25/05/2026
A proposito di concessioni balneari
Si fa riferimento a una sentenza molto importante del TAR Latina (n. 562/2026) che sta creando forte preoccupazione tra Comuni e concessionari balneari, perché colpisce uno dei meccanismi usati negli ultimi mesi per evitare le gare pubbliche sulle spiagge.
In pratica, il Comune di Gaeta aveva tentato di utilizzare un sistema definito “project financing misto”. Formalmente si trattava di finanza di progetto: i concessionari proponevano investimenti e opere pubbliche in cambio della gestione pluriennale degli stabilimenti. Ma secondo il TAR questo schema serviva, di fatto, a mantenere gli attuali gestori sulle concessioni senza una vera gara aperta e competitiva.
Il Tribunale ha quindi stabilito alcuni principi molto pesanti:
non si possono usare strumenti amministrativi “creativi” per aggirare la Direttiva Bolkestein;
le concessioni demaniali devono passare attraverso gare pubbliche trasparenti;
il project financing non può diventare una proroga mascherata;
i concessionari uscenti non possono avere vantaggi tali da scoraggiare nuovi concorrenti.
La sentenza ha annullato:
13 project financing approvati dal Comune,
la proroga generalizzata delle concessioni fino al 2027.
Il nodo centrale è questo: molti Comuni stanno cercando formule alternative per “salvare” gli attuali concessionari senza arrivare a gare totalmente aperte. Ma TAR, Consiglio di Stato, Cassazione e Antitrust stanno progressivamente smontando tutte queste strade.
Perché questa sentenza è importante? Perché rischia di diventare un precedente nazionale. Se confermata, potrebbe:
bloccare altri project financing simili,
esporre i Comuni a ricorsi e richieste di risarcimento,
accelerare l’obbligo delle gare pubbliche in tutta Italia.
C’è anche un aspetto politico molto delicato: il Governo continua a cercare una mediazione tra Europa e categorie balneari, ma i giudici stanno chiarendo che le proroghe automatiche o “camuffate” non reggono più giuridicamente.
In sostanza, il messaggio del TAR è: “Non basta cambiare nome alle proroghe. Se il risultato finale è favorire i concessionari uscenti senza vera concorrenza, il sistema resta illegittimo.”
Sole 24 Ore