28/04/2021
PNRR e sovraindebitamento
Velocizzare sfratti e pignoramenti, il Piano nazionale di ripresa e resilienza ci prova...le banche ringraziano.
In un periodo in cui il quadro macro e micro economico è devasto da una crisi senza precedenti apprendiamo come l'intervento sul processo esecutivo nel PNRR prevederebbe semplificazioni e maggiore speditezza nei tempi di avvio e nei termini processuali della disciplina, arrivando ad anticipare la custodia degli immobili e rendendone obbligatoria la liberazione da parte del debitore e della sua famiglia non appena autorizzata la vendita.
Sarà più facile, quindi, vedersi pignorata e poi destinata all’asta la propria abitazione in caso di difficoltà economiche, un passaggio che sembra decisamente fuori luogo in un momento storico così complicato. Non si fa un buon sevizio al settore immobiliare ma nemmeno a quello finanziario dal momento che da un lato, come è noto, il mercato immobiliare è oramai saturo di case pignorate e che non si riescono a vendere e che alla fine di estenuanti aste semplicemente si svendono (quando non cadono nelle mani della criminalità locale e non), sacrificando solo i patrimoni e i sacrifici di una vita dei debitori ma dall'altro vengono mortificate anche le pretese dei creditori stessi che all'esito delle aste spesso vengono liquidati con somme spesso ridicole.
Velocizzare l'esproprio degli immobili non è la soluzione.
La soluzione è aiutare le persone ad uscire dal debito dignitosamente, salvando i patrimoni, le aziende, le famiglie dalla svendita dei beni al migliore offerente, salvando un patrimonio di piccolissime imprese, artigiani, piccoli professionisti, privati e rimettendoli nel circuito dell'economia sana e legale piuttosto che condannarli all'invisibilità, all'economia del nero e degli strozzini.
In tutto questo il prossimo 30 giugno le esecuzioni immobiliari ad oggi congelate cominceranno ad essere e -dati del Sole 24- saranno circa 120 mila le procedure in attesa di poter riprendere il proprio percorso, per un valore complessivo intorno ai 6-8 miliardi di euro. Uno scenario drammatico sul quale il governo, al momento, resta silente.
Non resta che dare battaglia in tutte le sedi giudiziarie e non affinchè siano utilizzate al massimo tutte le soluzioni offerte dalla legge n. 3/2012 (cd salvasuicidi)
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