14/06/2018
Definireste mai la malattia "quasi salute" o la povertà "quasi ricchezza"? Ecco come le parole che utilizziamo influenzano la nostra percezione della realtà che definiscono. Ecco come l'espressione "azzardo" scompare a scapito della reale definizione del problema.
L’IMPORTANZA DELLE PAROLE
ATTRAVERSO LE PAROLE SI RIESCE A CONDIZIONARE NELLE PERSONE IL MODO DI PERCEPIRE UN FENOMENO, INDUCENDO SUGGESTIONI, ISPIRANDO COMPORTAMENTI.
Una ricerca condotta negli Stati Uniti ha messo in evidenza come il semplice cambio di definizione da “gioco d’azzardo” a “gioco” possa influenzare il giudizio dei consumatori rispetto a questo fenomeno e indurre un maggiore o minore cautela nell’avvicinarsi ad esso.
Questo spiega l’impegno dei monopoli e di parte dei media di rimuovere la parola azzardo dal lessico del settore del gioco pubblico
Una “guerra di distruzione terminologica” combattuta anche a suon di protocolli di intesa, in cui ci si propone di trasformare il gioco d‘azzardo in “gioco con alea con vincite in denaro” o con cui si promuove la figura del giocatore d’azzardo come “giocatore sociale”.
La comunicazione, anche pubblicitaria, utilizza “gioco” come sinonimo di “gioco d’azzardo”. Nella pubblicità del 10 e lotto, un gioco d’azzardo dotato di una enorme capacità di creare dipendenza, con le sue 288 estrazioni giornaliere, una ogni 5 minuti, sette giorni su sette, il claim recita: “dieci e lotto questo sì che è un gioco”.
La rimozione avviene anche a livello normativo: nella legge di delega fiscale, che nel 2014 demandava al Governo di varare un decreto legislativo in materia di gioco d’azzardo, rimasta lettera morta, e nello stesso decreto Balduzzi si preferisce parlare di “gioco”, “giochi”, “giochi pubblici”, “giochi con vincite in denaro”, senza mai menzionare l’azzardo.
Le stesse formule previste dalla legge a tutela dei giocatori recitano “il gioco è vietato ai minori di 18 anni” e “il gioco può causare dipendenza patologica”, non il gioco d’azzardo, il gioco.
Politici e associazioni lottano contro la ludopatia, la malattia del gioco, invece di contrastare il GAP, la malattia del gioco d’azzardo.
Per modificare la percezione di altri fenomeni negativi, si potrebbe copiare il sistema utilizzato nel mondo del gioco d’azzardo, dove le perdite sono “quasi vincite” e lo stesso termine azzardo viene rimosso e sostituito con gioco.
Ad esempio, si potrebbe definire la malattia come “quasi salute” e la povertà “quasi ricchezza” e la disoccupazione “quasi lavoro”, così non esisterebbero più persone ammalate, povere o disoccupate, ma solo persone quasi sane, quasi ricche e quasi lavoratori.