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Tanti altri eventi in programma per il 2024!
08/02/2024

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Cagliari Smart City: un progetto che mira a trasformare il capoluogo della Sardegna in un ecosistema intelligente, sicur...
25/07/2023

Cagliari Smart City: un progetto che mira a trasformare il capoluogo della Sardegna in un ecosistema intelligente, sicuro, sostenibile e all’avanguardia. Attraverso l'uso delle tecnologie digitali, il progetto mira a sviluppare una piattaforma digitale intelligente al fine di migliorare la qualità della vita dei cittadini, ottimizzare l'efficienza e l’efficacia dei servizi pubblici e ridurre l'impatto ambientale.

Uno degli obiettivi principali di Cagliari Smart City è creare un sistema di trasporto pubblico integrato e sostenibile, implementando il numero degli autobus elettrici e l'uso di soluzioni di mobilità smart, come app per il car e bike sharing. Queste iniziative mirano a ridurre il traffico e l'inquinamento, migliorando allo stesso tempo l'accessibilità e la connettività della città.

Inoltre, viene promossa l'efficienza energetica e lo sviluppo delle energie rinnovabili tramite lo sviluppo di progetti per l'installazione di pannelli solari, l'illuminazione a LED e la promozione di programmi di risparmio energetico. Queste azioni non solo contribuiscono a ridurre l'impatto ambientale, ma consentono anche di ottenere risparmi economici significativi.

La città sta implementando una serie di servizi online per promuovere sempre di più la digitalizzazione delle PA: amministrazione, sanità e istruzione digitale andranno a semplificare le procedure burocratiche e miglioreranno l'accesso ai servizi pubblici. Inoltre, è prevista la creazione di piattaforme digitali per coinvolgere i cittadini al fine di farli partecipare attivamente alla vita della comunità.

La sostenibilità ambientale è uno dei punti cruciali con la gestione intelligente dei rifiuti. Saranno implementati sistemi di raccolta differenziata e di monitoraggio dei rifiuti, per ottimizzare il processo di smaltimento e ridurre la produzione di rifiuti. Questo contribuisce a preservare l'ambiente e a promuovere uno stile di vita più eco-sostenibile.

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Abbiamo parlato in precedenza di Chat GPT, ma hai mai sentito parlare di Google Bard? Si tratta anche in questo caso di ...
18/07/2023

Abbiamo parlato in precedenza di Chat GPT, ma hai mai sentito parlare di Google Bard?

Si tratta anche in questo caso di una chatbot la cui interfaccia è simile a quella di un’app di messaggistica, che sfrutta l’intelligenza artificiale per dialogare con gli utenti, rispondendo ai quesiti di questi ultimi o creando contenuti su richiesta usando il linguaggio naturale.

Vediamo le differenze tra Google Bard e Chat GPT ☝️

“È l'inizio di una nuova era per l'informatica”: lo ha detto il Ceo di Apple, Tim Cook presentando il Vision Pro, il nuo...
11/07/2023

“È l'inizio di una nuova era per l'informatica”: lo ha detto il Ceo di Apple, Tim Cook presentando il Vision Pro, il nuovo visore per la realtà virtuale e aumentata.

Per quali utilizzi è stato pensato? I principali prefigurati da Apple sono due: il lavoro e l’intrattenimento.

La connessione iper-reale con il mondo circostante sembra essere stata al centro del progetto del team Apple: l’utente attraverso Vision Pro continua a vedere l’ambiente circostante, ma non solo, anche le persone che si trovano nella sua stessa stanza ne vedono gli occhi attraverso il visore.
Vedono di fatto una riproduzione, un avatar di quella porzione di viso che i Visori Apple hanno precedentemente scannerizzato in 3D. Apple preferisce chiamare il suo visore “Spatial Computer” perché riesce perfettamente a fondere i contenuti digitali con il mondo fisico. Si crea così un nuovo spazio tridimensionale, virtualmente infinito.

Non rimane che domandarsi: quali saranno i possibili problemi per la privacy? Ne parleremo presto.

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In questi ultimi anni anche a causa della pandemia, lo smart working per alcune categorie di lavoro è stato lo strumento...
04/07/2023

In questi ultimi anni anche a causa della pandemia, lo smart working per alcune categorie di lavoro è stato lo strumento principale che ha consentito lo svolgimento dell’iter lavorativo. E il lavoro agile è stato impiegato non solo dai privati ma anche dalle PA. Il recente Decreto Milleproroghe ha prorogato fino al 30 giugno di quest’anno l’applicazione dello smart working per alcune categorie di lavoratori, ossia:
- lavoratori fragili che sono dunque maggiormente esposti a possibili contagi, sia nel pubblico che nel privato;
- genitori con figli a carico minorenni, con meno di 14 anni di età, nel privato.

Ma cosa accadrà da luglio in poi?
A meno che il governo non intervenga con una nuova proroga, la misura terminerà e anche i lavoratori che appartengono alle due categorie sopracitate torneranno a lavorare in presenza, e verranno ristabilite le norme ordinarie sullo smart working. Nel caso in cui si voglia proseguire con quest’ultimo, sarà necessario stipulare un accordo individuale specifico secondo quanto previsto dalla legge 81/2017 e dal Protocollo Nazionale sul lavoro in modalità agile. Sarà necessario altresì l’accordo tra aziende e sindacati: molte imprese stanno già procedendo in questa direzione per garantire ancora la flessibilità ai propri dipendenti.

Resta fermo quanto previsto dall’art.18 della l.81/2017 e dal Dlgs.105/2022 i quali specificano come i datori di lavoro debbano riconoscere priorità alle richieste formulate da lavoratori con figli fino ai 12 anni di età, con figli in condizioni di disabilità, caregivers, o lavoratori con disabilità in situazione di gravità accertata. Qualora queste categorie esprimessero la volontà di fruire dello smart working, non potranno quindi essere sanzionate, demansionate, licenziate, trasferite o sottoposte ad altra misura organizzativa che possa ripercuotersi negativamente sulle condizioni di lavoro.

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X-LAW: l’algoritmo antirapina che aiuta il lavoro della polizia.Nel nostro paese si sta sperimentando la polizia preditt...
27/06/2023

X-LAW: l’algoritmo antirapina che aiuta il lavoro della polizia.

Nel nostro paese si sta sperimentando la polizia predittiva, che fa ricorso all’automazione per aiutare le forze dell’ordine a individuare la criminalità emergente. Negli scorsi mesi è stato approvato il primo brevetto made in Italy in tema di polizia predittiva: X-Law.
È un sistema di data e algoritmo euristico, il quale non lavora su base statistica ma probabilistica: in sostanza non si basa sul numero dei reati commessi o sui dati del criminale, ma crea modelli criminosi sulla base di dati socio-economici e logistici da applicare all’attività di prevenzione di ordine pubblico sul paese.

Come funziona X-Law?
Il sistema costituisce un approccio innovativo, in quanto si basa sulla possibilità di poter prevedere, con l’impiego dell’AI, scippi, rapine, furti, truffe e altri reati predatori che avvengono frequentemente nelle nostre città. Il suo algoritmo immagazzina e si nutre di due serie di informazioni: le caratteristiche socio-economiche del luogo in esame, e i dati relativi agli eventi criminosi in quel territorio, provenienti da notizie online, cartacee, denunce ecc.
In seguito, il sistema riesce a ricreare una sorta di città in chiave virtuale che ha al suo interno orari di apertura e chiusura delle attività private e pubbliche, dei mezzi pubblici, le condizioni del traffico, le scuole e così via.
Da qui il sistema è capace di individuare dove è più probabile che avvenga un reato. Secondo i risultati delle sperimentazioni, X-Law è in grado di predire con una precisione tra l’87 e il 93% l’avvenimento criminoso.

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Occhiali smart: sono un pericolo per la privacy? Sono passati ormai 11 anni da quando Google ha lanciato i primi modelli...
21/06/2023

Occhiali smart: sono un pericolo per la privacy?

Sono passati ormai 11 anni da quando Google ha lanciato i primi modelli di , dei dispositivi di cui si continua a parlare ancora molto, anche per i rischi legati alla privacy. A differenza di quanto accadeva in passato, le nuove generazioni di smart glasses hanno visto una crescente attenzione per il design, accompagnando nuove funzioni all’avanguardia in tema di tecnologia.

Già nel 2012 rispetto alle preoccupazioni sollevate dalle autorità europee, Google affermò di aver adottato un approccio “privacy-by-design”, garantendo l’attivazione di luci e suoni nel momento in cui gli occhiali avessero scattato foto o registrato video. Ma alcuni hacker avevano dimostrato la possibilità di alterare il sistema di notifiche, disattivandolo.

Snapchat Spectacles, Xiaomi Smart Glasses, Amazon Echo Frames e Bose Frames, Ray-Ban Stories sono solo alcuni dei prodotti lanciati nel corso degli ultimi anni. Proprio sui Ray Ban Stories due anni fa è intervenuto anche il Garante Privacy, chiedendo informazioni sulla nuova tecnologia e sulla base giuridica utilizzata dalla società per il trattamento dei dati. Facebook e Luxottica si sono dichiarati disponibili a implementare in sinergia con il Garante, campagne per informare e responsabilizzare i cittadini sui dispositivi.

Di fatto esiste una risposta certa alla domanda iniziale. Gli smart glasses presentano gli stessi pericoli e insidie di qualsiasi altra tecnologia con caratteristiche affini. E non sono le nuove tecnologie di per sé a essere un pericolo per la privacy: dipende tutto dalle finalità per cui queste vengono impiegate, nonché dalla solidità delle tutele offerte dal diritto. Quindi l’unica via perseguibile, a oggi, è quella di rafforzare gli strumenti preposti alla protezione dei cittadini.

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Una volta che un contenuto finisce online è difficile tornare indietro.Spesso i giovanissimi non si rendono conto della ...
14/06/2023

Una volta che un contenuto finisce online è difficile tornare indietro.
Spesso i giovanissimi non si rendono conto della portata che ha il web e si ritrovano in situazioni molto complicate nel momento in cui immagini e/o video che li ritraggono in circostanze private e intime cominciano a circolare in rete: proprio per questo motivo è nato Take it down.

È una piattaforma realizzata dal National Center for Missing and Exploited Children nata per aiutare i minori a rintracciare e a cancellare dal web foto e video sessualmente espliciti o parzialmente tali che li riguardano. Il gruppo Meta ha contribuito all'iniziativa, finanziando l'investimento iniziale. Partecipano al progetto anche Yubo (una sorta di Tinder dei teenager) e MindGeek società detentrice di siti come PornHub e YouPorn, e OnlyFans.

La piattaforma benché dedicata principalmente ai minori, consente anche agli adulti di verificare se siano presenti online contenuti condivisi con imprudenza ed eventualmente rimuoverli. Nel 2020 Meta ha denunciato la scoperta di oltre 20 milioni di immagini illecite a sfondo sessuale contro bambini. La difesa dei minori resta l'obiettivo principale: i numeri in crescita di episodi di abusi e sfruttamento sessuale online a danno dei più giovani giustificano il fatto di porre il problema a priorità.

Conoscevi questa piattaforma? Faccelo sapere nei commenti o contattaci 👇
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Toghe e social: quali limiti devono rispettare i magistrati? La comunicazione online è diventata uso comune quasi impres...
07/06/2023

Toghe e social: quali limiti devono rispettare i magistrati?

La comunicazione online è diventata uso comune quasi imprescindibile.
Ma spesso il modo di esprimersi sui social è schietto e poco ragionato e, a seconda del ruolo che si ricopre all’interno della società, potrebbe essere percepito come indecoroso. Proprio per questo motivo è stato ritenuto necessario regolamentare l’uso dei social per i magistrati: è stato infatti redatto un vademecum dal consiglio consultivo dei giudici del Consiglio d’Europa.

Tra i limiti vi sono quelli di:
- non diventare influencer né nascondersi dietro false identità con profili fake o sotto pseudonimo;
- non compromettere la dignità della toga con la condivisione di aspetti privati;
- valutare ogni like e ricondivisione che potrebbero identificare il magistrato nelle proprie opinioni personali.

La democrazia rimane sempre al primo posto e se c’è da difenderla, ogni giudice ha il diritto e il dovere di esprimersi. Un altro aspetto che si è valutato è che sarebbe utile spiegare il funzionamento della magistratura e i suoi valori ai cittadini, per poter mantenere e/o creare fiducia nella giustizia. Il vademecum richiama le principali cautele a cui dovrebbero ispirarsi i giudici e invita i consigli di magistratura e le associazioni a investire nella formazione ad hoc sull’utilizzo dei social da parte dei magistrati. L’obiettivo è in sostanza quello di trovare un equilibrio e una divisione tra comunicazione personale e comunicazione al servizio della giustizia.

Ultimo punto, non per importanza: i magistrati assieme al compito di contribuire alla promozione della giustizia, sono dei cittadini e in quanto tali godono come tutti gli altri della libertà d’espressione.

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Metaverso: uno dei temi caldi di questi ultimi anni nel web e non solo. Il termine in realtà è nato all’inizio degli ann...
30/05/2023

Metaverso: uno dei temi caldi di questi ultimi anni nel web e non solo.

Il termine in realtà è nato all’inizio degli anni ’90 quando Neal Stephenson nel suo romanzo racconta di un mondo in realtà virtuale, dove si possono comprare e vendere immobili virtuali e dove gli utenti che indossano visori come avatar 3D.

Perché è diventato così comune come termine 30 anni dopo?
Nell’ottobre del 2021 Facebook ha fatto un rebranding dell’azienda, diventata Meta, e contestualmente ha annunciato l’intenzione di investire almeno 10 miliardi di dollari per realizzare il Metaverso. Non solo, altri colossi mondiali della tecnologia, come Google e Microsoft stanno investendo cifre miliardarie in questo progetto.

Sono due le tecnologie utili allo sviluppo del Metaverso:
- la realtà virtuale. Un ambiente 3D simulato in cui gli utenti interagiscono con un ambiente virtuale. Questa realtà è accessibile attraverso un visore VR che occupa il campo visivo dell’utente. Eventuali altre attrezzature con sensori di tutto il corpo consentono un’interazione più realistica con l’ambiente circostante;
- la realtà aumentata. Aggiunge elementi digitali al mondo reale attraverso una lente di qualche tipo. Gli utenti possono comunque interagire con l’ambiente reale (pensiamo esempio al gioco Pokémon Go).

Ma non solo. Quali altre tecnologie verranno utilizzate?
Tra le più famose troviamo l’intelligenza artificiale (per creare avatar), IOT (per connettere spazi virtuali 3D con il mondo reale), blockchain (per proteggere i contenuti digitali).

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Il nostro ordinamento all’art. 595 del codice penale prevede reato di diffamazione quando:“Chiunque […] comunicando con ...
23/05/2023

Il nostro ordinamento all’art. 595 del codice penale prevede reato di diffamazione quando:
“Chiunque […] comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1.032 euro.
Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a 2.065 euro”.

Ma se la diffamazione avviene tramite YouTube le cose cambiano?
Facciamo un passo indietro. Esiste un’apposita guida della piattaforma, con al suo interno una sezione specializzata per la parte relativa ai contenuti diffamatori.

È riportato che: “sebbene la definizione di diffamazione non sia uguale in tutto il mondo, in generale, per diffamazione si intende una qualsiasi dichiarazione non veritiera che risulta dannosa per la reputazione di qualcuno o causa uno stato di emarginazione. Durante il procedimento di blocco per diffamazione teniamo conto delle considerazioni giuridiche locali e in alcuni casi abbiamo bisogno di un’ingiunzione del tribunale. Per avviare un procedimento in relazione a una richiesta di blocco per diffamazione, il reclamo deve essere dettagliato e ben argomentato”.
Come procedere alla rimozione del video diffamatorio?
- Segnalare il video tramite l’apposita sezione presente in piattaforma;
- effettuare un reclamo tramite Google;
intraprendere un’azione legale nei confronti di Google stesso (in quanto proprietario della piattaforma) al fine di rimuovere il video diffamatorio.

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European Digital Identity Wallet di che si tratta? Si parla della possibilità di avere un’identità digitale per tutti i ...
16/05/2023

European Digital Identity Wallet di che si tratta?
Si parla della possibilità di avere un’identità digitale per tutti i cittadini europei, dove la gestione dei dati sarà a capo delle persone titolari dei dati stessi.

I sistemi nazionali di identità digitale grazie anche alla pandemia si sono sviluppati celermente. In Italia sono oltre 30 milioni le SPID e CIE (Carta d'Identità Elettronica) nelle mani degli italiani. I servizi pubblici e digitali comportano l’aumento della richiesta e utilizzo di identità digitali da parte di cittadini e aziende.

L’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano definisce il digital wallet come: “un portafoglio elettronico per la memorizzazione e la condivisione sicura di documenti e certificati in formato digitale. Viene tipicamente erogato in forma di applicazione mobile per smartphone”.

Il digital wallet non sostituirà le identità digitali nazionali, ma andrà a integrarle, aggiungendo funzionalità, contenendo documenti, attestazioni, nonché attributi di vario tipo. Sarà transfrontaliero, ossia varrà in tutta Europa e sarà rilasciato da entità pubbliche o private riconosciute a livello europeo, permettendo maggiore di poter accedere ai dati in modo semplice, sicuro e nel pieno rispetto del GDPR.

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