Avvocato Salvatore Barone

Avvocato Salvatore Barone Avvocato Cassazionista del Foro di Caltagirone, impegnato nel diritto e nella procedura penale, aderente all'Unione delle Camere Penali Italiane .

30/05/2026

“La Toga non è abito. È perimetro.

Quando la stoffa nera scende dalle spalle, qualcosa si chiude attorno all’uomo che la indossa e qualcosa, fuori, si apre.

L’aula riconosce la sagoma prima del volto, la funzione prima della biografia. Calamandrei lo dice senza enfasi: «La toga, uguale per tutti, riduce chi la indossa ad essere, a difesa del diritto un avvocato: come chi siede al banco del tribunale è un giudice, senz’aggiunta di nomi o titoli».

Una riduzione, sì.
Si toglie l’individuo perché resti la parte.
C’è chi la indossa con la solennità di una vestizione liturgica e chi la infila tra un fascicolo e l’altro, sull’ascensore, mentre il tempo scade.

La toga sopporta entrambi.

Non chiede teatralità né concede sconti. Per ore tiene il caldo, raccoglie polvere d’archivio, si sgualcisce alla piega del gomito che ha retto troppi codici. Eppure regge, nella scena, esattamente quello che le si chiede di reggere: il fatto che chi parla non parla per sé.

La toga è funzione. Per questo Calamandrei può scrivere che «ottimo è quell’avvocato di cui il giudice, finita la discussione, non ricorda nè i gesti, nè la faccia, nè il nome: ma ricorda esattamente gli argomenti che, usciti da quella toga senza nome», sono entrati a far parte del giudizio. La toga senza nome. Una formula esatta.

L’avvocato vince quando sparisce dentro la sua causa.

L’umiltà che le si attribuisce è parola fraintesa.
Quello che la toga chiede è più piccolo e più duro: «reverenza civica all’altezza della funzione».

La distanza dovuta non al magistrato come uomo ma al posto che occupa. E in cambio, alla difesa, la stessa distanza, lo stesso rispetto del posto. Le due rive del processo si reggono insieme oppure crollano insieme: «solo là dove gli avvocati sono indipendenti, i giudici possono essere imparziali; solo là dove gli avvocati sono rispettati, sono onorati i giudici».

C’è poi una dimensione che le aule non sempre dichiarano, e che Carnelutti ha avuto l’onestà di nominare.

Sotto la toga c’è una postura sentimentale che il giudice non può permettersi e che l’avvocato non può rifiutare: «Il giudice per definizione giudica, non ama. L’avvocato, al contrario, ama, non giudica.

Ama anche se non se ne accorge.

Non si può difendere senza amare. La difesa, proprio perché è il contrario dell’offesa, implica l’amore».

È una vicinanza professionale: stare accanto allo sciagurato senza, per un’ora almeno, vivere un poco della sua sciagura significa portare in udienza una difesa che non si è ancora alzata in piedi.

Quando l’avvocato si alza davvero, e la toga gli pesa addosso alle nove di un’udienza che gli sembra perduta, vale ricordare l’unica cosa che conta dell’arringa. Sempre Carnelutti: «Ciò che importa nell’arringa, non è né la bellezza della voce né l’eleganza della frase, ma l’efficacia del dimostrare e del persuadere: il trapasso cioè di una tesi dall’ombra in cui è sepolta allo splendore dell’evidenza».

La toga educa all’esattezza. Toglie l’enfasi superflua, restituisce il corpo alla parte.
Resta una verità che non ha bisogno di abito ma che dell’abito si serve. Il processo, in fondo, ha un compito modesto e immenso che Calamandrei racchiude in una clausola di bellezza quasi fuori posto: «raddolcire qui in terra con un po’ di giustizia umana l’ingiustizia lontana ed impassibile delle stelle». La toga serve a questo: a ricordare, a chi la veste, che per un giorno ancora si fa il poco di giustizia umana che si può. (..)”

08/05/2026

Come oramai noto, secondo la Procura di Pavia, ad uccidere Chiara Poggi non è stato l’ex fidanzato Alberto Stasi, ma l’amico del fratello della vittima, Andrea Sempio.
Eppure, in uno Stato di diritto, in uno Stato dell’”oltre ogni ragionevole dubbio”, in uno Stato in cui vige la presunzione di innocenza e non vado oltre, mi chiedo:
come può una Procura della Repubblica chiudere delle indagini e ritenere colpevole un soggetto del reato di omicidio (aggravato) e non chiedere ed ottenere contestualmente una misura cautelare custodiale (carcere o arresti domiciliari)?
La domanda è retorica e la risposta decisamente semplice.
Senza considerare, tra l’altro, che dal 2015 vi è in carcere un soggetto condannato a 16 anni di reclusione dopo due assoluzioni, il quale ha risarcito la famiglia della vittima con 850.000 mila euro, che paradossalmente potrebbero essergli restituiti, oltre ad un lauto indennizzo da ingiusta detenzione (11 anni in carcere) e danni esistenziali incalcolabili.
Il tutto potrebbe racchiudersi in una sola frase: l’incertezza del diritto.
Con buona pace di tutti quei principi
“Costituzionali” sopra enunciati.
Che Dio ce la mandi buona.

06/03/2026

A chi vota NO al referendum sulla giustizia, farei vestire i panni di un indagato sottoposto ad interrogatorio di garanzia.

23/01/2026
21/11/2025

21 Novembre 2025
Avvocato Cassazionista

18/10/2025

DALLA PARTE DELLA VERITÀ O DALLA PARTE DEL PROPRIO ASSISTITO? IL RAPPORTO TRA VERITÀ E DIFESA NEL PASSAGGIO DAL MODELLO MISTO AL SISTEMA ACCUSATORIO – DI DONATELLO CIMADOMO Posted: 15 Ottobre 2025 Category: Diritto Processuale / In evidenza / Prospettive CIMADOMO – DALLA PARTE DELLA VERITÀ O ...

La soddisfazione più grande per un penalista è certamente l’assoluzione del proprio assistito. Tuttavia, non sempre l’im...
31/05/2025

La soddisfazione più grande per un penalista è certamente l’assoluzione del proprio assistito. Tuttavia, non sempre l’imputato è innocente.
In questo caso, ciò che occorre ottenere è una pena che sia adeguata al fatto concreto.
Nel caso di specie, a fronte di una sentenza di condanna ad anni 4 di reclusione, convertita con la pena sostitutiva della detenzione domiciliare, in parziale riforma dell’impugnata sentenza, la Corte d’Appello di Messina ha rideterminato la pena inflitta all’imputato in anni 2 e mesi 6 di reclusione, convertita nella pena sostitutiva dei lavori di pubblica utilità; per come richiesto dalla difesa.
Non si sarà ottenuta l’assoluzione, ma si è ottenuta una pena adeguata al fatto concreto.

20/05/2025

“Io sono innocente. E spero, dal profondo del mio cuore, che lo siate anche voi.”

Il 18 maggio 1988, un anno dopo la sua definitiva assoluzione, ci lasciava Enzo Tortora.

Umiliato, calunniato, ammanettato. Ma mai piegato.
Nel silenzio della cella, nella gogna mediatica, nel dolore profondo di un’ingiustizia terribile, Enzo Tortora scelse di non cedere all’odio, ma di trasformare il suo calvario in una battaglia civile, la sua ferita in un seme di libertà.

Quando tornò in televisione, accolto da una lunga ovazione, disse:

“Io sono qui, e lo sono anche, per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi. Sarò qui, resterò qui, anche per loro.”

Non fu solo un saluto al pubblico. Fu un atto politico.
La consapevolezza che il suo dolore personale era diventato una militanza civile.

E con i Radicali diede a quella militanza una casa.
Parlamentare europeo, compagno di lotta coraggioso, Enzo portò il suo dolore nelle istituzioni, per dare forza a tutte le vittime dell’ingiustizia.

Oggi lo ricordiamo non solo per ciò che ha subito, ma per il coraggio con cui ha affrontato tutto questo: da uomo libero.
E con lui, ricordiamo che la giustizia, se non è giusta, uccide due volte.

Per Enzo. Per ogni innocente dimenticato.

28/04/2025

L'AVVOCATO FULVIO CROCE

Il 28 aprile 1977, l’Avvocato Fulvio Croce fu atteso nell’androne dello stabile ove aveva sede il suo studio in Torino da un commando composto da due uomini e una donna, tutti appartenenti alle Brigate Rosse. Lì fu ucciso con cinque colpi di pi***la perchè non rinunciò al proprio dovere di Difensore d'Ufficio, nonostante le gravi minacce subite da parte dei terroristi che difendeva.
Con orgoglio ricondividiamo la nostra idea di difensore d'ufficio (link al primo commento).
Ad maiora Avvocato Croce

Solidarietà al Collega etneo, vittima di un messaggio intimidatorio come oramai sovente accade.
13/04/2025

Solidarietà al Collega etneo, vittima di un messaggio intimidatorio come oramai sovente accade.

Indirizzo

Via Fisicara, 14
Caltagirone
95041

Orario di apertura

Lunedì 16:30 - 19:30
Martedì 16:30 - 19:30
Mercoledì 16:30 - 19:30
Giovedì 16:30 - 19:30
Venerdì 16:30 - 19:30

Telefono

+393397058390

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Avvocato Salvatore Barone pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Avvocato Salvatore Barone:

Condividi