03/08/2026
PREVIDENZA COMPLEMENTARE: QUANDO UN DIRITTO NEGATO DEVE ESSERE DIFESO
Lo Studio Legale Tanzi-Giannetta si appresta a depositare numerosi ricorsi contro i provvedimenti con cui l’INPS ha negato l’intervento del Fondo di garanzia per la previdenza complementare.
Il principio giuridico che intendiamo affermare è chiaro.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12209 del 14 aprile 2022, hanno riconosciuto che il diritto alla portabilità del montante previdenziale complementare è un diritto intrinseco della posizione del lavoratore e permane sino alla maturazione del diritto alla prestazione pensionistica integrativa.
Pertanto, il lavoratore non può perdere la tutela dei contributi omessi dal datore di lavoro insolvente soltanto perché, durante un periodo di disoccupazione, ha riscattato la precedente posizione pensionistica, quando abbia successivamente aderito a un nuovo fondo complementare attivo sul quale accreditare le somme dovute.
Il riscatto della precedente posizione non può cancellare il diritto del lavoratore alla ricostruzione del montante previdenziale sottratto dall’inadempimento del datore di lavoro.
La funzione del Fondo di garanzia è, infatti, quella di proteggere il progetto previdenziale del lavoratore e di reintegrare i contributi non versati, non quella di subordinare la tutela alla conservazione puramente formale del vecchio fondo pensione.
Una diversa interpretazione violerebbe anche il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione.
Sarebbe infatti irragionevole riconoscere la tutela al lavoratore che abbia mantenuto o trasferito la precedente posizione e negarla, invece, a chi sia stato costretto a riscattarla per necessità, pur avendo successivamente aperto un nuovo fondo pensione.
A parità di omissione contributiva e di danno previdenziale, deve corrispondere parità di tutela.
Nel caso specifico, l’INPS ha rigettato la domanda con la motivazione “posizione previdenza complementare riscattata”, nonostante l’esistenza di una nuova posizione attiva e nonostante i principi affermati dalla Corte di Cassazione e le indicazioni contenute nella stessa prassi amministrativa dell’Istituto.
Lo Studio Legale Tanzi-Giannetta continuerà a impegnarsi concretamente contro i dinieghi illegittimi o ingiustificati della Pubblica Amministrazione, affinché lavoratori e contribuenti possano ottenere il pieno riconoscimento dei loro diritti.
Dietro ogni ricorso non vi è soltanto una pratica giudiziaria: vi è una persona alla quale sono stati sottratti contributi e risparmi destinati al proprio futuro previdenziale.
La tutela previdenziale non può dipendere da una distinzione meramente formale. A situazioni uguali devono corrispondere diritti e tutele uguali.