30/04/2021
Riportiamo di seguito la lettera scritta da Gianluca, padre di un bambino disabile, al Presidente del Consiglio Mario Draghi.
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“Preg.mo Presidente Draghi,
sono un attempato prossimo cinquantenne, papà di un meraviglioso bambino di 7 anni, affetto da disturbo dello spettro autistico. Insieme a mia moglie, che è roccia e sostegno della nostra famiglia, famiglia che comprende anche una bellissima bimba di 9 anni, facciamo immensi sacrifici per poter permettere al nostro bimbo di poter effettuare le terapie di cui ha bisogno, in una terra, quella siciliana della lontana provincia di Agrigento, dove non esistono strutture pubbliche in grado di far fronte ai tanti bisogni delle famiglie come la nostra, e dove, se vuoi cercare di dare aiuto e speranza ai tuoi figli disabili, devi fare da solo con le tue risorse (se le hai), sobbarcandoti ad esempio 450 chilometri per andare a fare un consulto a Messina, oppure sacrificare il tuo lavoro per portare 6 giorni alla settimana il bambino alle sue terapie in giro qua e là per la provincia.
Ora, dopo il fallimentare esperimento dell’istituzione del Ministero della Disabilità durante il Governo Conte I, non curanti del clamoroso flop di allora, questo esperimento viene adesso riproposto dal Suo Esecutivo.
Ma da genitore di bambino disabile dico, a voce alta, ancora una volta, che il Ministero della Disabilità è una vergogna!
È una figura vuota per ribadire l’esistenza di una “categoria a parte”, che, in quanto tale, abbisogna di provvedimenti speciali per persone speciali... Teste da accarezzare in un pietismo di cui non sappiamo cosa fare. Perché quello che vogliamo per i nostri figli non è il trattamento speciale, ma la possibilità di accedere al normale ed al quotidiano.
E dunque non abbiamo bisogno del Ministero della Disabilità! Non abbiamo bisogno di scatole vuote e di simboli inutili, ma abbiamo bisogno di politiche trasversali a tutela dei soggetti svantaggiati, che in questi anni non si sono mai attuate.
Basterebbe dare effettività alle prerogative del Ministero, quello già esistente, delle Pari Opportunità, perché è di questo che abbiamo bisogno e che chiediamo per i nostri cari, persone che chiedono gli stessi diritti e non di essere guardati come specie in via d’estinzione da salvare.
E servirebbe che ogni Ministero, nelle sue competente, tenesse conto della disabilità nelle proprie scelte, rendendo le politiche effettivamente inclusive.
Serve che il ministero dell’Istruzione applichi delle serie ed articolate politiche di reale inclusione ed integrazione scolastica dei bambini disabili.
Serve che il Ministero del Lavoro ponga in essere delle vere politiche di inclusione del disabile nel mondo del lavoro.
Serve che il Ministero della famiglia metta mano alla regolamentazione dei cargiver e ad una seria visione del diritto dei disabili al matrimonio ed alla genitorialita’.
Serve, inoltre, che il Ministero dello sviluppo economico promuova ed aiuti le imprese gestite da soggetti disabili e favorisca l’inserimento nel mondo produttivo e del lavoro di tali soggetti.
Serve che il Ministero della Salute dia attuazione reale alle linee guida che riguardano il potenziamento delle terapie nelle strutture pubbliche e convenzionate.
Serve, infine, che una percentuale dei tanti soldi in arrivo col Recovery Fund sia destinato a queste politiche di sostegno ai disabili ed alle loro famiglie, in modo che siano messi a disposizione i fondi per concretizzare le normative, belle a parole ma vuote nei contenuti, come, ad esempio, quella del “dopo di noi”!
Mi aspetto, dunque, che il suo Governo, Governo di altissimo profilo e da tutti indicato come “dei migliori”, possa essere un Governo che non lasci indietro gli ultimi, ma che anzi li aiuti con ogni sforzo nell’integrazione vera ed effettiva, come si conviene ad un grande Paese evoluto e civile come deve e vuole essere l’Italia!
La ringrazio per l’attenzione che vorrà dare a questa mia lettera.
L’occasione mi è gradita per inviarle distinti saluti ed augurarle buon lavoro.
Gianluca Insalaco, papà di Michele.”