono anche discretamente retribuiti per quelli che un tempo erano munera certo oggi difficili da svolgere gratuitamente Ma se questi sono i buoni affari per cui li incarichiamo e paghiamo qualche dubbio mi viene.

09/08/2025

Ogni volta che mi arriva un avviso di udienza “cartolare” (ormai praticamente la regola, che si fa strada persino nel penale, in cui ormai se vuoi discutere un giudizio di persona devi fare domanda in bollo anch’esso immagino virtuale, facendo la figura della rottura de cojoni) penso al romanzo (poema in prosa) Le anime morte di Nikolaj Vasil'evič Gogol' grandissimo scrittore russo. Per chi non lo conoscesse e non c’è niente di male il protagonista è un piccolo truffatore di provincia che ha scoperto quello che definiremmo oggi un bug nella procedura di acquisizione di servi della gleba, il cui numero fa del loro proprietario un importante signore. I servi morti rimangono intestati al precedente proprietario fino a che non vengono cancellati dal nuovo censimento. Siccome il censimento si fa ogni cinque anni, il protagonista si presenta alla società bene di Mosca come proprietario di una schiera di servi, di cui riscuote teoricamente anche l’aggio, che mette a garanzia di un cospicuo prestito. Poi la cosa verrà scoperta, ma quel che mi ha sempre suggerito il paragone con la virtualità delle cause in cui la Prof. Dott. Ing. Gr. Uff. Avv. Cartabia ha dato il meglio di sé è che in sostanza la gente fisica che sta dietro alle cause (anche gli amministratori delegati delle spa sono uomini e donne, almeno finché gemini non li sostituirà) in realtà per i giudici NON ESISTE come i servi di Gogol’ (Gogol’, no Mogol). Quindi un intera causa dall’inizio alla fine si fa senza che nessuno, giudice, usciere, cancelliere spesso anche ausiliari vari, abbia visto e sentito dalla viva voce dell’interessato quel che vuole, quel che pensa, chi è e che fa. Come qualcuno più anziano sa (solo ratione aetatis, non perchè è più bravo) un mentitore lo becchi a volo se lo vedi di fronte e ci parli trenta secondi, se lo leggi in un verbale è facile che Himmler ti sembri una brava persona e poi ci sarebbero i testimoni, ormai categoria invisa da ascoltare (ah ah) per iscritto e via dicendo fino alla sentenza. Un processo perciò non solo scritto, ma di carta in senso proprio, nel quale anche gli avvocati, tanti e piagnucolosi, ma lenti di comprendonio e di riflessi ,sono rimasti contenti di non uscire dallo studio e di risparmiare macchina e benzina ed hanno trovato consolazione, senza comprendere che il loro ruolo non è solo quello di imbellettare le più recenti pronunce della cassazione ripetendo il fatto raccontatogli ere prima dal cliente, ma sarebbe quello di esercitare la dialettica, che i filosofi, quelli che insieme ai fisici fanno sul serio il mondo, hanno sempre detto essere il sale della vita e del progresso, da Socrate ad Hegel e persino Slavoj Zizec (gli accenti non li so scrive). In poche parole, se il ruolo del difensore è scrivere compendi di quel che è accaduto ormai (è già successo con gli scacchi) le macchine saranno di gran lunga superiori e perciò si sceglierà sempre più un modello (sempre più al riparo delle rotture de cojoni) che non meraviglia sia gradito al potere, sempre in cerca di una funzione giudicante automatica, ovviamente buona per il volgo e la gente comune, per i potenti e prepotenti ci sarà sempre la scusa della politica o la forza del denaro perchè … io so io e voi non sete un ….!
Mi stupisce non meno il compiacimento per queste formule, sempre più finalizzate a fare della giustizia un fortilizio presidiato solo da loro, dei magistrati, i quali poi si stupiscono - loro - del perché accuse quasi sempre sguaiate e mendaci dei politici e in genere dei potenti contro di loro non siano sommerse dalla riprovazione generale, ma trovino anzi un certo consenso. Ma se dei cittadini comuni non vi interessa al punto di non volerli vedere e sentire MAI quando dovete giudicare della loro vita, dei loro affari, persino della loro libertà, come pensate che i ridetti cittadini debbano apprezzare la vostra funzione?

Penso che anche gli avvocati democratici, che difendono il ruolo della difesa e la sua rilevanza costituzionale, che non...
08/03/2025

Penso che anche gli avvocati democratici, che difendono il ruolo della difesa e la sua rilevanza costituzionale, che non ha bisogno di alcuna menzione letterale perchè è connaturata alla funzione della giustizia in uno stato di diritto, debbano ora prendere posizione su questo ormai reiterato attacco alla magistratura della destra al potere, contro ogni pronuncia che turbi o metta in pericolo le strategie politiche e/o la propaganda di stampo sempre elettoralistico della destra al potere o ormai anche solo che sia sgradita a Lorsignori.
Questa posizioni denotano infatti un malcelato fastidio, ormai diffuso in molta parte del mondo congiuntamente e simmetricamente all'indebolimento delle garanzie democratiche e di uguaglianza e parità di trattamento dei comuni cittadini per l'esercizio della funzione di regolazione dei conflitti, di applicazione imparziale della legge e di esercizio delle funzioni anche di controllo nel rispetto della separazione dei poteri, che è connaturata e tipica della democrazia costituzionale su cui si incentra la vita sociale del nostro paese.
Anzi finora l'unica vera e sola riforma della giustizia da parte dei cittadini è una normazione sempre più rigorosa ed intransigente verso condotte prive di grande offensività sociale, persino nell'area strettamente amministrativa (si pensi alle riforme del Codice della strada) e molto più benevola verso condotte alla cui riprovazione sociale non corrisponde più alcuna sanzione adeguata, come nel caso della frettolosa abolizione totale, invece della miglior regolazione dell'abuso d'ufficio.
Il fatto che ciò accada anche in altri paesi rende il fenomeno ancor più preoccupante e non lo mitiga e dovrebbe interessare ben più di altri sogetti proprio i difensori, che solo in uno scenario di assoluta libertà, independenza ed autonomia dalla magistratura possono esrrimere la loro funzione senza timore che i propri assititi siano vittime di discriminazioni o pregiudizi politici o che le pressioni di potenti e prepotenti o dei media possano condizionare anche attraverso proclami minacciosi e tracotanti le normali vicende della vita sociale, nessuna delle quali può sfuggre alla giusta, severa ed imparziale applicazione della legge.
Nella fattispecie, peraltro si sono unite all'esercizio indebito della tracotanza politica anche la mistificazione del fatto sui cui la Corte di Cassazione ha emesso la sua decisione nella Camera di consiglio delle Sezioni Unite Civili, massima espressione della giurisdizione, il 18 febbraio 2025 e non quindi in riferimento e in reazione all'incontro ben successivo fra l'ANM ed il governo, i cui ministri e presidente pur non essendo tenuti ad essere dei tencici del diritto, dovrebbero sapere (o farsi spiegare dal ministro della giustizia o da qualche semplice vero laureato in legge) che la data del deposito dell'atto giudiziario non coincide con quella della sua decisione nel procedimento camerale che si chiude con ordinanza decisoria.
Se forse è pretendere troppo sulla cognizione delle regole processuali da parte del Governo, che ormai ci sta abituando a ben più grossolani equivoci legislativi, non si può tacere che anche nei fatti si tenta la mistificazione di collegare il diritto riconosciuto dalla Suprema Corte a dei danneggiati alla loro condizione di migranti definiti irregolari, mentre in realtà, si tratta di migranti la cui condotta secondo le leggi nazionali ed iternazionali ed il diritto del mare deve essere accertata dallo stato italiano solo dopo averne assicurato la vita, la salvezza e la dignità della condizione di custodia, essendo peraltro noi dotati di una ultramillenaria cultura del diritto, di cui siamo stati considerati faro di civiltà da sempre.
La Cassazione si è limitata a confermare che a soggetti, peraltro deboli, deve essere riconsciuto un trattamento umano degno del rispetto fisico e morale della dignità della persona umana e - ove comporti limitazioni alla libertà personale ed ai diritti individuali - motivato da ragioni di emergenza previste espressamente dalla legge.
Nel caso in questione non si giudicava perciò la legittimità o meno della migrazione, ma la immotivata privazione della libertà per giorni e giorni ed ad evidente scopo strumentale politico di soggetti che il diritto internazionale e nazionale e la legge del mare impone che siano salvati prioritariemente e senza indugio accolti, per gli ulteriori accertamenti del caso, in appositi centri e non lasciati in balia delle onde per giorni e giorni per lucrare sull'apparente severità di tale trattamento, peraltro inutilmente inumano.
Poichè da questa condotta - che è evidentemente illegittima e che non è coperta da alcuna scriminante politica, perchè non è un atto politico, ma un atto di cattiva amministrazione immotivato ed errato scientemente voluto dall'autorità - è sorto un diritto al risarcimento che non deve affatto essere pagato dai cittadini onesti, ma anticipato com'è previsto dalla legge dallo stato e recuperato a carico di chi con la sua condotta illegittima abbia dato causa al risarcimento.
Tale condotta può essere ispirata da dolo ma anche solo da colpa grave, come probabilmente è nel caso di specie, e il fatto che non sia stato rilevato un reato in tale condotta non significa che non si debba individuare l'esistenza o meno, sempre innanzi alle competenti autorità giudiziarie, anche l'esistenza di un danno erariale e la conseguente condanna al rimborso allo stato delle spese inutilmente affrontate; lo steso discorso è già tempo che sia avviato in riferimento alla pretesa di ospitare in Albania i migranti in attesa della valutazione della legittimità della loro richiesta di asilo, che in più casi è stata ritenuta illegittima e che più in generale si dimostra uno strumento totalmente inidoneo, propagandistico e strumentale all'eserizio della funzione assegnata dalla legge all'autorità governativa e ai suoi ausliari.
E' ora che il governo dica con chiarezza se dietro questa cortina fumogena rappresentata dalla pressochè irrilevante questione della separazione delle carrieie (nei termini in cui è al momento proposta, che renderanno ancor più chiuso l'esercizio della funzione inquirente, a meno che successivamente non si operi sulla sottoposizione dei PM al governo, sulla obbligatoria dell'azione penale e sul potere dei PM sulla polizia giudiziaria) si sottende in realtà la volontà di sovvertire l'ordine repubblicano, basato sulla netta separazione dei poteri e su una magistratura professionale terza ed imparziale, a cui vanno anzi garantiti i mezzi e gli strumenti per chiedere in cambio che essa eserciti con pienezza e senza limitazioni il suo ruolo istituzionale, con il rispetto per i diritti di tutti i cittadni che sempre la costituzione richiede siano riconosciuti senza disintizioni di sesso, razza, religione, inclinazione politica e censo, ma come essenza della loro natura di persone umane, il cui rispetto senza interferenze, pressioni e richieste di valutazioni di comodo è uno dei cardini della convivenza civile.
Gli avvocati dovrebbero con ben maggiore energia ed indipendenza ed autonomia di giudizio richiedere che la razionalizzazione della procedure, il rispetto da parte dei giudici delle regole processuali e la loro produzione in modo da consentire la piena ed attiva partecipazione della difesa alla formazione del giudizio in un aedguato contraddittorio siano i cardini del processo e che le ormai caotiche riforme e controriforme e il disastro amministrativo e digitale, con ben cinque disparati sistemi di digitalizzazione delle procedure giurisdizionali informatiche dimostra la incompetente ed approssimativa frammentazione del lavoro unitario che la giurisdizione dovrebbe svolgere nel paese a tutela dei diritti di tutti e non a protezione degli errori o delle opacità del governo o delle condotte individuali di suoi singoli componenti, che anch'essi dovrebbero al contrario di quanto ora strepitano, essere soggetti al controllo democratico degli organi costituzionalmente deputati a tale funzione.
Si tratta d un arretramento assai grave alla linea sempre seguita dalle istituzioni democratiche nel paese, anche in tempi bui e difficili come quelli in cui si affrontò il terrorismo o quelli in cui la sola magistratura è stata spesso, insieme alle forze dell'ordine, in prima linea per difendere il paese dalla criminalità organizzata e dal grande malaffare.
A noi dovrebbe interessare più di ogni altro soggetto del processo che siano garantit,i ma anche pretesi dai magistrati comportamenti rispettosi dei diritti di tutti e della funzione difensiva di ogni cittadino e non corrive o peggio complici omissioni nei casi che riguardano il potere e che sia esigibile nei loro confronti una condotta laboriosa ed attiva, in cui al cittadino comune e al suo difensore sia consentito un dialogo personale e diretto con l'autorità giudiziaria e una fase obbligatoria di ascolto della sua posizione, che è la precondizione per il riconoscimento della legittimazione della magistratura a svolgere la funzione giurisdizionale a cui la chiama la costituzione.
Non occorrono giudici a Berlino, ma difesa dei diritti di tutti, e non del potere, in Italia.

Queste quattro righe andrebbero appese nelle scuole.
🙏

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05/12/2024

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GIUSTIZIA ARTIFICIALE. SIAMO DAVVERO DISPOSTI AD ESSERE GIUDICATI DA UN ALGORITMO? – DI VITTORIO MANES Posted: 3 Dicembre 2024 Category: Diritto Penale / Diritto Processuale / Editoriali / In evidenza MANES – GIUSTIZIA ARTIFICIALE. SIAMO DAVVERO DISPOSTI ED ESSERE GIUDICATI DA UN ALGORITMO? GIUS...

14/10/2024

Ho chiesto all'AI semidilettantesca che ho nel programma di scrittura di farmi un riassunto sia dell'intero discorso di Giuli, sia del passo più "incriminato" per la sua oscurità. Il risultato, che trascrivo solo per la parte più breve, essendo il discorso generale di ben undici pagine di riassunto, significa che l'IA ha capito quello che voleva dire Giuli, riprendendone però le stesse parole, per difficoltà stanti gli arcaismi e i preziosismi di rendere tutto in un linguaggio più piano. Dai, sei meno meno bisognava darglielo.
Di fronte a questo cambiamento di paradigma, la quarta rivoluzione epocale della storia veramente, un'antologia intonata alla rivoluzione permanente dell'infosfera globale, il rischio che si corre è duplice e speculare: l'entusiasmo passivo che rimuove i pericoli della ipertecnologizzazione e per converso l'apocalittismo difensivo che rimpiange l'immagine del mondo trascorsa, impugnando un'ideologia della crisi che si percepisce come processo alla tecnica e al futuro, intesi come una minaccia...C'è una definizione di cultura di Adriano Olivetti, laureato in chimica farmaceutica, che esprime in modo esemplare quanto si sta cercando qui di dire, una definizione che testimonia un'esigenza spirituale insopprimibile anche nel tempo dell'intelligenza artificiale e dell'algoritmo: la cultura – dice Olivetti – è ricerca disinteressata di verità e bellezza. ..Nella visione di Olivetti lavoro, scienza e cultura sono i termini di un processo di sviluppo organico diffuso nelle comunità concrete di territorio capace di mettere in connessione vitale le aziende, i servizi, la cultura, in una gestione della conoscenza come bene accessibile comune.
Ivrea, per tornare alla sfida dell'ipermodernità e della quarta rivoluzione scientifica e industriale, è il luogo dove è stato concepito il primo computer a transistor commerciale prodotto in Italia, uno dei primi completamente transistorizzati del mondo, ma al tempo stesso è uno spazio politico e culturale dove si è sperimentata e attuata la bellezza nelle fabbriche, il cinema, i libri per gli operai, gli scrittori nel management aziendale, l'architettura della luce, l'idea di socializzare senza statizzare o sovietizzare, pratiche concrete di cultura integrata che dall'azienda Olivetti si riversava nella comunità...Viene alla mente un altro grande maestro della cultura italiana, Paolo Portoghesi, recentemente scomparso, pioniere dell'architettura bioclimatica ed ecocompatibile, quella geoarchitettura che egli stesso definiva una architettura umanistica, capace di imparare dalla natura e dalla storia, mirata all'innovazione ma nella tutela degli equilibri della natura e della tradizione..Portoghesi scrisse una specie di legato ideale nei confronti non miei personali ma della funzione che andavo a ricoprire, cercando di ricordare agli operatori della cultura, della politica, dell'impresa quanto sia importante connettere centro e periferia nel mondo della cultura intesa come bene e nella sua funzione sociale superiore.
L'idea di Portoghesi delle città multicentriche, l'idea di filosofia del paesaggio, in cui il genius loci, che non è nulla di impositivo o di sciovinista, è semplicemente l'anima, la Stimmung, come diceva lui riprendendo una formula di Norberg-Schulz, un suo grande amico architetto scandinavo, cioè quello stato d'animo che nasce dal rapporto tra persone e paesaggio che è fondamentalmente il cuore di ogni tipo di architettura del pensiero e che esula dal contesto semplicemente specialistico.
Chi fa cultura deve sapere che l'«orrenda quantità delle periferie», come la definiva Portoghesi, deve trovare una connessione con una concezione in sideris forma, diceva lui, con una concezione multicentrica e stellare di tutto ciò che è stata la grande storia dell'architettura italiana.
Quindi, interessarsi delle periferie senza più considerarle tali, prima che le periferie si riversino con tutte le loro difficoltà e contraddizioni dentro quello che a volte con troppa superficialità chiamiamo centro storico o ZTL, è un elemento fondamentale nelle linee programmatiche di chi abbia a cuore la cultura come servizio pubblico.
Queste linee di fondo, l'universalità della civiltà italiana, il diritto d'accesso al sistema della produzione e della fruibilità dei beni culturali, la necessità di un sistema integrato tra centro e periferia, di collaborazione tra enti regionali e locali, tra pubblico e privato, sono quelle entro le quali sono definite le linee programmatiche del ministero, in continuità con il lavoro fatto negli ultimi anni, naturalmente.

01/10/2024

Vi suggerisco la lettera del Direttore di Quattroruote e Ruoteclassiche Gianluca Pellegrini, che non riesco a linkarvi per senile inadeguatezza digitale, ma la trovate facilmente in giro, che dimostra con argomenti che mi sembrano incontrovertibili non solo l'arretratezza con cui stiamo affrontando la transizione energetica non si sa bene a che cosa, ma l'ottusità impreparata della classe dirigente europea e dei suoi stati nazionali, mi pare di dover dire dolorosamente senza eccezioni di rilievo, perchè anche la becera difesa dell'esistente non è una risposta, che ha dimostrato di aver semidistrutto un intero comparto industriale (l'automotive) con tutti i suoi annessi e connessi, pilastro dell'economia occidentale, senza conoscerne e quindi meno ancora prevederne conseguenze, costi ed effetti e senza capire che anche un altro mezzo (o ormai due terzi?) di altro mondo può fare altre cose e sopratutto ormai è capace di sfruttare i nostri errori. Molte grandi civiltà sono scomparse e relegate a narrazioni storiche per errori molto meno gravi.

01/10/2024

Oggi devo concentrarmi, oltre che sul lavoro, informativamente sulla questione Iran - Israele, dove mi pare che persino la migliore stampa internzionale non stia dando notizie tanto chiare e sopratutto cominciare a riflettere e fare previsioni sulle conseguenze dell'ormai evidente attacco iraniano, mentre i sunniti di tutto il mondo stanno a guardare se Israele fa fino in fondo il lavoro che a più d'uno pare ormai quello sporco si, ma che qualcuno da anni doveva pur fare. Da domani riaprirò, per la prima volta ufficialmente rientrando attivamente nelle discussioni politiche dentro il mio PD, la questione del populismo, con cui non si può in alcun modo collaborare. Meglio 14 anni di camminate nel deserto, senza le scorciatoie dei governi tecnici o pseudounitari, come i labour e i socialisti spagnoli, francesi e del nord europa. Riformiamo le nostre idee, previa depurazione da ogni strizzatina d'occhio populista e basta col 110 per cento di cazzate senza rotta.

23/09/2024

Le dichiarazioni dei ministri sull'assicurazione contro le calamità naturali dimostra che costoro non sanno nulla dell'argomento e le proposte che formulano non tengono conto dell'assoluta impossibilità, secondo usuali criteri di risk assessment e di valutazione per l'assicuratore degli effetti prevedibili di tale copertura (specie se non fosse obbligatoria, ma territoriale e facoltativa) del fatto che - ammesso che tali polizze si potessero fare - sarebbero completamente fuori della realtà per l'ammontare dei premi. Peraltro ad esempio nel nostro caso di zona terremotata dovremmo aggiungere alla difficoltà oggettiva di scegliere come sede un'area a rischio (dove magari la tua famiglia resiste dal 1300) un costo aggiuntivo dovendoci pagare sopra un premio assicurativo. Poi discuteremmo dello spopolamento, vero?
E' chiaro che per una cultura che definirei più che di destra individualista e fattiicazzituoi la misura sarà alla fine spacciata come se non giusta accettabile (che volete, che lo stato vi rifaccia casa?) e del resto segue il filone, perseguito in parte volontariamente e in parte anch'esso obbligato dai soldi che mancano, di finanziare la sanità privata, ritirandosi da buoni e tempestivi servizi in quella pubblica o di promuovere scuole private ormai persino diffusamente di rango universitario, il cui livello dovrebbe essere oggetto di un controllo ben più rigoroso di quelli attuali.
Del resto come ho letto da qualche acuto commentatore, consideriamo un progresso che i supermercati siano aperti 24 ore su 24 e che dal venerdì spariscano le guardie mediche diventando introvabili.
Questo indirizzo generale della società non solo italiana dimostra che i problemi non sono solo quelli contingenti che di volta in volta si presentano, ma sopratutto di strategia di crescita e cambiamento della nostra società, che non sente ragioni, continuando a preparare una esplosiva miscela di egoismo, populismo, nazionalismo e spirito di esaltazione della forza che sta ormai producendo, dove i vincoli della storia e della tradizione (o la paura di cose già accadute) sono meno forti la diffusione di veri e propri conflitti armaiti con migliaia e migliaia di morti, che non essendo "occidentali" rientrano in un cinico conteggio giornaliero contro cui si levano poche voci, viste come insopportabili rotture di co****ni e messe ai margini di un dibattito in cui degli autentici idioti in più discipline parlano come se fossero generali napoleonici o strateghi politici sopraffini, dimostrando di non conoscere praticamente nulla di quello che è successo nel mondo, in Europa e nel nostro paese fino ai giorni nostri.
Come ogni buon professore di italiano sa , la progressione fra l'uso del lessico elementare, poi la grammatica e poi le raffinatezze della sintassi non può bruciare le tappe più di tanto e richiede applicazione, studio, esercizio e passione, e sopratutto il confronto continuo con coloro che hanno già percorso, con il loro studio e la loro produzione letteraria e scientifica, itinerari lunghi e complessi, ad evitare di imbattersi in quei furbacchioni che credono di aver inventato novità epocali che magari sono state superate nei dibattiti non nell'800, ma fra i filosofi greci.
Lo stesso vale per la scienza politica, e adopero il termine scienza non casualmente, ma a ragion veduta, perchè anche la politica è una scienza ed anzi richiede, per essere praticata, la preventiva assimilazione delle nozioni, almeno di base, di molte altre scienze, fra cui l'economia e il diritto sono state sempre fondamentali, ma che ora sono da accompagnare anche con altre moderne discipline non meno indispensabili per poter valutare le prospettive future delle scelte che la politica dovrebbe essere chiamata a fare.
Sentire i penosi proclami di Salvini e dei suoi supporter, basati per l'80 % sulla mistificazione dei fatti e dell'ipotesi di reato di cui si parla, che perseguono l'evidente tentativo di trasformare in processo politico un. normale procedimento giudiziairio che prevede una pubblica accusa e una difesa che si confrontano davanti ad un giudice terzo ed autonomo non intimorito da campagna mediatiche non fa ben sperare per il futuro di questo paese.

Il rapporto presentato da Draghi alla UE per le misure da adottare per il cambiamento.
09/09/2024

Il rapporto presentato da Draghi alla UE per le misure da adottare per il cambiamento.

Ecco il documento sul futuro della competitività europea presentato questa mattina dall'ex presidente della Bce alla presidente della Commissione europea a Bruxelles

Era il 28 agosto 1963. Uno dei più grandi discorsi mai pronunciati, che solo in parte egli aveva preparato. Gli è costat...
28/08/2024

Era il 28 agosto 1963. Uno dei più grandi discorsi mai pronunciati, che solo in parte egli aveva preparato. Gli è costato la vita, ma le sue idee vivranno per sempre, come accade per quelle dei grandi uomini.

"Ho un sogno" è la frase con cui viene identificato il discorso dell'attivista e reverendo afroamericano davanti al Lincoln Memorial di Washington, al termine della marcia per i diritti civili

20/08/2024

Pensieri politici notturni e feriali.

Appare evidente che il comportamento di Grillo è giunto in rotta definitiva (per quanto in politica qualcosa possa dirisi definitivo) di collisione con Conte. Grillo non a caso invoca la sua funzione di garante, fondatore e padre nobile ideologico e culturale del movimento - con i prosaici aspetti anche economici e di potere incontrastato che gli ha attribuito e da cui evidentemente fingeva di volersi distaccare - mentre Conte pur nel suo sostanziale agnosticismo ideologico ritiene comunque giunto il momento di una organizzazione del movimento che ne curi anche la formazione di una classe dirigente stabile e tendenzialmente professionale. Il conflitto sui due mandati, che può sembrare moralistico o culturale e prepolitico, nell'evocazione della Politik als Beruf (che era non lavoro, che è Arbeit, ma appunto servizio ed impegno anche se professionale) che è peraltro un po' vecchiotta risalendo a Weber, è in realtà fra chi come Grillo vuol fare come crede e rendere fungibili e precari tutti gli esponenti diversi da quelli prodotti dal solito modello del movimento-partito personale e patrimoniale che si sta ormai affermando nelle infiacchite democrazie contemporanee, che prevede di sceglierli da parte del fondatore o padre padrone e chi, come Conte, pensa che almeno in parte essi debbano essere il frutto di una organizzazione stabile e un perseguimento di obbiettivi collettivi meno umorali, anche se il tasso di personalismo della visione di Conte è superiore comunque a quello di un tradizionale partito politico. Nella resistenza forse imprevista, dopo una tendenza autodistruttiva fin troppo accelerata, del PD si comincia ad osservare che in realtà il modello populista e sovranista non ha fino in fondo bucato lo schermo delle più solide democrazie contemporanee, come sta accadendo in Spagna, in Inghilterra, in Francia ed in Germania, dove i successi delle destre-destre sono assai più contrastati di quanto non pensassero i sostentori dei patti Ribbentrop Molotov con le autocrazie, che sono sempre in agenda degli stati illeberali di ogni colore e fede. L'ultimo significativo risultato di una ripresa se non una riscossa della politica è la reazione della classe dirigente del partito democatico americano, sostanzialmente compatta ed unitaria, alla rassegnata discesa nella sconfitta per conclamata inadeguatezza del vecchio ma troppo stanco leader. Segnali complessivi di novità che finora anche la nostra Schlein, dotata di buone facoltà di apprendimento, ha saputo cogliere. Dopo lo scontro interno del movimentismo grillino e contiano, nelle non insignificanti cinquanta sfumature di politica, vedremo che succederà.

02/08/2024

Non si può più negare il degrado: una volta, si discuteva teologicamente del sesso degli angeli, adesso di quello dei pugili.

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