31/01/2026
Assolutamente d'accordo, ma come è difficile farlo capire.
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«Il maestro Calamandrei sa riassumere meglio di chiunque quale deve essere il ruolo dell’avvocato nel dirimere i dissidi e risolvere a monte le diatribe, evitando che degenerino.
La sua è una lezione da tenere sempre a mente.
Gli avvocati possono incidere molto sulla riduzione delle cause e anche su una soluzione pacifica dell questioni, contribuendo alla costruzione di una società, sempre più consapevole dei propri diritti e di ciò che diritto non è.
Ciò scoraggia pretese assurde, e promuove il rispetto della legalità, aumenta la fiducia nel “Diritto” stesso.
Certo, in una conciliazione nessuno vede accolta in toto la propria visione, ma i vantaggi che si ricavano da una soluzione pacifica delle vertenze sono tantissimi. I processi, anche quando sono fondati, durano troppo per portare al pieno soddisfacimento delle richieste ed aspettative.
Una giustizia lenta è una giustizia denegata.
Quindi la ricerca di una soluzione veloce, pacifica e che impedisca il logoramento definitivo dei rapporti tra le parti, è una strada da percorrere sempre come scelta di base.
Tale impostazione deve essere la base soprattutto di un avvocato civilista.
Allora non resta che condividere appieno le parole dell’Illustre Calamandrei, che come sempre illumina il cammino degli avvocati»,
“C’è un momento in cui l’avvocato civilista deve guardare la verità di faccia, con occhio spassionato di giudice: quello in cui, chiamato dal cliente a consigliarlo sulla opportunità di promuovere una lite, ha il dovere di esaminare imparzialmente, tenendo conto delle ragioni dell’eventuale avversario, se possa giovare alla giustizia l’ opera di parzialità che gli è richiesta. Così l’avvocato, in materia civile, dev’essere il giudice istruttore dei suoi clienti: la cui utilità sociale è tanto più grande, quanto maggiore è il numero di sentenze di non luogo a procedere, che si pronunziano nel suo studio”.
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“L’opera più preziosa degli avvocati civilisti è quella che essi svolgono prima del processo, stroncando con saggi consigli di transazione i litigi all’inizio, e facendo tutto il possibile affinché essi non raggiungano quel parossismo morboso che rende indispensabile il ricovero nella clinica giudiziaria.
Anche per gli avvocati, come per i medici: per i quali, se qualcuno dubita che l’opera loro riesca sul serio a variare il corso della malattia già dichiarata, nessuno osa negare la grande utilità sociale della loro opera profilattica.
L’avvocato probo dev’essere, più che il clinico, l’igienista della vita giudiziaria: e proprio per questa giornaliera opera di disinfezione della litigiosià, che non sale alla pubblicità delle aule, i giudici dovrebbero considerar gli avvocati come i loro collaboratori più fidi.
Non è vero, come ho sentito dire da qualche causidico senza scrupoli, che la questione giuridica , sia di competenza dell’avvocato, e la questione morale sia di competenza del cliente.
Credo anzi che sia ufficio nobilissimo dell’avvocato proprio quello di richiamare il cliente prima alla questione di moralità che a quella di diritto: e di fargli intendere che gli articoli dei codici non sono comodi’ paraventi fabbricati per nasconder brutture”( di Piero Calamandrei, “L’elogio dei Giudici, scritto da un avvocato”).
(Edita da Filomena Iervolino dal web)