19/01/2026
LISTE DI ATTESA: i veri motivi delle liste di attesa secondo molti addetti ai lavori
1️⃣ Prescrizioni eccessive, inappropriate o non filtrate dai Medici di Base. Uno dei nodi centrali è che il sistema riceve una quantità enorme di richieste, molte delle quali:
-non urgenti,
-ripetitive,
-clinicamente inutili,
-o tranquillamente differibili.
Molti MMG, per varie ragioni, tendono a prescrivere:
-per tutelarsi da responsabilità (medicina difensiva);
per accontentare il paziente, che spesso pretende l’esame “per sicurezza”;
-perché hanno pochi minuti per visita e preferiscono delegare alla diagnostica ciò che sarebbe analizzabile con più tempo.
Risultato:
👉 le liste d’attesa si intasano anche di esami che non dovrebbero nemmeno essere in lista.
Questo crea un doppio effetto:
-riduce l’accesso per chi davvero ne ha bisogno;
-aumenta i costi e allunga i tempi di gestione.
2️⃣ La sanità privata convenzionata che genera domanda fittizia
Qui si tocca un punto delicatissimo.
In molti territori, le strutture private accreditate:
-visitano i pazienti,
-prescrivono esami e interventi,
-e poi li eseguono loro stessi.
Di fatto, controllano tutto il ciclo: diagnosi → prescrizione → prestazione.
Questo crea:
-inflazione diagnostica: più esami del necessario;
-domanda indotta: la struttura crea l’esigenza di una prestazione che non sarebbe clinicamente prioritaria;
-spostamento di fondi pubblici verso il privato a discapito delle strutture pubbliche.
È un conflitto di interessi strutturale:
👉 chi prescrive è la stessa entità che incassa eseguendo la prestazione.
Non è un'accusa ideologica: è un dato di fatto di come funziona il sistema convenzionale in molte regioni.
3️⃣ L’intramoenia che incentiva la chiusura (o il rallentamento) delle agende pubbliche
L’intramoenia nasce per consentire al medico ospedaliero di lavorare “privatamente” dentro l’ospedale, garantendo qualità e riducendo le fughe nel privato.
Ma il meccanismo si è distorto:
-Le agende del pubblico si chiudono rapidamente, spesso dopo poche ore o pochi giorni dall’apertura.
Questo genera una forte pressione verso l’intramoenia, dove:
-tempi sono rapidi,
-si paga la prestazione,
-e una quota dell’incasso va al medico e alla struttura.
È evidente la dinamica:
👉 se l’agenda pubblica è satura o chiusa, la richiesta si sposta sul “a pagamento”.
E questo crea un incentivo non dichiarato ma reale affinché il pubblico lavori al minimo indispensabile, lasciando una domanda “forzata” da soddisfare nel canale privato-intramoenia.
Il risultato:
-lista d’attesa artificiosamente gonfiata;
-utenti spinti verso percorsi a pagamento;
-percezione di inaccessibilità del SSN.
Quando mettiamo insieme questi fattori, il quadro diventa molto chiaro:
-L’eccesso di prescrizioni intasa il sistema.
-Il privato convenzionato crea ulteriore domanda, drenando risorse e aumentando la concorrenza “sleale” verso il pubblico.
-L’intramoenia si alimenta della scarsità artificiale di slot pubblici, trasformando una parte del bisogno di salute in mercato.
È un sistema che produce liste d’attesa anche quando la capacità reale sarebbe sufficiente, ma viene distribuita male o distorta da incentivi economici.
In sintesi:
✔ Le liste non sono solo il risultato della scarsità di personale o fondi — come spesso si racconta.
✔ Sono anche e soprattutto il frutto di comportamenti, incentivi economici e meccanismi distorti che nessuno ha mai voluto correggere davvero.
✔ Il problema non è sanitario: è di governance, di regole, di incentivi sbagliati.