Avvocato Federica Bolla

Avvocato Federica Bolla Avvocato in Novara. https://studiolegalebolla.com/ Disciplinare – Civile – Penale” in data 14.02.2022 – Duepuntozero Editore. Lgs. n°38/2017”.

Abilitata all’esercizio della professione forense in data 07.10.2021, ha prestato impegno solenne in data 15.02.2022. Dal 01.02.2022 è iscritta all’Ordine degli Avvocati di Novara.
È stato pubblicato il suo primo libro “Responsabilità dell’Avvocato. Laureata in Giurisprudenza con una tesi in diritto penale progredito “Le nuove fattispecie di corruzione, induzione e concussione alla luce della L. 1

90/2012. L corruzione tra privati alla luce del D. Nel periodo universitario ha svolto l'attività di tutor in materie giuridiche, anche per studenti con disabilità e disturbi dell'apprendimento, oltre che attività di assistenza e indirizzamento all'iscrizione del percorso universitario. Ha scritto l'articolo "Ahmed Fdil bruciato vivo: la "giustizia" nel processo penale minorile" per il contest giuridico "Scripta Manent" organizzato dalla pagina giuridica Office Advice: la giuria ha conferito la menzione d'onore all'articolo. Redattrice per la rivista giuridica Office Advice e Salvis Juribus, oltre ad aver scritto alcuni articoli per la rivista La Legge Per Tutti. Socia di Camera Penale Novara e Aiga Novara.

Se il costruttore ritarda la consegna della casa posso chiedere il risarcimento dei danni?Sì.La data di consegna indicat...
12/12/2025

Se il costruttore ritarda la consegna della casa posso chiedere il risarcimento dei danni?
Sì.

La data di consegna indicata nel contratto di compravendita è un vero e proprio obbligo legale.
Il suo mancato rispetto configura un inadempimento contrattuale.
Il risarcimento non è una cifra astratta, ma deve coprire tutte le conseguenze economiche del ritardo, cioè tutte le spese vive che hai dovuto sostenere a causa della mancata consegna.
Ad esempio: i canoni di affitto pagati per un alloggio temporaneo nel periodo di ritardo; i costi per il deposito dei mobili che avevi già acquistato; gli interessi passivi del mutuo che hai iniziato a pagare prima di poter entrare in casa; le spese legali per inviare diffide e farti assistere.

Di fronte al ritardo, puoi scegliere tra due strade:
chiedere l’adempimento, cioè insistere per avere la casa;
chiedere la risoluzione del contratto.

Nel nostro ordinamento non esiste una norma specifica che sancisca il “diritto di visita” del proprietario. Questo dirit...
28/11/2025

Nel nostro ordinamento non esiste una norma specifica che sancisca il “diritto di visita” del proprietario.
Questo diritto, tuttavia, è ampiamente riconosciuto.
Con la firma del contratto, il proprietario trasferisce all’inquilino il possesso e il godimento dell’immobile, ma non la proprietà.
Egli rimane quindi il titolare del bene e conserva un interesse legittimo a verificarne lo stato di conservazione o a mostrarlo a potenziali acquirenti o futuri inquilini.
Questo interesse deve però essere bilanciato con il pacifico godimento della casa da parte dell'inquilino (art. 1575, n. 3, cod. civ.).
Per evitare conflitti, le modalità di accesso del proprietario all’immobile devono seguire regole precise.
La soluzione migliore e più trasparente è inserire nel contratto di locazione una clausola specifica che regolamenti giorni e orari per le visite.
In assenza di una previsione contrattuale, valgono le seguenti regole generali.
•accordo preventivo: il proprietario deve sempre concordare con l’inquilino il giorno e l’ora della visita, con un congruo preavviso, preferibilmente in forma scritta per evitare malintesi;
•presenza dell’inquilino: le visite, sia del proprietario sia di terzi (agenti immobiliari, tecnici, possibili acquirenti), devono avvenire in presenza del conduttore o di una persona da lui delegata;
•divieto di accesso autonomo: il locatore non può mai entrare in casa usando le proprie chiavi senza il consenso dell’inquilino, salvo casi di emergenza: l’unica eccezione a queste regole si ha in circostanze eccezionali e urgenti, come un pericolo di danno grave e imminente a cose o persone (ad esempio, una fuga di gas o un allagamento), che giustificano un accesso immediato.

L’inquilino può rifiutarsi di far entrare il locatore?
L’inquilino ha il diritto di godere della sua privacy, ma non può opporre un rifiuto categorico e ingiustificato alle richieste di visita del locatore.
Un diniego ripetuto e senza una valida ragione costituisce un grave inadempimento contrattuale.
L'inquilino che ostacola ingiustificatamente le visite si espone a una richiesta di risarcimento del danno.

Un decreto ingiuntivo (art. 633 c.p.c.) è l'ordine dato dal giudice al debitore di adempiere l'obbligazione assunta (es....
21/11/2025

Un decreto ingiuntivo (art. 633 c.p.c.) è l'ordine dato dal giudice al debitore di adempiere l'obbligazione assunta (es. pagamento di una somma di denaro o consegna di una cosa mobile determinata) entro un determinato periodo di tempo.
Trascorso tale termine, il decreto diventa esecutivo e si può procedere al pignoramento dei beni del debitore.
Il decreto ingiuntivo viene emesso su richiesta del creditore e ha il vantaggio di essere molto più celere e assai meno oneroso di un procedimento giudiziario ordinario.

Il 12 novembre La Commissione Giustizia della Camera approva un emendamento bipartisan che ridefinisce il reato di viole...
17/11/2025

Il 12 novembre La Commissione Giustizia della Camera approva un emendamento bipartisan che ridefinisce il reato di violenza sessuale, introducendo il consenso libero e attuale come elemento centrale, adeguando l'Italia alla Convenzione di Istanbul.

L’intento è evidente: superare una visione della violenza sessuale basata solo su costrizione fisica o minaccia, per puntare sull’idea che ciò che conta è la libera partecipazione della persona coinvolta. Il soggetto deve aver manifestato un libero e attuale consenso.

La riforma chiarisce che il consenso deve essere:
• esplicito e volontario: non presunto o dedotto da comportamenti ambigui;
• attuale: il consenso deve esistere durante tutto il rapporto sessuale dall’inizio alla fine, ed è revocabile in ogni momento;
• libero: privo di coercizione, intimidazione, manipolazione o incapacità di intendere e volere.
Inserendo il consenso quale elemento centrale, lo Stato riconosce il diritto inviolabile di ogni persona a decidere sul proprio corpo.

«Prima della riforma, era la vittima a dover provare la costrizione e cioè che l’atto sessuale era stato compiuto con violenza, minaccia o abuso di autorità; cioè, la vittima doveva dimostrare di aver detto “no”, di aver opposto resistenza all’aggressore, prova difficile da dare.
In passato, ci sono state molte assoluzioni fondate sul fatto che la vittima non aveva fermato con prontezza le avances dello stupratore, sono le famose “sentenze dei 30 secondi”.
Adesso, invece, basta l’assenza di consenso esplicito, libero e attuale, della vittima a configurare il reato.
In sintesi, la riforma sposta il focus dalla reazione della vittima alla volontà dell’autore del reato di agire in mancanza di un “sì” manifesto ed evidente».

I limiti alla libertà di parola ruotano attorno a due diritti di pari rango costituzionale: da un lato, il diritto di ma...
03/11/2025

I limiti alla libertà di parola ruotano attorno a due diritti di pari rango costituzionale: da un lato, il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero (art. 21 Cost.), che include il diritto di cronaca e di critica;
dall’altro, il diritto alla reputazione, ovvero all’onore e al decoro della persona, tutelato sia come diritto inviolabile dell’uomo (art. 2 Cost.) sia penalmente dal reato di diffamazione (art. 595 c.p.).
Quest’ultimo si configura quando, comunicando con più persone, si offende l’altrui reputazione.
Il diritto di critica, dunque, non è un diritto assoluto.

La giurisprudenza ha stabilito che la critica, per essere legittima, deve reggersi su tre requisiti imprescindibili:
• la verità del fatto storico che ne è alla base;
• l’interesse pubblico dell’argomento;
• la continenza espressiva (la misura e la correttezza della forma espressiva).
Le parole devono essere “strettamente funzionali alla finalità di disapprovazione” e non degenerare in insulti personali, espressioni umilianti o termini scurrili che hanno l’unico scopo di offendere la dignità del soggetto.
Se anche solo uno di questi pilastri viene a mancare, la critica cessa di essere un diritto e si trasforma in un illecito.
La critica deve rimanere attinente al fatto di interesse pubblico e non deve degenerare in attacchi diretti a colpire la sfera morale e personale del soggetto, le sue qualità umane o la sua vita privata, quando questi aspetti sono del tutto slegati dal tema in discussione.
È il classico caso dell’attacco ad hominem: invece di contestare l’idea o l’azione, si attacca la persona (Cass. Pen., Sez. 5, n. 14402 del 09.04.2024).

Si può criticare la vita privata di una persona?
No, si tratta di un illecito che mira a demolire l’immagine complessiva della persona, non a formulare un giudizio circostanziato su un fatto di interesse pubblico.
La critica legittima costruisce un dibattito, si fonda su fatti, persegue un interesse collettivo e rispetta la dignità della persona.
La diffamazione, al contrario, demolisce, si basa sull’insulto, sulla decontestualizzazione e sull’attacco personale.

Quando i genitori si separano occorre stabilire con chi continuerà a convivere il figlio minore.La prole, infatti, deve ...
02/10/2025

Quando i genitori si separano occorre stabilire con chi continuerà a convivere il figlio minore.
La prole, infatti, deve in ogni caso stabilire la residenza presso uno dei due.
Ciò significa che, nonostante l’affidamento sia di tipo condiviso, il tempo che la prole trascorrerà con i genitori non dovrà necessariamente essere uguale.

Secondo la legge (art. 473-bis.4, cod. proc. civ.), il minore che ha compiuto dodici anni (o anche di età inferiore se capace di discernimento) è ascoltato dal giudice nei procedimenti nei quali devono essere adottati provvedimenti che lo riguardano.

I figli minorenni non possono "scegliere" autonomamente con quale genitore stare, ma possono esprimere la loro opinione che il giudice valuterà, soprattutto dopo i 12 anni.

Durante una procedura di separazione, dunque, il giudice può prendere in considerazione anche le opinioni espresse dai figli minorenni, avuto riguardo alla loro età e al loro grado di maturità.

Ciò significa che la volontà del minore non è vincolante per il giudice;
sebbene il suo parere sia tenuto in conto, la decisione finale spetta al magistrato, il quale deve garantire sempre l’interesse superiore del minore.

Durante l’adolescenza, il giudice tiene maggiormente conto dell’opinione del minore, poiché in questa fascia di età la consapevolezza del minore è considerata più sviluppata.

I nonni devono contribuire al mantenimento dei nipoti se i genitori non sono in grado di farlo? I genitori devono adempi...
16/09/2025

I nonni devono contribuire al mantenimento dei nipoti se i genitori non sono in grado di farlo?

I genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo.
Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti e non sono in grado di farlo (art. 316 bis cod. civ.), i nonni potrebbero essere obbligati a mantenere i nipoti.
Si tratta dunque di una responsabilità sussidiaria, subordinata all’inadempimento di chi, per primo, sarebbe obbligato.
Secondo la Corte di Cassazione (12 ottobre 2023, n. 28446), perché i nonni siano obbligati a mantenere i nipoti è necessario che:
● entrambi i genitori non possano provvedere ai bisogni dei figli;
● l’inadempimento dei genitori derivi dal loro precario stato economico e non dalla volontà di sottrarsi all’obbligo di mantenimento.
Al ricorrere di queste circostanze, l’obbligo di mantenimento grava su ogni nonno, quindi sia sui genitori del padre che su quelli della madre.
La misura del contributo è determinata in base alla capacità economica dei nonni.
I nonni possono senza dubbio offrirsi di mantenere i nipoti anche quando non ve ne sia bisogno, cioè anche quando i genitori non si trovano in una situazione di precarietà economica.
Per fare ciò non occorre il consenso dei genitori: gli ascendenti sono liberi di contribuire al mantenimento dei nipoti compiendo un atto di liberalità, cioè una donazione vera e propria, svincolata da ogni obbligo.

È il proprietario del balcone sovrastante a risarcire il danno consistito in muffe e condensa sul soffitto provocato all...
09/09/2025

È il proprietario del balcone sovrastante a risarcire il danno consistito in muffe e condensa sul soffitto provocato all’unità abitativa posta al piano inferiore.
La Cassazione civile, ordinanza 11 agosto 2025, n. 23069, ha confermato la decisione del Tribunale di Napoli.

Il Giudice ha ritenuto che “data la precisa corrispondenza tra la localizzazione delle muffe e condense sul soffitto dell’unità abitativa sottostante e la sovrastante pavimentazione del balcone del proprietario dell'abitazione al piano superiore, la scaturigine del fenomeno in questione è da addebitarsi in via principale ad una inadeguata condizione del balcone medesimo”.

Tra i lavori necessari per porre rimedio al danno lamentato dal proprietario dell'appartamento sottostante vi era il rifacimento della pavimentazione del balcone al piano superiore, considerato “lavoro assolutamente necessario” al fine di scongiurare le infiltrazioni.

Pertanto il Giudice ha ritenuto non vi fosse alcun dubbio circa la responsabilità del proprietario del balcone sovrastante. 🏘

I coniugi possono separarsi davanti all’Ufficiale di Stato Civile (in Comune) quando:• C’è accordo tra entrambi sulla se...
05/09/2025

I coniugi possono separarsi davanti all’Ufficiale di Stato Civile (in Comune) quando:
• C’è accordo tra entrambi sulla separazione (consensuale).
• Non ci sono figli minori, né figli maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave o non economicamente autosufficienti.
• L’accordo riguarda solo aspetti personali e patrimoniali (es. mantenimento del coniuge, eventuali trasferimenti semplici).
In pratica, se la coppia non ha figli minorenni o non autosufficienti e si trova in accordo, può andare in Comune (pagando 16 € di diritti di segreteria) senza passare dal giudice.

La procedura in Comune funziona così:
• Quando i coniugi presentano l’accordo di separazione in Comune, si paga una sola volta il diritto fisso. La tariffa non è “per persona”, ma per la pratica.
• Dopo la prima dichiarazione davanti all’Ufficiale di Stato Civile, c’è un termine di 30 giorni di riflessione: trascorso quel periodo, i coniugi devono tornare in Comune per confermare la separazione.
• Alla seconda comparizione, non si paga di nuovo.

È necessario rivolgersi al Tribunale quando:
• Non c’è accordo (separazione giudiziale: uno dei due non vuole separarsi o non c’è intesa sulle condizioni).
• Ci sono figli minori o figli maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave o non economicamente autosufficienti → in questi casi deve intervenire il Tribunale per tutelare l’interesse dei figli.
• Ci sono questioni patrimoniali complesse (ad esempio trasferimenti immobiliari, aziende, ecc.) che non possono essere gestiti con la procedura in Comune.

https://studiolegalebolla.com/2025/09/05/separazione-quando-i-coniugi-possono-separarsi-in-comune-quando-devono-rivolgersi-al-tribunale/

Il mancato versamento delle spese straordinarie stabilite in sede di separazione (o divorzio) a favore del figlio integr...
03/09/2025

Il mancato versamento delle spese straordinarie stabilite in sede di separazione (o divorzio) a favore del figlio integra il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570 bis del codice penale).
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione penale con la sentenza n. 19715 del 27 maggio 2025.

L'imputato è stato condannato per non aver versato l'assegno di mantenimento per i figli, l'assegno divorzile né il 50% delle spese straordinarie sostenute per i figli (spese mediche, scolastiche e sanitarie).

Il pagamento delle spese straordinarie è parte essenziale dell'obbligo di assistenza familiare. 👦🏻

04/07/2025

Associazione DONNEXSTRADA 💜

I figli minorenni possono rifiutare di vedere il padre? 👱🏻‍♂️Molti genitori separati o divorziati si trovano spesso ad a...
13/06/2025

I figli minorenni possono rifiutare di vedere il padre? 👱🏻‍♂️

Molti genitori separati o divorziati si trovano spesso ad affrontare una domanda delicata: “mio figlio ancora minorenne può decidere di non vedere il padre?” ❓️

In determinate circostanze i figli minori possono decidere di non vedere uno dei due genitori.

Il giudice non può forzare il minore contro la sua volontà ma deve indagare le ragioni del rifiuto. ☝🏻

Se il rifiuto non è dovuto a situazioni di abusi o maltrattamenti il giudice può cercare di favorire un riavvicinamento graduale tra figlio e genitore.
👩‍👦👨‍👧⚖️

Indirizzo

Vicolo Cascinino N. 7
Borgomanero
28021

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 18:00

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